Douglas Luiz, Gonzalez, Chukwueze e Musah: Juventus-Milan è la partita della rinascita?
La Gazzetta dello Sport

Douglas Luiz, Gonzalez, Chukwueze e Musah: Juventus-Milan è la partita della rinascita?

Domenica 6 settembre 2026
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Li hanno chiamati "zavorre" e invece per questi 4 giocatori la supersfida sarà l'occasione per mostrare il proprio valore

Li hanno chiamati "zavorre" e invece per questi 4 giocatori la supersfida sarà l'occasione per mostrare il proprio valore

Fabio Russo Giornalista 6 settembre - 18:01 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Esubero, peso, zavorra: più volte durante le ultime due estati se lo sono sentito ripetere. Giocatori ai limiti del progetto, “colpi” che non hanno mantenuto le attese e adesso difficili da rimpiazzare sul mercato, a maggior ragione se reduci da esperienze recenti (in prestito) deludenti. Comunque vada, al fischio d’inizio di Juve-Milan di stasera quattro calciatori proveranno una discreta sensazione di rivincita: Douglas Luiz e Nico Gonzalez da una parte e Samuel Chukwueze e Yunus Musah dall’altra. Da “sopportati” a centrali nelle idee dei loro nuovi allenatori.

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IL LAVORO DI SPALLETTI

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Già, perché la loro vita è cambiata soprattutto grazie a Luciano Spalletti e Rubén Amorim. Il tecnico bianconero non aveva mai nascosto che avrebbe gradito lavorare con il brasiliano e l’argentino, calciatori di esperienza internazionale, carattere e doti tecniche non banali, che, però, a Torino, non erano riusciti a confermare le attese nate dopo gli 83 milioni complessivi investiti nel 2024 per strapparli ad Aston Villa e Fiorentina. Colpa soprattutto dei guai muscolari che li hanno martoriati durante la gestione Thiago Motta/Tudor, con Douglas Luiz costretto a fermarsi addirittura 5 volte e Nico una sola, ma per quasi 3 mesi. E se, però, il prestito della stagione scorsa aveva contribuito a rilanciare l’ex viola, protagonista pure ai Mondiali con l’Argentina, lo stesso non era avvenuto per il brasiliano, sballottato tra Nottingham Forest e Aston Villa e tornato alla Continassa col suo peso di quasi 20 milioni tra ammortamento e ingaggio lordo. Spalletti, però, complice anche l’infortunio di Thuram, ha subito messo Douglas al centro della sua nuova Juve e si è ritrovato un calciatore che “ha tutto per essere il leader del centrocampo, il regista, quello che ogni tanto vede queste linee di passaggio con una velocità superiore agli altri e le va a eseguire in maniera corretta - ha raccontato di recente il tecnico toscano -. Ha tecnica, ha contrasto fisico, ha la frequenza di condurre il pallone e sapersi liberare da una pressione, ha piede per il cambio gioco e per battere i calci d’angolo. E poi, ha la faccia di quelle giuste…”. Espressione, o per dirla con Spalletti “ghigno”, che è stata anche la caratteristica di Nico Gonzalez che ha conquistato l’allenatore della Juve. Nei giorni in cui l’Atletico Madrid continuava a tirare sul prezzo di acquisto dell’argentino, il tecnico bianconero ha fatto un grande lavoro psicologico con il giocatore e lo ha convinto a partire soltanto per un valore pari al suo, nonostante fosse forte, nella testa dell’esterno, il richiamo del Cholo Simeone. E, alla prima occasione utile, sabato scorso contro il Parma, ne ha ottenuto una prestazione da leader e giocate che hanno letteralmente spaccato la partita. E ora, con McKennie e Yildiz out, il posto al centro della trequarti della Juve è proprietà di Nico.

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L’INTUIZIONE DI AMORIM

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Anche Yunus Musah e Samuel Chukwueze sono rientrati a Milanello quest’estate dopo due esperienze non indimenticabili con Atalanta e Fulham, ma il loro rilancio è stato, se possibile, ancor più sorprendente rispetto a quello degli juventini. L’americano e il nigeriano, infatti, avevano avuto ben due stagioni (e tre allenatori diversi) a disposizione per dimostrare di valere i 40 milioni totali (più bonus) pagati dai rossoneri per acquistarli da Valencia e Villarreal, ma non erano mai riusciti a imporsi, dimostrando una notevole discontinuità di rendimento. Rubén Amorim, però, su Chukwueze non ha mai avuto dubbi, fin dalla sua prima conferenza stampa. “Resta con noi, ci servono giocatori che sappiano fare l’uno contro uno”, ha detto, deciso, l’allenatore portoghese, che aveva già intuito come la tecnica, l’accelerazione e la verticalità del nigeriano sarebbero state utilissime nel suo calcio. E Samu l’ha già ripagato con l’assist per Rabiot a Torino. La riscoperta di Musah, invece, è stata più graduale: un allenamento e un’amichevole dopo l’altra, Amorim ha apprezzato l’aggressività nel pressing, la dinamicità e la capacità di rompere le linee avversarie palla al piede che sono fondamentali nell’idea del portoghese. “Chi l’avrebbe mai detto che sarei rimasto e sarei stato titolare - ha ammesso l’americano -. Ci sono momenti della carriera in cui hai bisogno di allenatori che si ricordano di te, di quello che hai fatto e di quello che puoi fare”. Douglas Luiz e Nico Gonzalez l’hanno trovato in Spalletti, lui e Chukwueze in Amorim. Di certo, per tutti e quattro, questo Juve-Milan ha il dolce sapore della rivincita.

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