Klinsmann junior: "Ho rischiato di restare paralizzato. Ho viti nel collo, ma voglio tornare col mio Cesena"
Il portiere del Cesena cinque mesi fa si è fratturato una vertebra cervicale contro il Palermo. In questi giorni ha ripreso la palestra e si racconta: "Se avessi fatto una corsa laterale in più, forse non camminerei più, ma a fine stagione dovrei allenarmi con la squadra"
Il portiere del Cesena cinque mesi fa si è fratturato una vertebra cervicale contro il Palermo. In questi giorni ha ripreso la palestra e si racconta: "Se avessi fatto una corsa laterale in più, forse non camminerei più, ma a fine stagione dovrei allenarmi con la squadra"
Luca Bianchin Giornalista 10 settembre - 11:58 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Jonathan Klinsmann in porta e in aereo, dopo l'incidenteJonathan questa settimana è andato in palestra. Oggi forse correrà. Non pensate sia routine. Jonathan Klinsmann il 18 aprile si è scontrato con Filippo Ranocchia durante Palermo-Cesena e si è fratturato la prima vertebra cervicale. Ha riportato gravi lesioni ai legamenti del collo, ma sul momento non poteva saperlo. In quei momenti, quindi, decidono il Caso, la fortuna, il dio in cui credete: se Jonathan nei minuti successivi si fosse tuffato, o avesse preso un altro colpo, avrebbe seriamente rischiato di restare paralizzato.
Che effetto fa ripensare allo scontro a cinque mesi di distanza?
"Non ho mai perso conoscenza, quindi ricordo tutto bene. Nei primi istanti ho pensato di aver preso un brutto colpo ma non immaginavo fosse una cosa così seria. La verità è che ho davvero rischiato di non giocare e non camminare mai più".
Fare un incidente in auto potrebbe essere un guaio, ma è bello sapere di poter camminare
Jonathan Klinsmannportiere CesenaQuando c’è stato quel rischio? Nei primi istanti dopo il colpo?
"Nei primi minuti sicuramente. Per fortuna, ho detto ai difensori centrali di tenere la palla perché non riuscivo a muovere il collo. Se mi avessero passato la palla, non avrei potuto nemmeno abbassare lo sguardo per controllarla: i muscoli stavano impazzendo per proteggermi da un danno maggiore. Se in quei minuti avessi fatto qualcosa, magari un banale sprint laterale, avrei rischiato grosso. Anche il trasporto in ambulanza e il volo per Heidelberg sono stati rischiosi. Devo dirlo, sono stato estremamente fortunato".
Mai più parlato con Ranocchia?
"Sì, è venuto a trovarmi in ospedale, e come lui molte altre persone del Palermo. Non ha colpe, è successo".
Jonathan Klinsmann portiere Jonathan Klinsmann è nato nel 1997 in Germania, figlio dell'ex interista Jurgen. Portiere, ha giocato per Hertha e Galaxy, prima del CesenaSì, ma come è cambiata la vita da allora?
"Sono consapevole che rischio di più, che fare un incidente in auto potrebbe essere un guaio, ma la parte positiva è poter vivere la vita in modo diverso. È bello sapere di poter camminare ed è difficile essere negativo su qualcosa".
Piani per il rientro?
"A fine stagione dovrei tornare ad allenarmi con la squadra, il prossimo anno mi vedo in campo".
Che sensazioni hanno attraversato la mente in queste settimane?
"Molte. Il momento più difficile è stato in ospedale, con mio papà e la mia fidanzata, quando hanno capito la gravità della situazione. È stata dura guardarli. Il più bello dopo l’intervento: ho capito che era andato tutto bene quando ho visto il sollievo negli occhi dei miei genitori".
Jonathan, il dottor Hemmer e papà JurgenChe uomo è papà Jurgen nel privato?
"È sempre stato un grande papà e so quanto sia stata dura per lui. L’infortunio è stato un brutto colpo per i miei, più che per me. La parte difficile per me era vederli così preoccupati".
Non abbiamo finito con quelle operazioni, vero?
"Tra quattro mesi farò un nuovo intervento per rimuovere le quattro viti nel collo ma devo dire che il dottor Hemmer, che mi ha operato, è stato bravissimo".
La radiografia con le viti nel collo (foto Klinsmann)Paura?
"No, non ho paura di vivere, anche se sono cosciente che c’è una nuova situazione da affrontare. Ho solo grande voglia di tornare a giocare con il Cesena".
In compenso ci si sente più fragili, giusto?
"No, più forti perché si percepisce il supporto della gente. Ho imparato a notare l’effetto positivo che ho sugli amici, sui familiari: non dimentico le tante persone che pregavano per me".
E allora, qual è il prossimo passo?
"Tornare in forma, perché non faccio attività fisica da tre mesi. Mi hanno appena dato l’autorizzazione, non ho ancora corso ma sono stato per la prima volta in palestra".
Come è andata?
"Mi fa male tutto".
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