Tamberi si nasce. Una squadra vincente si costruisce
La Gazzetta dello Sport

Tamberi si nasce. Una squadra vincente si costruisce

Sabato 12 settembre 2026
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L'ennesima estate di successi azzurri nelle discipline olimpiche (nuoto e atletica leggera) sottolineano la pochezza attuale del calcio nostrano. Da dove si riparte? Ci sono alcune proposte. Non risolutive. Ma essenziali

L'ennesima estate di successi azzurri nelle discipline olimpiche (nuoto e atletica leggera) sottolineano la pochezza attuale del calcio nostrano. Da dove si riparte? Ci sono alcune proposte. Non risolutive. Ma essenziali

Stefano Barigelli Direttore 12 settembre - 00:01 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L'estate è la stagione dei buoni sentimenti sportivi. Il calcio si fa da parte, entrano le discipline olimpiche. Con sempre più italiani che vincono, sempre più ori da celebrare, tricolori issati al suono dell’inno di Mameli. Naturalmente, in coda, l’invito al calcio a prendere esempio. Invito paradossale perché da tempo il calcio si è spogliato di qualsiasi sentimento, consegnandosi esclusivamente all’interesse materiale. I nostri atleti olimpici, vecchi o giovani che siano, da Tamberi e Paltrinieri a Iapichino e Curtis, condensano la loro vita sportiva in quei momenti in cui indossano la maglia azzurra. Per la nostra Nazionale di calcio non è più così. I loro interessi sono con i club, con cui giocano tante, troppe partite, nel senso che il calendario è ormai asfissiante. D’altronde i calciatori e i loro procuratori chiedono sempre più soldi e non esiste altro modo per sostenere questo livello di spese che giocare il maggior numero possibile di partite. Per ritrovare un equilibrio, il calcio dovrebbe restituire del tempo alle Nazionali. Per farlo dovrebbe decongestionare gli impegni dei club. Non è detto che ci si riesca, soprattutto non è detto che basti. I tanti soldi e le troppe partite non spiegano tutto. Non è che in Spagna si giochi meno. Non è che i calciatori della nazionale argentina siano scesi in campo, pochi mesi fa, con un carico di minuti più leggero degli altri. 

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E allora? Allora la Nazionale di calcio deve tornare a essere centrale nel vissuto di ogni nostro protagonista del pianeta calcio, non solo aumentando gli stage durante la stagione, ma restituendo valore a quei momenti dedicati alla maglia azzurra, che non deve essere vissuta come un inciampo dai club, soprattutto i protagonisti devono tornare a percepire quell’esperienza come fondamentale per la loro vita sportiva. Il danno maggiore prodotto dalle tre eliminazioni mondiali è l’assuefazione alla sconfitta. Non siamo peggio della Bosnia, come non eravamo peggio della Macedonia del Nord o della Svezia. Siamo usciti in tutte e tre le eliminazioni con squadre notevolmente inferiori. Esiste un gap tecnico se il traguardo è vincere una grande competizione, ma quel gap non c’è se l’obiettivo è tornare almeno a partecipare. Per tornare a vincere c’è sì da imparare dalle discipline olimpiche: cominciando dalla formazione dei giovani e anche dei tecnici. Tamberi si nasce, ma una squadra che vince un medagliere europeo si costruisce. Come? Intanto nessuno di quegli azzurri pensa che crescere significhi passare da un contratto all’altro.

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