Oliveira: "Quando arrivai al Como pensai 'Dove sono capitato?'. Oggi il club può fare bene in Europa"
L'ex attaccante dei biancoblù sulla sfida contro il Lipsia: "Fabregas è un fuoriclasse, la sua squadra non deve porsi limiti. Il giocatore più forte? Per me i titolari di Cesc potrebbero giocare in tutte le big di Serie A. Kean un po' mi somiglia"
L'ex attaccante dei biancoblù sulla sfida contro il Lipsia: "Fabregas è un fuoriclasse, la sua squadra non deve porsi limiti. Il giocatore più forte? Per me i titolari di Cesc potrebbero giocare in tutte le big di Serie A. Kean un po' mi somiglia"
Giulio Saetta Giornalista 10 settembre - 08:55 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleChi meglio del Falco sa cosa significhi volare alto? Luis "Lulù" Oliveira ha lasciato bei ricordi lungo tutta l’Italia. Da Bologna a Firenze, fino a Cagliari. E pure i tifosi del Como non hanno smesso di amarlo. Una sola stagione sul lago ma indimenticabile: 2001-02, ritorno in A dopo tredici anni grazie ai suoi 23 gol. Oggi osserva da una prospettiva speciale la storica ascesa del club lombardo, pronto all'esordio assoluto in Champions. Lui, che quella stessa coppa, quando ancora si chiamava “dei campioni”, l'ha vissuta e respirata con la maglia dell'Anderlecht. Oggi il "Falco" lavora in un altro club di A con una proprietà straniera ambiziosa, il Venezia: insegna ai giovani del vivaio la tecnica e i movimenti per fare gol.
Torniamo indietro nel tempo. Lei ha vissuto a Como un’epoca calcistica completamente diversa. Se allora le avessero detto che un giorno il club avrebbe giocato la Champions contro i più grandi d’Europa, ci avrebbe creduto?
"Assolutamente no, ed è la stessa domanda che avrei voluto fare io a lei… Certo, i soldi contano e questa proprietà può fare sforzi economici importanti, ma il denaro non è tutto. Serve un mercato intelligente, ed è esattamente ciò che il club e un manager come Fabregas — perché lui è un manager a tutto tondo, più che un semplice allenatore — hanno fatto in questi tre anni. A Cesc è stato dato un bel budget che è riuscito a gestire al massimo. E poi c’è un'identità di gioco bellissima, intensa. La cosa più interessante è vedere una squadra che rifiuta i troppi passaggi indietro o in orizzontale: vuole subito verticalizzare e arrivare in porta. Questo fa la differenza. Al Mondiale abbiamo visto vincere la Spagna manovrando e stancando l’avversario per trovare lentamente un varco. Fabregas ha una filosofia diversa, punta dritto alla porta. È un calcio moderno che va diretto all'obiettivo: fare gol. Perché alla fine è l'unica cosa che conta".
Contro il Lipsia il Sinigaglia sarà una bolgia.
"Le racconto un aneddoto. Quando sono arrivato a Como, alla mia prima partita — credo fosse in Coppa Italia contro il Venezia —, c’era pochissima gente. Venivo da piazze come Bologna, Firenze e Cagliari, con stadi sempre pieni. Dopo quella gara mi sono detto: “Ma dove sono capitato?”. Poi però, vittoria dopo vittoria, le cose sono cambiate e lo stadio ha cominciato a riempirsi. Il pubblico aveva bisogno della nostra spinta e noi della sua. Contro il Lipsia il Sinigaglia strapieno sarà un fattore determinante. È un mezzo miracolo anche come siano riusciti a rimetterlo a nuovo in pochissimo tempo; a Firenze, dove hanno iniziato molto prima, sono ancora lì a lavorare… Merito di una società che guarda sempre lontano".
VIDEO: Capello: "Bene che gli arbitri non fischino più. Scudetto per il Como? La penso così"Secondo lei, come dovrebbe gestire Fabregas le rotazioni tra campionato e Champions? Senza dimenticare la Coppa Italia.
"Non sono nella sua testa. Ricordo un’intervista di Zico in cui diceva che ai suoi tempi il turnover non esisteva: giocavano sempre gli stessi, i più bravi. Credo che non farà stravolgimenti; cambierà due o tre giocatori al massimo per mantenere intatta l'ossatura".
Chi le piace di più, Paz?
"Guardi, oggi il Como va in campo con dieci- undici giocatori di altissimo livello che potrebbero fare tranquillamente i titolari in qualsiasi big italiana, anche straniera. Nico è un talento puro, ma è la rosa intera ad avere una qualità incredibile".
E Kean, non trova che le assomigli?
"Sì forse: rapido, tecnico, veloce. Ma è decisamente più forte di me nel colpo di testa. Io ho segnato qualche gol così, ma di solito saltavo solo per anticipare l’avversario. Moise è un grande giocatore. È un ragazzo che non si può criticare per aver lasciato la Fiorentina. A Como può dare una mano enorme alla squadra non solo con i gol, ma anche attaccando lo spazio, rientrando e lottando insieme ai compagni, proprio come gli ho visto fare in questo avvio con la maglia viola e in Nazionale".
Lei che ha giocato tantissime partite internazionali, Champions inclusa: cosa passa nella testa di un giovane che debutta in una competizione del genere?
"All’inizio non parlerei di paura, ma le farfalle nello stomaco ci saranno eccome. Senti il peso di sapere che tutto il mondo ti sta guardando. Giocare contro colossi come Real Madrid, Barcellona o Psg ti può dare la sensazione di aver toccato il punto più alto della carriera. Ma sarebbe un errore pensarla così. Deve essere solo l’inizio, non bisogna mai porsi limiti".
L'obiettivo minimo può essere il passaggio della prima fase?
"Sì, sarebbe un traguardo importantissimo, anche e soprattutto a livello economico per la crescita del club".
E in campionato, sognare lo scudetto è proibito?
"Nel calcio tutto è possibile, e il Como ha già dimostrato di poter stupire. Hanno cominciato benissimo il campionato, conquistando sette punti in tre partite e battendo già una grande squadra come il Napoli. Lo ripeto: mai porsi limiti".
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