Westbrook, l’ultimo ribelle: una carriera in tripla doppia senza mezze misure
La Gazzetta dello Sport

Westbrook, l’ultimo ribelle: una carriera in tripla doppia senza mezze misure

Giovedì 13 agosto 2026
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Atletismo irreale, picchi da Mvp e cadute rovinose: 18 anni sempre a modo suo, tra imprese memorabili, limiti evidenti e nessun compromesso

Tutto o niente, prendere o lasciare. Russell Westbrook è stato così, senza mezze misure. Campione polarizzante che ha diviso esperti e appassionati dal primo all’ultimo giorno in cui è stato protagonista sui parquet Nba, per diciotto stagioni. Atleta clamoroso, quasi irreale. Straordinario agonista, cuore e generosità indiscutibili, etica del lavoro esemplare, Mr tripla doppia è stato unico, non replicabile, sia per stile di gioco che per atteggiamento. Capace di entusiasmare e di far disperare nell’arco di pochi secondi. Senza un tiro affidabile, peccato mortale per un esterno. Non omologato pure in spogliatoio e davanti ai microfoni: fatto a modo suo. Ha vissuto picchi vertiginosi e picchiate rovinose di carriera. Ha chiuso in linea col suo personaggio, imprevedibile e mai piegato alle esigenze di marketing. Ha detto basta a metà agosto, ha rinunciato al tour di addio in tutte le arene. Niente omaggi e smancerie. Westbrook ha sempre pensato solo a giocare. “A volte nemmeno sai di aver già visto la fine. Dovevi esserci. E ora è finita”. Ha scritto così nel post su X di addio alla pallacanestro. Non ha sprecato tempo in parole, al solito. 

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