Andrea Panizza rilancia: "Tre ori mondiali, ma la testa è già a Los Angeles 2028"
Il portacolori di Fiamme Gialle/SC Moto Guzzi, fresco di titolo iridato nel quattro di coppia, aveva provato a qualificarsi nel bob per Milano Cortina 2026
Il portacolori di Fiamme Gialle/SC Moto Guzzi, fresco di titolo iridato nel quattro di coppia, aveva provato a qualificarsi nel bob per Milano Cortina 2026
Sergio Arcobelli Giornalista 31 agosto - 18:49 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleTre volte campione del mondo. Due ori consecutivi nel quattro di coppia. E un record mondiale nel canottaggio indoor conquistato proprio quest’anno. Eppure Andrea Panizza non sembra avere intenzione di fermarsi a celebrare. "Sono felicissimo, certo. Ma la mia testa è già fra due anni. Il mio obiettivo è Los Angeles 2028. Questo oro è una parte del percorso che spero possa terminare proprio lì". Un percorso che affonda le radici a Mandello del Lario, nella storica scuola della Canottieri Moto Guzzi, dove Panizza è cresciuto anche sotto l’ombra, enorme, di Giuseppe Moioli.
Moioli sarà ricordato anche nel 2028, a 80 anni dal suo oro olimpico. Quanto ha contato nella sua formazione?
"Tantissimo. Il suo esempio diceva tutto, molto più delle parole. Ha dedicato la vita prima allo sport e poi a trasmettere ai ragazzi tutto quello che aveva imparato. Non soltanto a Mandello: quando capitava di incontrarlo alle gare nazionali, o quando riusciva a seguire la squadra, cercava sempre di dare consigli alle barche, di trasmettere qualcosa che potesse essere utile".
Era soprattutto un esempio concreto?
"Sì. La cosa che mi ha sempre colpito era il suo modo di fare. A una certa età andava ancora tutti i giorni in Canottieri in bicicletta. Non aveva bisogno di spiegare quanto amasse il canottaggio: lo dimostrava con i fatti".
La famosa scuola Canottieri Moto Guzzi. Una società che ha prodotto tantissimi campioni.
"Sì. Nel passato era davvero piena di medaglie olimpiche. Non so se oggi sia ancora la Canottieri italiana con più medaglie olimpiche, ma sicuramente la storia è importantissima".
E quest’anno lei ha aggiunto un altro pezzo di storia, vincendo anche Henley. Tra l’altro sullo stesso campo di gara del Mondiale?
"Sì, esatto. E la cosa curiosa è che l’ho scoperto dopo la gara. Non lo sapevo prima".
La sua storia con il canottaggio, invece, comincia quasi inevitabilmente a Mandello.
"A Mandello il canottaggio è un po’ lo sport del paese. Da piccolo, prima o poi, lo provi: magari attraverso un camp estivo o semplicemente perché ti avvicini alla società. Nel mio caso era quasi impossibile non farlo: tutta la mia famiglia praticava canottaggio».
Tutta?
"I miei genitori, mio fratello e le mie due sorelle. Mancavo solo io".
E ha provato a resistere scegliendo altri sport.
"Ho fatto rugby, nuoto, basket. Però alla fine sono rimasto nel canottaggio".
Suo fratello è Giacomo, le sue sorelle Elena e Alessandra. E sua mamma Agnese Denti. Il papà invece?
"Lui rema, ma diciamo che ha il remoergometro a casa! Lavora tanto e quindi non è facile per lui andare in acqua".
Quest’anno ha messo insieme un’altra stagione speciale: mondiale indoor con record nei 1000 metri e poi titolo iridato nel quattro di coppia.
"Sì, è stato un grande anno. Ho vinto il mondiale indoor con il record e poi è arrivato il mondiale senior. Per scherzare dico che mi manca solo il beach sprint…".
Andrea Panizza
Perché il canottaggio continua ad attirare meno giovani rispetto ad altri sport?
"Perché è uno sport nel quale fai tantissima fatica. E non è come il calcio, dove magari vieni osannato per tutta la vita se fai una minima cosa. Il canottaggio è soprattutto uno sport di passione. Probabilmente quella passione la conosci davvero solo dopo averlo praticato. Se non scatta qualcosa, è difficile che un ragazzo continui, perché serve davvero tanta dedizione".
Come si cercano, allora, i nuovi talenti?
"Se c’è un lago vicino, spesso c’è anche una scuola di canottaggio. Oppure ci sono i camp estivi, quando sei più piccolo. Ma non è detto che un talento debba necessariamente cominciare da bambino".
Un esempio?
"Il tedesco Oliver Zeidler. Faceva nuoto e si è avvicinato al canottaggio abbastanza tardi. Poi ha scoperto di avere un talento enorme: ha vinto le Olimpiadi e continua a vincere ai Mondiali. Questo dimostra che si possono scoprire atleti fortissimi anche più avanti, imparando il gesto tecnico e capendo di avere le caratteristiche giuste".
Lei, fuori dal canottaggio, ha una grande passione per la natura.
"Mi piace praticamente qualsiasi cosa sia legata alla natura. Vado in montagna, vado in bicicletta in montagna. Mi piace davvero tutto quello che mi permette di stare all’aperto".
E infatti la bicicletta è anche parte del suo allenamento. Segue il ciclismo?
"A livello amatoriale, per curiosità. Quando sono a casa mi diverto molto con il gruppo dello SWATT Club. Esco in bici con loro e anche con Filippo Conca, il campione italiano. Mi alleno insieme a loro e soprattutto mi diverto: serve anche a rendere l’allenamento più piacevole".
Conosce anche qualche altro atleta degli sport di endurance?
"Davide Ghiotto, perché è entrato nelle Fiamme Gialle con me. E quest’anno alla Milano-Sanremo ho conosciuto Riccardo Lorello, bronzo olimpico. Sono dei gran cavalli! Sono veramente forti".
Prima di tornare completamente al canottaggio ha anche inseguito il sogno di Cortina, cercando di qualificarsi nel bob. Quanto ci è andato vicino?
"Abbastanza. La pista di Cortina, però, non l’ho mai provata. Dopo un po’ avevo mollato l’obiettivo. Mi ero allenato tutto l’inverno ed ero abbastanza preparato, poi avevamo fatto delle selezioni e non ero passato per poco".
E lì è cominciata una fase piuttosto complicata.
"Le prime selezioni in Germania erano andate bene, ma non avevo capito benissimo il criterio di selezione. Poi non sono più stato chiamato dalla federazione. Ho continuato ad allenarmi per qualche mese, ma non c’era una data precisa per le selezioni e non si capiva bene cosa sarebbe successo".
Con lei, in Germania, c’era anche Mario Lambrughi.
"Sì, l’ostacolista. Anche lui era davvero forte. Nella prima selezione in Germania, mi pare, aveva battuto praticamente tutti i ragazzi della squadra. Poi ha fatto anche gare di Coppa Europa. Per poco non ce l’ha fatta".
Ora un po’ di vacanza. Dove andrà?
"Sicilia. Parto da Catania e facciamo tutto il giro dell’isola, da sud. Poi l’11 settembre si sposa Emanuele Gaetano, un ragazzo della squadra. Saliamo a Palermo e facciamo anche la parte nord della Sicilia".
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