Quel volo perfetto e un "10" mai visto che segnò un'epoca: Nadia Comaneci sarà al Festival dello Sport
A Montreal 1976 la romena aveva 14 anni quando alle parallele asimmetriche prese il primo 10 della storia della ginnastica. È la più grande ginnasta di sempre: sabato 3 ottobre parteciperà al talk con Jury Chechi
A Montreal 1976 la romena aveva 14 anni quando alle parallele asimmetriche prese il primo 10 della storia della ginnastica. È la più grande ginnasta di sempre: sabato 3 ottobre parteciperà al talk con Jury Chechi
Furio Zara Collaboratore 10 settembre (modifica alle 08:09) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleQuel volo lusingò la perfezione, fissò un confine, segnò un’epoca. E consegnò al mondo dello sport una bambina prodigio che sarebbe diventata una leggenda. Aveva quattordici anni. Pesava meno di 40 chili di nervi asciutti, era alta 153 centimetri. Il profilo era fiero, le labbra strette nel nodo dell’orgoglio custodivano un segreto. Apparve volteggiando, come in una favola. Cinquant’anni fa, ai Giochi di Montreal del 1976, il mondo scoprì Nadia Comaneci. Vinse tre medaglie d’oro, una d’argento e una di bronzo. La migliore nella trave, nel concorso generale individuale e nelle parallele asimmetriche.
la storia
—Nadia Comaneci fu - più di ogni altra cosa - la prima ginnasta al mondo a prendere un 10. Accadde il 18 luglio alle parallele asimmetriche. Nel corso dei Giochi ottenne il massimo punteggio altre sei volte. Nell’attimo in cui staccò l’ombra da terra, la bambina trovò l’equilibrio perfetto tra i muscoli e la mente, tra l’ingombro del peso corporeo e la fantasia del volo, tra il dolore che ne deriva e la sua temporanea cura. Quel 10 alzò il sipario su un mondo nuovo, poiché portava in dote una domanda a cui la sua vita diede poi dolorosa risposta: cosa c’è oltre la perfezione? La gloria o l’abisso? La luce o il buio? E se invece le due cose coincidessero?
ospite
—Nadia Comaneci sabato 3 ottobre sarà ospite al Festival dello Sport di Trento, per la 9ª edizione, dedicata quest’anno agli "Invincibili". Nessun atleta al mondo meglio di lei può raccontare cos’è la perfezione. Verrà intervistata da Juri Chechi, il "Signore degli anelli", oro ad Atlanta 1996 (più quattro titoli europei e cinque mondiali), il più grande ginnasta italiano nella storia di questa disciplina e uno dei più grandi di sempre. Comaneci racconterà di sé, della sua vita speciale, cominciata in Romania, ad Onesti, a est dell’ultima Europa. I genitori avevano scelto il nome ispirati dall’eroina del film russo "Nadezhda", che in romeno significa "Speranza". Era cresciuta in un paese comunista, sotto il giogo della dittatura di Nicolae Ceausescu. La disciplina per lei fu fatica quotidiana, tormento senza estasi, 100 grammi di carne a pranzo e 50 la sera, tre yogurt al giorno e un’illusione di verdure, un robot forgiato a ferro e fuoco da Béla e Márta Karoly, i suoi allenatori. Quando tornò in patria fu Ceausescu a proclamarla “Eroe del lavoro socialista”. Divenne suo malgrado uno strumento di propaganda. Per anni fu spiata dai servizi segreti romeni. Vinse ancora molto, ma il buio le era entrato nel cuore.
la fuga
—Nel 1989, un mese prima della caduta della dittatura romena, varcò, a piedi, il confine con l’Ungheria, poi raggiunse gli Stati Uniti. Chiese asilo politico, più tardi sposò, in una Bucarest liberata dal regime, il ginnasta Bart Conner, che aveva conosciuto ragazzino alle Olimpiadi di Montreal, ottenne la cittadinanza americana, ebbe un figlio, Dylan Paul, ritrovò sé stessa nel lavoro, direttrice di una scuola di ginnastica nell’Oklahoma, poi fondatrice di un centro fitness a New York. Nel 1999 fu la prima atleta invitata a parlare alle Nazioni Unite. Di Nadia Comaneci resta la traccia nella storia dello sport per quella che è stata la più grande ginnasta di tutti i tempi: 5 ori olimpici - tre nel ‘76 a Montreal e 2 nell’80 a Mosca - 3 argenti e 1 bronzo nelle stesse kermesse, 2 ori e 2 argenti ai Mondiali e 10 ori agli Europei. Resta più di tutto il ricordo di quel volo perfetto.
il ricordo
—In quei giorni a Montreal, la bambina prodigio, con le medaglie al collo, raccontò che non vedeva l’ora di tornare in Romania, chiudersi nella sua cameretta e aprire il borsone, che aveva riempito di bambole, calzini colorati e bubble-gum. Sia qui utile sapere che quel giorno, il "Perfect-day", il 10 nel tabellone non era previsto: la perfezione non è quasi mai un’ipotesi al vaglio degli umani. Ci fu un primo imbarazzo, poi i giudici si arrangiarono artigianalmente e in mondovisione apparve un “1,00”. La virgola era lì ad alleggerire, vanamente, il peso di un’impresa titanica. Stava anche a ribadire una condizione di vita che l’ha accompagnata a lungo: la solitudine dei numeri primi. Quel tempo è passato. Oggi Nadia Comaneci è una donna in equilibrio con il mondo. Ha accarezzato la perfezione, ha scoperto che dopo il volo c’è l’atterraggio. E se il volo dà una direzione, è l’atterraggio a dare un senso al nostro destino.
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