I 79 anni di Luca Cordero di Montezemolo: la Ferrari, la Fiat, le nuove sfide
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I 79 anni di Luca Cordero di Montezemolo: la Ferrari, la Fiat, le nuove sfide

Lunedì 31 agosto 2026
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Spegne 79 candeline uno dei volti delle più grandi avventure sportive della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. In qualità di responsabile della squadra corse, e successivamente di Presidente, ha festeggiato in Rosso 11 mondiali costruttori e otto titoli piloti

Spegne 79 candeline uno dei volti delle più grandi avventure sportive della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. In qualità di responsabile della squadra corse, e successivamente di Presidente, ha festeggiato in Rosso 11 mondiali costruttori e otto titoli piloti

Matteo Corsini Giornalista 31 agosto - 18:16 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Luca Cordero di Montezemolo con Michael Schumacher

La storia dell'automobilismo italiano, sportivo e stradale, è legata a quella di figure che hanno saputo guidare i principali marchi e team di corse sui palcoscenici internazionali, sfidando e molto spesso battendo l'agguerrita concorrenza estera. Personaggi noti anche al grande pubblico, simboli delle epoche più floride e fortunate dell'Italia a quattro ruote, ai quali oggi spesso si guarda con un pizzico di nostalgia. Come Luca Cordero di Montezemolo, protagonista di due grandi ere del motorsport italiano, nonché del rilancio della Fiat nel Terzo Millennio. Fasi che rappresentano solamente una parte della sua avventura imprenditoriale, che oggi, all'età di 79 anni, prosegue ancora anche nel mondo delle quattro ruote, con l'ingresso come membro del consiglio di amministrazione nella holding McLaren Group, alla quale fanno riferimento la casa automobilistica e il team di F1 di Woking. 

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 La Ferrari

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Erede della famiglia dei Cordero marchesi di Montezemolo, Luca Cordero di Montezemolo si è avvicinato al mondo delle corse automobilistiche già nel 1969, all'età di 22 anni. Prima del grande circus della Formula 1, per lui si erano aperte le porte delle gare su circuito, affrontate al volante di vetture Fiat preparate per le competizioni, come una 500 Giannini che guidava usando lo pseudonimo "Nerone". Dopo una parentesi nei rally, al volante della Lancia Fulvia 1.6 Coupé HF del team ufficiale affidatagli da Cesare Fiorio, nel 1973 Montezemolo sbarca nel mondo della Formula 1 in qualità di assistente di Enzo Ferrari e di responsabile della squadra corse del Cavallino. Ed è sotto la sua direzione che la Rossa attraversa una delle sue ere più iconiche con le imprese di Niki Lauda, tra la rivalità con James Hunt, il terribile incidente al Nurburgring e il ritorno in pista. Una vera e propria storia "da film", raccontata in "Rush" da Ron Howard con Daniel Brühl nei panni di Lauda e Chris Hemsworth in quelli di Hunt. L'ultima stagione di Montezemolo in Ferrari è quella del 1977, chiusa con il terzo titolo costruttori consecutivo ed il secondo mondiale di Lauda, ma la sua uscita dai cancelli di Maranello non è affatto un addio. 

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Montezemolo con Schumacher

 Con Jean Todt e Schumacher

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Dopo l'uscita da Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo diventa responsabile delle relazioni esterne della Fiat. Ma il richiamo di Maranello torna nel 1991, e Montezemolo non si tira indietro, rientrando ai cancelli della Ferrari con il titolo di Presidente. Stavolta, tuttavia, la sfida è ancora più difficile. Al suo arrivo nel 1991, infatti, Montezemolo si trova di fronte una Ferrari scarsamente competitiva, al punto che Alain Prost stesso arriva a definire "un camion" la sua monoposto. Tra il 1991 e il 1993 a Maranello si riserva un digiuno assoluto di vittorie, ma nella terza stagione di Montezemolo la Scuderia ritrova l'ottimismo con la nomina del team principal Jean Todt. Una scelta da parte di Luca Cordero di Montezemolo che si rivelerà indovinata: con Todt inizia una profonda ristrutturazione della Scuderia Ferrari, che diverrà presto un esempio assoluto riguardo la gestione di un team di corse di massimo livello, tanto sul piano tecnico quanto sulla costruzione di una squadra e sulla valorizzazione degli individui. E i risultati iniziano, pur lentamente, ad arrivare. Nel GP di Germania 1994 Gerhard Berger riporta la Ferrari sul primo gradino del podio, mentre nel 1995, l'ultimo anno dei motori V12, è la volta di Jean Alesi, che vince il GP di Canada. Rivoluzione assoluta nel 1996: sotto la rossa arriva il nuovo motore V10, ma soprattutto al volante siede il pilota che le regalerà poi la più grande scia di vittorie consecutive della sua storia. Ovvero, Michael Schumacher, ingaggiato dopo aver vinto i precedenti due Mondiali al volante della Benetton. Servono ancora un paio di anni per "ingranare", ma intanto a Maranello arrivano nomi destinati a rimanere nella mente dei tifosi del Cavallino. La direzione tecnica va infatti a Ross Brawn, mentre l'aerodinamica finisce nelle mani del progettista Rory Byrne. Così si gettano le basi per la creazione di una squadra imbattibile, mentre la Ferrari torna a lottare per il titolo: nel 1997 si consuma il duello senza alcuna esclusione di colpi tra Schumacher e Villeneuve, mentre il Mondiale 1998 si decide solamente all'ultima gara, "strappato" per un soffio da Mika Hakkinen a Michael Schumacher.  

