Auto a Gpl e metano: dove parcheggiare nei garage interrati
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Auto a Gpl e metano: dove parcheggiare nei garage interrati

Venerdì 28 agosto 2026
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Il "solo fino al primo piano interrato" viene ripetuto da vent'anni. Ma il decreto che lo prevedeva è stato cancellato nel novembre 2020. Oggi il criterio è un altro, e non tutti i parcheggi lo applicano

Il "solo fino al primo piano interrato" viene ripetuto da vent'anni. Ma il decreto che lo prevedeva è stato cancellato nel novembre 2020. Oggi il criterio è un altro, e non tutti i parcheggi lo applicano

Laerte Salvini 28 agosto - 07:29 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Sbarra di accesso a un parcheggio sotterraneo

Un’auto a Gpl arriva davanti a un parcheggio, l’accesso viene negato e l’automobilista torna indietro. La spiegazione più comune è che "lo vieta la legge". Ma oggi questa frase, in molti casi, è imprecisa: diverse limitazioni che in passato riguardavano le auto a Gpl sono state superate o modificate. Il motivo per cui alcuni divieti continuano a esistere, però, è legato alla sicurezza e alle caratteristiche del Gpl. Il gas è più pesante dell’aria e, in caso di perdita, tende a concentrarsi nelle zone più basse e poco ventilate, come i piani interrati di un parcheggio. È questo il punto centrale: non è il carburante in sé a rendere pericolosa l’auto, ma il comportamento del gas in caso di fuga. Una questione di fisica.

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perchè sono gas pericolosi

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Il Gpl e il metano hanno caratteristiche fisiche diverse, ed è proprio da qui che nasce il loro trattamento differente nei parcheggi. Il Gpl è una miscela di propano e butano ed è più pesante dell’aria: in caso di perdita, quindi, non tende a salire, ma si deposita nelle zone più basse e può accumularsi vicino al pavimento, soprattutto in ambienti chiusi e poco ventilati come i piani interrati. Il metano, invece, è più leggero dell’aria e segue il percorso opposto: se fuoriesce, tende a salire verso l’alto e a disperdersi più facilmente, riducendo il rischio di ristagno a livello del pavimento. È questa differenza, prima ancora delle norme, a spiegare perché le due alimentazioni siano trattate in modo diverso. Per le auto a metano non esistono infatti specifici divieti legati all’accesso o alla sosta nei parcheggi coperti e interrati, né nei parcheggi pubblici né nei box privati, mentre una disciplina specifica riguarda altre alimentazioni ancora poco diffuse sulle auto private, come il gas naturale liquefatto e l’idrogeno, per le quali l’accesso è subordinato a una specifica valutazione del rischio.

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cosa dice la legge

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Per capire da dove nasce il divieto che ancora oggi viene citato quando si parla di auto a Gpl nei parcheggi, bisogna tornare indietro nel tempo. Il riferimento storico è il decreto ministeriale 1° febbraio 1986, che consentiva alle vetture alimentate con gas più pesanti dell’aria di sostare soltanto ai piani fuori terra, a condizione che questi non fossero direttamente comunicanti con i piani interrati. La situazione cambiò nel 2002, quando il decreto ministeriale 22 novembre 2002 introdusse una deroga importante: le auto a Gpl dotate di impianto conforme al regolamento ECE/ONU 67-01, che prevede tra le altre cose una valvola di sicurezza sul serbatoio, furono ammesse anche al primo piano interrato. È proprio questa la norma che ancora oggi viene citata più spesso per spiegare dove un’auto a Gpl possa parcheggiare. Il problema è che quella disciplina non è più in vigore: il decreto ministeriale 15 maggio 2020, entrato in vigore il 19 novembre dello stesso anno, ha infatti abrogato sia il decreto del 1986 sia quello del 2002 e ha riscritto il capitolo V.6 del Codice di prevenzione incendi, la regola tecnica che disciplina le autorimesse con superficie superiore a 300 metri quadrati.

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dove e come si può accedere

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Il cambio di impostazione è netto: oggi non si contano più semplicemente i piani, ma la loro quota rispetto al livello stradale. Un’auto a Gpl con impianto conforme al regolamento ECE/ONU 67-01 può sostare ai piani fuori terra e negli interrati fino a –6 metri, misurati dal piano di riferimento al pavimento dell’autorimessa. Per questo un secondo piano interrato può essere ammesso oppure no, a seconda di come è stato progettato il garage: conta la quota effettiva. Senza il dispositivo di sicurezza previsto dalla normativa, invece, le auto a Gpl restano escluse dagli interrati. È cambiata anche la definizione di piano interrato: oggi è considerato tale qualsiasi livello posto a quota negativa, senza le eccezioni previste dalla vecchia disciplina. Il quadro, però, non è uniforme: le autorimesse già in regola o progettate secondo le norme precedenti non sono automaticamente obbligate ad adeguarsi al decreto del 2020 e possono quindi mantenere i vecchi limiti, compreso quello del primo interrato. Restano inoltre i divieti stabiliti direttamente dai gestori o, nei box comuni, dai condomìni. Per questo, davanti a una sbarra, il riferimento concreto è sempre la segnaletica all’ingresso, che deve indicare le eventuali limitazioni di accesso e sosta.

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cosa fare prima di partire

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Prima di entrare in un parcheggio o imbarcarsi su un traghetto con un’auto a Gpl bastano tre controlli. Il libretto deve riportare la conformità dell’impianto al regolamento ECE/ONU 67-01; per gli impianti più vecchi è possibile adeguarsi sostituendo il serbatoio. Il cartello all’ingresso va sempre verificato, perché ogni struttura può avere regole proprie. Il traghetto segue invece le disposizioni della singola compagnia: in genere l’alimentazione a gas va dichiarata in fase di prenotazione e può essere richiesta la chiusura della valvola durante la traversata. In gallerie e trafori, invece, non ci sono divieti specifici per Gpl o metano.

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