Per la Gen Z la bocca è importante per i sorrisi social, ma ha problemi più seri
il 36% dei ventenni italiani ha sanguinamento gengivale, primo segnale di una malattia che, se ignorata, può portare alla perdita dei denti
il 36% dei ventenni italiani ha sanguinamento gengivale, primo segnale di una malattia che, se ignorata, può portare alla perdita dei denti
Daniele Particelli 30 agosto - 11:30 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLa Generazione Z, i nati tra il 1997 e il 2012, sembra più ossessionata dall'aspetto fisico rispetto a chi li ha preceduti. Tra filtri social, skincare fin da giovanissimi e routine di bellezza elaborate, i Gen Z sembrano avere un'attenzione maniacale all'immagine che si proietta sui social. Eppure, come rivela un'indagine da poco pubblicata, c'è una parte del corpo che sembra sfuggire a questa cura meticolosa: la bocca. Non quella che appare nelle foto, dai sorrisi curati ai denti bianchi smaglianti, ma quella che conta davvero sul piano della salute.
Stando a un'indagine conoscitiva promossa dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), condotta da Key-Stone su un campione di 3.000 italiani dai 20 anni in su, i ventenni sono la fascia d'età più colpita da sanguinamento gengivale, primo campanello d'allarme di una malattia che, se trascurata, può portare alla perdita dei denti.
Oltre 1 su 3 ha le gengive che sanguinano.
—I numeri parlano chiaro: tra i giovani tra i 20 e i 30 anni, il 36% riferisce sanguinamento gengivale durante il lavaggio dei denti o il consumo di cibi, la fase iniziale dell'infiammazione gengivale. Il 16% convive con un'alitosi persistente e, in totale, oltre un quarto della popolazione italiana dichiara di soffrire di sintomi riconducibili a un quadro infiammatorio delle gengive.
VIDEO: Lavarsi la faccia la mattina: è indispensabile?"Il fatto che il 36% dei ventenni riferisca sanguinamento gengivale dimostra che la gengivite è già molto diffusa tra i più giovani", ha spiegato Leonardo Trombelli, presidente SIdP e ordinario di Parodontologia all'Università di Ferrara: "Un segnale che non va sottovalutato, perché la malattia parodontale non compare improvvisamente in età avanzata: spesso inizia presto, con sintomi lievi ma persistenti che, se trascurati, espongono potenzialmente i giovani al rischio di paradentite".
Con l'età i danni diventano irreversibili.
—L'indagine ha mostrato anche il secondo volto della malattia parodontale, quello più grave che emerge con il passare degli anni. Se nei giovani prevalgono i sintomi infiammatori ancora reversibili, dopo i 60 anni aumenta nettamente la presenza di segni di danno strutturale permanente. I denti che appaiono "più lunghi", un fenomeno legato alla recessione gengivale e alla perdita ossea, colpiscono circa il 20% delle persone tra i 30 e i 49 anni, ma salgono fino al 50% negli over 70. Nella fascia 60-69 anni, invece, la mobilità dentale raggiunge il 26%, il valore più alto registrato dalla ricerca, e quasi una persona su tre riferisce perdita di denti legata a questo problema.
"Nelle prime fasi prevalgono sintomi potenzialmente reversibili come il sanguinamento; con il tempo, se l'infiammazione non viene controllata, possono comparire perdita permanente di supporto gengivale, mobilità e perdita dei denti, che rappresenta l'esito finale irreversibile della parodontite non trattata", ha concluso Trombelli.
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