I conati, il nervosismo e una battaglia finita a notte fonda: come sta Alcaraz dopo gli Us Open
La Gazzetta dello Sport

I conati, il nervosismo e una battaglia finita a notte fonda: come sta Alcaraz dopo gli Us Open

Mercoledì 9 settembre 2026
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Lo spagnolo, al rientro dopo oltre quattro mesi di stop, si è arreso in semifinale contro Shelton al termine di una maratona di 4 ore e 28 minuti. Il numero tre al mondo però lascia New York senza fastidi al polso e con un braccio che è tornato a disegnare magie: "Non sono deluso per la mancata vittoria. Lascio in buona salute, ed era proprio quello di cui avevo bisogno"

Lo spagnolo, al rientro dopo oltre quattro mesi di stop, si è arreso in semifinale contro Shelton al termine di una maratona di 4 ore e 28 minuti. Il numero tre al mondo però lascia New York senza fastidi al polso e con un braccio che è tornato a disegnare magie: "Non sono deluso per la mancata vittoria. Lascio in buona salute, ed era proprio quello di cui avevo bisogno"

Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 9 settembre (modifica alle 12:56) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Episodio più unico che raro, nella notte di New York. Durante il quarto di finale dello Us Open perso contro Ben Shelton, si è visto un Carlos Alcaraz infastidito, quasi duro, nei confronti di un cameraman. Durante un cambio campo lo spagnolo fa infatti vistosamente segno di allontanarsi all’operatore, richiedendo poi anche l’intervento dell’arbitro. Il movente, però, era più che giusto: lo spagnolo, tra il caldo e la stanchezza, aveva appena vomitato nell’asciugamano, sfinito, e stava riprendendosi. Tanto è costata la partita al n.3 del mondo, campione uscente, che alla fine non è riuscito ad arginare le bordate dell’americano, solido da fondo e particolarmente intoccabile al servizio. Una prestazione stellare di Shelton, con poche colpe dello spagnolo, esausto dopo 4 ore e 28 minuti: “Dopo il terzo set ero davvero stanco fisicamente, ma ho trovato il modo di spingermi oltre e di dare qualcosa in più dal punto di vista fisico”. D’altronde Alcaraz si è sentito male dopo le 2 di notte, con l’orario così tardivo che di certo non ha aiutato.

sconfitta

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Lo spagnolo arrivava allo Us Open con un record di 15-1 al quinto set, l’unica sconfitta per mano di Matteo Berrettini all’Australian Open 2022, quando Alcaraz era ancora molto giovane e fuori dalla top 30. Ci ha pensato Shelton, protagonista di un match stellare (“ho giocato la partita più divertente della mia vita”) ad infangare lo storico quasi immacolato di Carlitos. Che ha elogiato l’avversario in conferenza stampa: “Nel quinto set mi stavo sentendo meglio, ma contro di me c’era una bestia. Shelton è un giocatore incredibile, ha il servizio che è un’arma in alcuni momenti della partita ed ha giocato bene in ogni situazione, onore a lui. Ma, al netto del risultato, lascio il campo con il sorriso, ed è questa la vera vittoria”. Va infatti ricordato come Alcaraz arrivasse allo Us Open dopo uno stop di oltre quattro mesi, senza nessun torneo di preparazione sul cemento, e si è comunque spinto al tie-break decisivo dei quarti di finale in quasi cinque ore. Non può che essere soddisfatto delle sue condizioni: “Sono orgoglioso di me stesso e di come ho lottato, avevo bisogno di una partita così”. Parole, contando che erano circa le 4 del mattino a New York, anche molto lucide.

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bilancio

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Cosa porta via Alcaraz dallo Us Open, dunque? Sicuramente le sensazioni positive superano di gran lunga quelle negative. Lo spagnolo ha colpito sin dal primo turno a tutta, mostrando di stare bene con il polso e senza nessun problema fisico rilevante, nessuna ricaduta, che era il suo pensiero fisso arrivando a New York. I conati di vomito e il piccolo malore avuto durante la partita con Shelton sono dovuti anche ai mesi di inattività, e alla mancata abitudine a giocare così tanto a ritmi molto alti, specie con una partita iniziata alle 23, che può destabilizzare il ritmo di un giocatore. Ma, oscurando questo piccolo neo, indubbiamente il bilancio dello spagnolo al termine dell’ultimo Slam stagionale tende verso il verde. Come anche lui stesso ha confermato: “La mia aspettativa era competere e giocare match del genere, purché mi sentissi bene. E ci sono andato davvero vicino, quindi non sono deluso per la mancata vittoria. Lascio in buona salute, ed era proprio quello di cui avevo bisogno”. In effetti, dopo che il servizio vincente di Shelton ha messo la parola fine alla partita, siglando il 6-7(5) 6-1 6-3 1-6 7-6(7) finale, c’era un sincero sorriso sul volto dello spagnolo. Consapevole, nonostante la sconfitta, di aver dato il massimo sia in questa partita che nell’arco del torneo, arrivando in ogni caso a un passo dalle semifinali.

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prospettiva

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Carlos rimarrà comunque n.3 del mondo e, soprattutto, certo di essersi ripreso del tutto dal punto di vista fisico, senza fastidi al polso e con un braccio che è tornato a disegnare magie e far paura a tutti. L’attesa, i tanti allenamenti dedicati e molto attenti, la cura maniacale ai dettagli, hanno fatto davvero la differenza per il nativo di Murcia. Se ha giocato così bene per larga parte del torneo è dovuto soprattutto alla tranquillità mentale, consapevole di aver gestito tempi e recuperi con la massima cura, che il periodo lontano dai campi gli ha permesso di ottenere. Regalandogli un rientro con più luci che ombre verso un’ultima parte di stagione, in attesa della programmazione ufficiale, che Alcaraz punterà a vivere da protagonista. Tornando a rivaleggiare, per la gioia dei fan di tutto il mondo, con il n.1 Jannik Sinner. Certo, nei giorni scorsi ha annunciato che si prenderà più spesso delle pause, a inizio o fine stagione, anche nel durante, per preservare il fisico e allungare la carriera il più possibile. Ma la sensazione, visto anche l’ottimismo nonostante la sconfitta, è che ora lo spagnolo voglia soltanto giocare e tornare a vincere. Per riavvicinare Sinner e la vetta della classifica. E, soprattutto, per tornare definitivamente al centro del pianeta tennis.

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