Furto in casa Donnarumma, il racconto della moglie in tribunale: "Picchiata e colpita mentre ero incinta"
Alessia Elefante ha ricostruito, durante il processo, i fatti delle rapina avvenuta a Parigi ne 2023: "Mi hanno tirata per i capelli mentre insistevano nel chiedere soldi e orologi”
Alessia Elefante ha ricostruito, durante il processo, i fatti delle rapina avvenuta a Parigi ne 2023: "Mi hanno tirata per i capelli mentre insistevano nel chiedere soldi e orologi”
11 settembre - 18:10 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google“Ho detto ai rapinatori che ero incinta, ma hanno continuato lo stesso, tirandomi per i capelli e colpendomi più volte, mentre insistevano nel chiedere soldi e orologi”. Inizia così la testimonianza di Alessia Elefante, moglie del portiere della Nazionale Gianluigi Donnarumma, che ha parlato al processo a carico della banda che ha aggredito la coppia nella loro abitazione parigina, nella zona residenziale di Avenue Montaigne, nel 2023.
VIDEO: Donnarumma si sposa: il bacio con Alessia fuori dalla chiesa è emozionanteGli imputati
—Sono tre gli uomini alla sbarra. Ilyas Kherbouch (21 anni) e Khyan M. (22 anni) - entrambi con numerosi precedenti - sono accusati di essere i mandanti della rapina, che avrebbero coordinato telefonicamente direttamente dal carcere. Entrambi in aula hanno negano ogni addebito. Moktar D. (24 anni) è invece l'unico tra gli imputati presente sul luogo del colpo: il giovane ha ammesso in aula la sua partecipazione, negando però di aver esercitato violenza sulle vittime.
La ricostruzione dei fatti
—Secondo le testimonianze, i malviventi sono entrati nell'abitazione da una finestra, dopo aver raggiunto il tetto con una scala. Donnarumma è stato colpito al volto con un tirapugni e minacciato con un coltello, mentre la compagna - recentemente diventata sua moglie - è stata costretta a condurre i criminali davanti alla cassaforte: “Ho detto loro che non conoscevo il codice, ma si sono arrabbiati ancora di più, convinti che stessi mentendo”. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, gli altri complici che hanno partecipato materialmente all'assalto sarebbero stati seviziati e costretti ad agire. Uno di loro si è tolto la vita in carcere per timore di ritorsioni, mentre gli altri due componenti della banda erano minorenni all'epoca dei fatti: per loro la giustizia francese ha già emesso condanne a tre e quattro anni di reclusione. Il procedimento proseguirà nei prossimi giorni con l'ascolto di ulteriori testimoni.
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