Incassa, va a terra, resiste e alla nona ripresa si scatena: Hrgovic, da vittima sacrificale a campione dei massimi
La Gazzetta dello Sport

Incassa, va a terra, resiste e alla nona ripresa si scatena: Hrgovic, da vittima sacrificale a campione dei massimi

Domenica 30 agosto 2026
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Incredibile epilogo del mondiale a Londra: il gigante croato costringe il lanciatissimo Itauma a gettare la spugna dopo essere stato dominato per 8 riprese

Incredibile epilogo del mondiale a Londra: il gigante croato costringe il lanciatissimo Itauma a gettare la spugna dopo essere stato dominato per 8 riprese

Paolo Marcacci Collaboratore 30 agosto - 15:17 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La sceneggiatura se l'è scritta da solo, ma soltanto lui poteva conoscere il finale. Però non dovete pensare alla vicenda di Rocky: quella è la storia di un under dog in rimonta innanzitutto su se stesso; stavolta invece è stato un po' come ne "Il sesto senso", laddove colui che cerca di governare il caos capisce soltanto alla fine del film di essere, in realtà, la vittima. Moses Itauma non assomiglia molto a Bruce Willis, Filip Hrgović invece assomiglia soltanto a se stesso, nuovo Campione del Mondo dei Pesi Massimi IBF, primo croato di sempre.

VIDEO: Schiaffi in faccia e spintoni: che tensione tra Itauma e Hrgovic!

pronostico ribaltato

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Partiamo dall'inizio, anzi dalla vigilia e dalle intenzioni di preparare il - doveroso e finanche tardivo - ricambio generazionale in vetta alla categoria regina: Hrgović non era soltanto la vittima sacrificale per salvaguardare l'ascesa di Itauma, ma era addirittura già sacrificato: per i pronostici, compresi i nostri; per le quote stracciate dei bookmakers; infine presso il pubblico, tanto quello più competente quanto quello cosiddetto generalista. A complicare le cose c'è una considerazione, dopo aver visto l'incontro e aver soppesato il modo col quale i due contendenti lo hanno attraversato: nei contenuti è andata come ci si aspettava che andasse, quasi fino alla fine. In quel "quasi" si insinua l'esito paradossale di uno degli incontri più intensi, sorprendenti e alla fine anche drammatici ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni.

teatrino

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Col senno di poi, ci tornano in mente due istantanee: la prima la cogliamo dal "teatrino" della presentazione, quando dopo la spinta provocatoria e ostentata di Itauma, lui ha risposto con quello schiaffo un po' fuori copione, come rivelano le espressioni di Itauma stesso e di un gongolante Frank Warren; la seconda potremmo anche considerarla una sintesi di ciò che sarebbe accaduto fino alla fine dell'incontro: quando ha toccato il tappeto nel corso del secondo round, durante il conteggio, con sguardo fisso e come se l'arbitro non fosse lì davanti, Hrgović ha continuato a puntare Itauma, come per inviargli il messaggio che tutto ciò che da lui stava già subendo in realtà non lo scalfiva. Vale la pena focalizzarci sulle caratteristiche che gli hanno consentito di portare a termine un'impresa che era parsa proibitiva alla vigila e stava sembrando impossibile in corso d'opera, perché Itauma ha esibito il destro sia come invalicabile barriera difensiva che come grimaldello in fase di attacco, esibendo al contempo il gancio sinistro con efficacia chirurgica, il tutto con un'intensità che per sette riprese non si è mai attenuata. Il problema, per Itauma, non preventivato né da lui né dal suo angolo, è che Hrgović è sempre rimasto lì: non solo in piedi, ma continuando ad avanzare mentre Itauma lo incalzava. Per certi versi, senza sconfinare nell'eresia, ha ricordato un qualcosa avvenuto tanto tempo fa a latitudini africane, ma senza corde usate come appoggio.

nono round

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Una volta superate le colonne d'Ercole di una durata per lui abituale, ovvero quella delle sei riprese, Itauma si è ritrovato in uno scenario ignoto contro un trentaquattrenne molto esperto e dalle caratteristiche ben riconoscibili: un peso massimo alto e strutturato, che lavora bene dietro il jab e cerca di imporre una distanza dalla quale può far partire il destro. Non ha la rapidità di mani di Itauma, ma può rendere il combattimento fisico e sempre meno spettacolare. Un destro molto pesante, probabilmente la sua arma offensiva principale. Non è soltanto potenza pura: Hrgović tende a usarlo dopo il jab o quando l’avversario è costretto sulla linea centrale. Sa mettere costante: è una delle sue qualità più sottovalutate. Non è un "pressure fighter" Frazier, ma ha la mentalità di un pugile che continua ad avanzare anche quando viene incalzato. Contro Itauma, ribadiamo, questa caratteristica è stata fondamentale. Il nuovo eroe nazionale croato può inoltre vantare mento e resistenza eccezionali. Ha incassato colpi molto pesanti senza mai perdere completamente lucidità; ha dimostrato ancora una volta di poter sopportare una quantità enorme di colpi, molti dei quali col potenziale della punizione definitiva.

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