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 Il dominio 

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Nel 1999 Ferrari torna a festeggiare un Mondiale, cosa che non accadeva dal 1983. La ristrutturazione del Cavallino è riuscita, e Montezemolo diventa il volto di un'era memorabile. La stagione successiva Michael Schumacher vince nove Gran Premi e diventa Campione del Mondo, festeggiando il suo primo titolo in rosso con una gara di anticipo. Ne arriveranno altri quattro consecutivi, con l'ultimo, datato 2004, destinato a passare alla storia come uno dei più grandi domini della storia della F1: Michael Schumacher vince 13 GP su 18 e diventa Campione del Mondo per la settima volta. Il 2005 e il 2006 sono gli anni di Fernando Alonso alla Renault, a cui segue un ultimo ritorno del Cavallino sul tetto del mondo: nel 2007 Kimi Raikkonen festeggia in rosso il suo titolo piloti, mentre Ferrari si aggiudica i Mondiali costruttori del 2007 e del 2008. Così il numero di coppe del mondo accumulate a Maranello diventa il più grande della storia: 16 titoli costruttori, 15 titoli piloti. 

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 Le stradali

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Oltre le corse, Luca Cordero di Montezemolo è stato tra i protagonisti dell'industria automobilistica italiana. A cominciare proprio dalla Ferrari, dove ha anche ricoperto il ruolo di amministratore delegato tra il 1991 e il 2006. Non un anno facile quello del suo approdo a Maranello, nemmeno per la divisione stradale. Come racconterà lui stesso, la principale novità di gamma del momento, la 348, non stava portando i risultati sperati. Al punto che quando gli venne presentata durante il suo insediamento in azienda, arrivò a commentare: "guardate, voi siete molto sfortunati, perché il vostro nuovo presidente e amministratore delegato, che sono io, è uno sfortunato proprietario di una 348". Da lì, tuttavia, inizia un nuovo ciclo virtuoso di Ferrari, che torna ad innovare nel settore delle berlinette con la F355, prima auto stradale con cambio sequenziale comandabile con palette al volante, proprio come una Formula 1. 

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 La Fiat

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Oltre la Ferrari, nel 2004 Montezemolo approda in Fiat come Presidente del Gruppo. Anche qui, la necessità di rinnovamento era vitale. I conti erano in profondo rosso, Umberto Agnelli era deceduto, l'amministratore delegato Giuseppe Morchio si era dimesso e non tutti i modelli in gamma erano in grado di generare flusso di cassa utile. Ma il primo giugno 2004, il destino di casa Fiat torna ad imboccare una corrente positiva. Il consiglio di amministrazione vota infatti la nomina di Sergio Marchionne come amministratore delegato del gruppo, che darà poi via ad un profondissimo processo di modernizzazione della Fiat, portando alla luce basi tecniche, tecnologie, organizzazioni di prodotto e razionalizzazioni procedurali che hanno definito un nuovo corso del costruttore. E mentre Marchionne stravolgeva l'azienda per farla sopravvivere, Luca Cordero di Montezemolo gestiva le relazioni con gli interlocutori più importanti ed influenti, rassicurando i soggetti istituzionali di alto profilo di fronte ad un processo di rinnovamento senza precedenti. Tra i momenti più "alti" di questa era della Fiat vi è indubbiamente la nascita della 500 del 2007. "Quando io divenni presidente della Fiat nel 2004 si stava preparando la cosiddetta nuova 500" racconta Montezemolo ai nostri microfoni, "Io vengo da una cultura in cui c'è una maniacale attenzione al dettaglio, ai colori, a tutto. Cercai di trasferire sulla nuova 500 alcuni di questi elementi che erano fondamentali e che poi, grazie anche a persone eccezionali che lavoravano con me, forse addirittura più brave di me, fecero di questa nuova 500 un'icona che aveva tutto il fascino della vecchia 500, quella che si vede nel film girare per le strade di Roma". 

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Montezemolo oggi è membro del consiglio di amministrazione del Gruppo McLaren

 Sul futuro dell'auto

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Luca Cordero di Montezemolo è ancora oggi coinvolto nel settore automotive come membro del consiglio di amministrazione del Gruppo McLaren. E non si esenta dall'osservare e dal commentare l'andamento dell'industria automobilistica attuale. Come l'elettrico, che ai nostri microfoni ha commentato così: "Io credo che l'Europa sia andata troppo in là. Non oggi, già almeno da due o tre anni, costringendo in particolare l'industria tedesca ad una rivoluzione costosissima [...]. Credo che come sempre in queste cose ci debba essere una via di mezzo. Da un lato non c'è dubbio che l'evoluzione in funzione dell'ecologia, in funzione della modernizzazione, vada benissimo. Dall'altro però che non sia un salto eccessivo sia in termini di costi, sia in termini di tempi. Io sono sempre stato, lo dissi pubblicamente tante volte, molto favorevole all'elettrico per le vetture cittadine, perché non c'è dubbio che l'elettrico con piccole batterie in città sia importante per abbassare la CO2, per essere verso una sostenibilità del mondo molto maggiore. Ma sono altrettanto convinto che il futuro, oltre che il presente, sia di un ibrido innovativo che possa unire una certa percorrenza elettrica al motore termico". Recentemente è salito agli onori delle cronache anche il suo commento sulla Ferrari Luce, la nuova sportiva elettrica del Cavallino: "Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari" ha detto, "Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Spero che si tolga il Cavallino almeno da quella macchina". 

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