Bolt: "Io leggenda come Ali e Pelé. Oggi nei 100 correrei in 9''40 e nei 200 sotto i 19 secondi"
La Gazzetta dello Sport

Bolt: "Io leggenda come Ali e Pelé. Oggi nei 100 correrei in 9''40 e nei 200 sotto i 19 secondi"

Venerdì 11 settembre 2026
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Il testimonial dell’Ultimate Championship a Budapest si racconta: "I miei record? Non vedo nessuno che possa batterli, ma ho figli maschi..."

Il testimonial dell’Ultimate Championship a Budapest si racconta: "I miei record? Non vedo nessuno che possa batterli, ma ho figli maschi..."

Dal nostro inviato  Andrea Buongiovanni 11 settembre - 09:11 - BUDAPEST Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il 21 agosto ha compiuto 40 anni, tre giorni dopo ha chiesto a Kasi, sua compagna da 13 e madre dei suoi tre figli, di sposarlo: richiesta accolta: Usain Bolt, quasi dieci stagioni dopo il ritiro, non smette di far parlare di sé. Anche come ambassador dell’Ultimate Championship, nuova rassegna globale, a Budapest da oggi a domenica e, in tale veste, protagonista della kermesse “The day before”, “Il giorno prima”, gestita da World Athletics. 

Usain, che effetto fa venirsi definito Ultimate Legend?

"Vuol dire essere sullo stesso piano di campioni come Muhammad Ali e Pelé: un effetto straordinario". 

L’atletica cerca di rinnovarsi: quali sono le specialità che più la attraggono e che andrebbero maggiormente valorizzate? 

"Escluse le “mie”, seguo sempre con passione gli 800 metri, che sono ormai quasi uno sprint e i 110 ostacoli. Poi credo vada apprezzato di più il lancio del giavellotto, i cui protagonisti sono fenomeni assoluti". 

Introdurrebbe delle novità, invece? 

"Anni fa, nel mezzofondo, provarono le gare a eliminazione: a ogni giro, fuori uno. Le trovavo molto tattiche e particolarmente spettacolari". 

Ai Giochi olimpici di Rio 2016, arrivando a 56 metri, si cimentò pure lei.... 

"Sì, dopo il titolo con la 4x100, a gare finite, al buio e per una scommessa: la persi...". 

Quale atleta di ere diverse dalla sua avrebbe voluto sfidare? 

"Maurice Greene, perché era uno showman e Michael Johnson, perché dominava". 

Chi sono invece i protagonisti di oggi che più la coinvolgono? 

"Sono tanti e per non far torto a nessuno indico sprinter miei connazionali: Oblique Seville, campione del mondo dei 100 e le gemelle Tia e Tina Clayton". 

VIDEO: Bolt bomber vero: gol nel match benefico

Sulle attuali piste e con le calzature di nuova generazione, dove sarebbe arrivato? 

"Shelly-Ann Fraser, sfruttando entrambe, sui 100 è cresciuta di un decimo di secondo. Sulla stessa distanza penso che avrei corso in poco più di 9”40 e sui 200 forse sotto i 19”, prestazione che avrei voluto tanto ottenere". 

Che cosa le è piaciuto di questa stagione? 

"Il fatto che tanti giovani si sono affacciati ai vertici, dando vita a nuove rivalità: è quello di cui l’atletica più ha bisogno". 

Che cosa consiglierebbe loro? 

"Devono sapere che nessuno regalerà mai loro niente, che avranno alti e bassi e che però dovranno credere sempre in loro stessi e nei propri sogni. In gara, per me, sembrava tutto facile. Ma dietro c’era un gran lavoro". 

Come faceva ad apparire così rilassato e padrone della scena? 

"Perché coach Mills sapeva farmi arrivare ai grandi appuntamenti al top della condizione e quindi avevo poco da temere". 

Quale suggerimento darebbe a un giovane Usain? 

"Gli direi di lavorare di più: sbagliando, credevo che il talento bastasse. Lo avessi fatto, la prima Olimpiade, quella di Atene 2004, sarebbe stata diversa". 

Quando ha capito che sarebbe diventato il più grande? 

"Intorno ai 19 anni, quando proprio coach Mills mi disse che non aveva mai allenato uno talentuoso come me".

Perché non prima? 

"Da ragazzino, seguendo papà, ero dedito al cricket. Poi l’allenatore della squadra, mi spinse verso l’atletica. Ma ho cominciato a fare sul serio a 15-16 anni". 

Che cosa le manca e che cosa no della vita da atleta? 

"Rimpiango l’entusiasmo dei tifosi, il ruggito della folla durante le gare. Ma della fatica di certi lavori ne faccio volentieri a meno". 

C’è una frase o un’immagine con cui si aiutava nei momenti in cui arrivava al limite? 

"Ricordati perché lo fai, qual è l’obiettivo, quanta fatica hai già fatto per arrivare sin qui". 

Quali sedute preferiva? 

"Le più brevi... Odiavo invece le ripetute tipo 10x200 o 5x350. Una volta avrei dovuto correre 5 km: mi fermai a metà". 

I suoi record verranno battuti? 

"Non presto, non vedo nessuno in grado. Ma ho due maschi...". 

Ha visto le gare dei robot? 

"Divertenti, ma non mi hanno coinvolto molto". 

A Budapest i vincitori riceveranno 150.000 dollari: è invidioso? 

"Un po’, ma è giusto che l’atletica vada in questa direzione".

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