Ode allo 0-0, un altro caro estinto del campionato. Ma non è una malattia da estirpare
La Gazzetta dello Sport

Ode allo 0-0, un altro caro estinto del campionato. Ma non è una malattia da estirpare

Venerdì 11 settembre 2026
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Il pareggio senza gol fa parte dell’identità del gioco. Anche se metaforicamente avrà sempre un’accezione negativa. "Hai parlato al capo per l’aumento?". "0-0", Servirà riprovarci...

Il pareggio senza gol fa parte dell’identità del gioco. Anche se metaforicamente avrà sempre un’accezione negativa. "Hai parlato al capo per l’aumento?". "0-0", Servirà riprovarci...

Luigi Garlando Giornalista 11 settembre - 07:29 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Ieri ho trattato la scomparsa dei rigori, oggi mi dedico a un altro caro estinto: lo 0-0. Neppure uno nelle prime 30 partite del campionato. Da quando il torneo è a 20 squadre (2004-05) è accaduto solo altre tre volte. Il dato stupisce fino a un certo punto, perché lo 0-0 è sempre stato mal sopportato, un convitato di pietra. Annibale Frossi, che giocava con il risultato ad occhiali sul naso, lo considerava l’esito di una partita perfetta, ma in genere viene percepito come una mancanza di emozioni. Lo spiegava Platini a Trapattoni: "Mister, il gol è il sale del calcio". Al che il Trap: "Sì, ma se l’avversario mette troppo sale nel tuo piatto, non lo mangi più". 

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poesia

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Ogni innovazione tattica, a cominciare dal divieto del retropassaggio al portiere, ha favorito i gol. Come ha dimostrato Martinez al Bernabeu. Le cinque sostituzioni che immettono giocatori freschi contro giocatori stanchi sono un attentato in più allo 0-0. L’esasperazione del pressing, nel bene (palle recuperate alte) e nel male (vulnerabilità alle ripartenze), ha favorito i gol. Il clownesco Mondiale di Infantino, con i 4 tempi, è stato una spinta verso il basket. Ma il pallone non deve invidiare i canestri. Lo spettacolo non si misura con i gol. Non è un cinepanettone che valuti dal numero di risate. Il calcio è un film d’autore, è poesia di spazi e tempi. Chi non la capisce, non la merita. Come la nebbia, che sembra nulla, invece è sentimento. Lo 0-0 non è una malattia da estirpare, fa parte dell’identità del gioco. Anche se metaforicamente avrà sempre un’accezione negativa. "Hai parlato al capo per l’aumento?". "0-0". Dovrà riprovarci.

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