Autovelox e tolleranza del 5%: quando scatta realmente la multa
La velocità rilevata dall’autovelox non è necessariamente quella usata per stabilire l’infrazione. Ecco come funziona la riduzione prevista dalla normativa, quali valori vengono presi in considerazione e da quale soglia si rischia realmente la sanzione
La velocità rilevata dall’autovelox non è necessariamente quella usata per stabilire l’infrazione. Ecco come funziona la riduzione prevista dalla normativa, quali valori vengono presi in considerazione e da quale soglia si rischia realmente la sanzione
Giuseppe Biondo 27 agosto - 09:05 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google La velocità indicata dall'auto non è quella effettivaCinque per cento. È la percentuale che viene spesso associata agli autovelox e che altrettanto spesso viene interpretata come una sorta di margine all’interno del quale si può superare il limite senza rischiare una multa. La realtà però è più complessa. Posto che il limite di velocità è sempre quello indicato dal segnale, la legge prevede che, prima di stabilire se c'è stata un'infrazione, dalla velocità rilevata dall’autovelox venga sottratto un margine del 5% con un minimo di 5 km/h. Dal risultato di questo calcolo dipende se scatta la sanzione e quanto è “pesante”. Ecco quando l'autovelox fa realmente scattare la multa.
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Un limite di velocità con autovelox nei paraggiLA RIDUZIONE
—Per inquadrare bene le cose bisogna prima precisare un aspetto. Se il 5% della velocità rilevata dall'autovelox è inferiore a 5 km/h, allora si sottraggono comunque 5 km/h, ossia il margine minimo previsto dalla normativa. Esempio pratico: il 5% di 52 km/h è 2,6 km/h, inferiore al margine minimo previsto. Per cui, in caso di passaggio dall’autovelox a 52 km/h non vengono sottratti 2,6 ma 5 km/h, e lo stesso avviene per tutte le velocità fino a 100 km/h compresi. A 100 infatti il 5% equivale esattamente a 5 km/h, mentre oltre i 100 km/h entra effettivamente in gioco la riduzione percentuale e non fissa. In basso pubblichiamo una tabella con i limiti più diffusi e due colonne, una con la velocità rilevata massima non ancora sanzionabile e l’altra con la prima velocità intera che determina il superamento del limite e che fa quindi scattare la multa. La riduzione viene applicata sia ai sistemi che rilevano la velocità istantanea, che a quelli che calcolano la velocità media, quindi Tutor, Vergilius e apparecchi simili.
Limiti e velocità "da multa"
LimiteVelocità rilevata non ancora sanzionabilePrima velocità intera rilevata sanzionabile 30 km/h35 km/h36 km/h 50 km/h55 km/h56 km/h 70 km/h75 km/h76 km/h 90 km/h95 km/h96 km/h 110 km/hcirca 115,79 km/h116 km/h 130 km/hcirca 136,84 km/h 137 km/hLEGGI ANCHE
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La riduzione si applica anche alle misurazioni dei sistemi a velocità mediaLA MULTA
—Il valore della velocità che risulta dopo aver applicato la riduzione è quello che determina se scatta la multa e la fascia dell’eventuale infrazione. È l’articolo 142 del Codice della strada sui limiti di velocità a stabilire i limiti e le sanzioni per chi li infrange. Le fasce di infrazione sono quattro: fino a 10 km/h, oltre 10 e fino a 40 km/h, oltre 40 e fino a 60 km/h e oltre 60 km/h. Esempio pratico, utile per ribadire che per stabilire se il limite è stato superato di 8, 22 o di 45 km/h bisogna partire dalla velocità già corretta con il margine previsto, non dal dato “grezzo” rilevato dall'autovelox. L’autovelox rileva 148 km/h su un’autostrada con limite di 130 km/h. Tolto il 5%, la velocità usata per calcolare l’infrazione è di 140,6 km/h, con un eccesso che non è dunque di 18 ma di 10,6 km/h e che fa rientrare la violazione nella fascia oltre 10 e fino a 40 km/h.
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