La stanza a Formello e la voglia di "prendersi più responsabilità": Frattesi e la sua crociata alla Lazio
Le due reti in due partite dell’azzurro nascono dal desiderio di andarsi a prendere più responsabilità: "Mi piacciono le cose impossibili, questa è la mia crociata"
Le due reti in due partite dell’azzurro nascono dal desiderio di andarsi a prendere più responsabilità: "Mi piacciono le cose impossibili, questa è la mia crociata"
Francesco Pietrella Giornalista 31 agosto - 14:59 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDietro Frattesi che segna e sogna con la Lazio c’è una volontà di ferro. Una riunione semi infinita in una stanzetta di Formello, col condizionatore acceso per combattere il caldo, un via vai di messaggi e chiamate su WhatsApp e tre persone sedute a un tavolo: Gattuso, il direttore sportivo della Lazio Angelo Fabiani e Beppe Riso, agente di Davide, planato sul mondo biancoceleste dopo tre giorni di trattative serrate.
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—I due gol in due partite dell’azzurro nascono così, dal desiderio di andarsi a prendere "più responsabilità" - coma ha ribadito dopo il guizzo con cui ha deciso Lazio-Genoa - e dalla scelta di tornare a casa, unita alla stima incondizionata di Gattuso. Davide - cresciuto a Fidene, a un quarto d’ora a nord dell’Olimpico - ha giocato nove anni nel settore giovanile della Lazio. Ha indossato la numero 10, ha vinto tornei all’estero, ha stregato allenatori e compagni e predicato l’antica arte dell’inserimento, già visibile da ragazzino. Bastava dargli pane e Nutella per vederlo segnare partendo da dietro, come ha fatto contro Genoa e Bologna, ma anche all’Inter.
NESSUN RIMPIANTO
—I gol pesanti restano - vedi Verona, Bayern, Barcellona -, ma dopo tre stagioni da riserva di lusso era arrivato il momento di andarsi a prendere lo status di "titolare". Caricarsi la sua vecchia e cara Lazio sulle spalle e riuscire a dimostrare a tutti di poter essere decisivo anche dall'inizio. Il "limite" di Davide, ovvero essere soprattutto una mezzala da 4-3-3, è anche la sua grande forza, perché in una squadra che vive di inserimenti uno come lui può diventarne la stella assoluta, toccano pure i 10 gol. Gattuso lo sapeva, e infatti l’ha chiamato un centinaio di volte per strappargli il sì definitivo. L’Inter, nel frattempo, osserva: non si può parlare di rimpianto. Frattesi non è mai stato un titolare in nerazzurro e non lo sarebbe stato neanche quest’anno. La decisione è stata presa.
MENTALITÀ VINCENTE
—Frattesi ha aperto le porte di casa Lazio con un bagaglio pesante: mentalità vincente, di chi ha centrato due scudetti e trascinato una squadra in finale di Champions con due gol decisivi, e voglia di rivalsa. Soprattutto dopo un’annata storta senza reti e senza assist. Era successo soltanto ad Ascoli, la sua prima stagione dai pro’ in Serie B nel 2018-19. Domenica ha parlato anche del "maledetto" derby di Roma: "Sono solo sei punti, con le altre 36 partite che facciamo? Sto cercando di portare una mentalità più del nord, e onestamente mi fa strano: io sono di Roma…". L’ultima nota è rimasta sul suo telefono: "Mi piacciono le cose impossibili, questa è la mia crociata. Sono qui perché ciò che voglio fare non è facile, ma non ne voglio parlare. Non è il momento". Si riferisce alla qualificazione in Champions? Chissà. Lungo è il cammino verso "quella stella lontana laggiù", come canta Max Pezzali in "Ci sono anche io". In una Lazio dove i problemi sono tutt’altro che sotto il tappeto - la difficoltà nel fare mercato, lo stadio vuoto, i tre infortuni in due partite… -, Davide ha il suo piano.
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