Tamberi: "Non accetto il fallimento ma devo ritrovare la sfrontatezza. Sioli è da podio"
Gimbo non è al top per la sua settima finale europea: "Fisicamente sto bene, ma ho un problema con la tecnica in gara. Ma nelle gambe ho misure importanti"
Gimbo non è al top per la sua settima finale europea: "Fisicamente sto bene, ma ho un problema con la tecnica in gara. Ma nelle gambe ho misure importanti"
Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni 14 agosto 2026 (modifica alle 08:47) - BIRMINGHAM (INGHILTERRA)Quattordici anni dopo è ancora qui, nella finale dell’alto agli Europei: per la settima volta consecutiva. Helsinki 2012 (5°), Zurigo 2014 (7°), Amsterdam 2016 (oro), Berlino 2018 (4°), Monaco di Baviera 2022 (oro), Roma 2024 (oro), Birmingham 2026 (?): sono le tappe di un cammino senza eguali. Gianmarco Tamberi stasera – dalle 21 italiane - ci riprova. In Finlandia era un ragazzino 20enne all’esordio in Nazionale, adesso è uomo dalle mille esperienze, capitano azzurro e papà di Camilla, che proprio oggi compie un anno. Non parte favorito: in questa stagione, tre sole gare disputate, non è andato oltre 2.23. Ma è il campione in carica e spesso, nelle occasioni importanti, è risorto.
VIDEO: Tamberi: "Salto in alto? Non l'ho mai amato, vi svelo lo sport dei miei sogni"Gimbo, all’Olimpico, in una serata trionfale davanti al presidente Mattarella, vinse con 2.37: è pronto a tornare a volare?
"Non accetto il fallimento, mi fa troppo male. Darò tutto me stesso: a costo di andare a sbattere contro un muro. O lo butto giù o casco io".
Qual è il problema?
"Fisicamente sto bene, come mai negli ultimi due anni. Anche il ginocchio che tanti guai in passato mi ha creato è guarito: non faccio un’infiltrazione dal luglio 2024. I lavori di riabilitazione e prevenzione, durati tutta scorsa stagione, hanno dato i frutti sperati. Però...".
Però?
"Nel 2025, proprio perché il focus era un altro, non ero in grado di saltare. E quando l’ho fatto, ho usato una tecnica sbagliata. In gara ancora ne risento".
E in allenamento?
"Stranamente no, ma è con l’adrenalina alta che ho sempre saltato meglio. Mai il contrario. Il fatto è che in una seduta sulla pedana del campo di casa posso correggere gli errori in corsa e sistemare i dettagli. In gara, invece, è difficile farlo. La gara è fatta di automatismi. Se non si è intervenuti prima, si rischia di pagare tutto a caro prezzo".
In sintesi, cosa le manca?
"La sfrontatezza che ho sempre avuto nei momenti di tensione. Devo buttarmi dentro e abbattere certi paletti".
Come?
"Sono certo di avere nelle gambe misure importanti. Non sembra, ma ho le carte in regola per divertirmi. Ma meglio rimanere a casa, che saltare come in qualificazione. Per superare 2.23, al secondo tentativo e con l’asticella che traballava, ho dovuto far ricorso a tutta la mia cattiveria agonistica. Sapevo che avrei potuto avere difficoltà, ma speravo in qualcosa di diverso".
Giù il cappello per Sioli, quel che più mi piace di lui è che si confronta, chiede consigli"
Quanto vale?
"Se calibrerò la rincorsa, mantenendo la giusta velocità, un risultato di valore. Devo lasciarmi andare, credendo nel mio corpo".
Con quale misura si salirà sul podio?
"Dipenderà anche dalle condizioni ambientali, ma con qualcosa più di 2.30. L’oro si assegnerà a 2.34".
Chi sono i suoi favoriti?
"Dopo l’uscita di scena in qualificazione del ceco Stefela, dico l’ucraino Doroshchuk, che nelle ultime gare ha saltato 2.33 e 2.32, il britannico Jack, anche perché gioca in casa e Sioli".
Con Stronati e Falocchi, sfruttata al meglio la sua wild card da oro uscente, quattro gli azzurri in finale, un record: cosa significa?
"Questa situazione mi fa venire i brividi, sono i miei fratellini e vederli crescere così mi emoziona e mi esalta. Siamo il Paese che salta più in alto nel mondo e la qualità del nostro campionato nazionale altrove non c’è".
Un pensiero per ciascuno?
"Giù il cappello per Sioli, quel che più mi piace di lui è che si confronta, chiede consigli. Stronati, forse non si sa, è reduce da giorni difficili e dimostra un gran carattere. Falocchi, al di là delle qualità, si è spesso arenato in qualificazione. Essere in finale, per lui, non è secondario".
Se li vedrà commettere imprecisioni, interverrà?
"In gara mai, farei un grave errore. Ma tra noi c’è spirito di collaborazione e condivisione. Silvano Chesani, ex azzurro e ora mio biomeccanico, riferimento tecnico dell’intero settore, fa circolare i video dei nostri allenamenti e delle nostre gare. È come se lavorassimo insieme".
Non è un po’ geloso?
"Esattamente il contrario: sono orgoglioso di avere eredi così. E poi la loro presenza mi fa sentire giovane, mi stimola, mi fa alzare l’asticella. Perché sia chiaro: io voglio far meglio di loro, voglio batterli. Rispetto tutti, ma l’agonismo non mi fa difetto. È l’emblema dello sport, il suo bello".
Che Italia è quella di Birmingham 2026?
"La più forte di sempre, con tanti giovani capaci di farla crescere ulteriormente. Vedo in loro il fuoco e la capacità di non accontentarsi".
È felice per la candidatura di Roma ai Mondiali 2029 o 2031?
"Molto, ma nel 2031 in pedana non mi vedrete di certo".
All’Alexander Stadium, a spingerla, ci sarà anche Camilla, in tribuna con Chiara...
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"Vorrei farle un bel regalo di compleanno. C’era già al meeting di Montecarlo, ma mi piacerebbe vedesse per la prima volta papà saltare tanto in alto".
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