Marco Sergi, il Markour che allena 6 milioni di follower: "Il movimento è vita"
Parla Markour, dai videogiochi sul parkour alla laurea a Urbino: come l'allenamento è diventato prima uno sfogo, poi un mestiere
Parla Markour, dai videogiochi sul parkour alla laurea a Urbino: come l'allenamento è diventato prima uno sfogo, poi un mestiere
Eugenio Spagnuolo 12 settembre - 09:02 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleA undici anni saltava muretti e ringhiere per gioco. Oggi quel gioco ha portato Marco Sergi, in arte Markour, ad avere un seguito di quasi sei milioni di follower complessivi sui vari social (1,6 milioni solo su Instagram). Nel mezzo, una laurea in Scienze motorie con rieducazione funzionale e la scelta di costruire un innovativo sistema di allenamento a corpo libero, che lo ha reso famoso anche oltre i confini italiani.Ma come ci è arrivato? Ce lo siamo fatti raccontare da lui.
Marco Sergi, come nasce questa passione per l’attività fisica, praticata e raccontata poi attraverso i social?
"Da bambino ero un videogiocatore, appassionato di tecnologia. Fin quando ho scoperto un videogame sul parkour, all'epoca sconosciuto in Italia e mi sono incuriosito. In quel periodo alcune situazioni familiari mi rendevano più vulnerabile e l'allenamento è diventato uno sfogo: l'interesse per l'informatica si è spostato sul movimento, sullo sport, sulla percezione fisica. Al liceo è arrivata la passione per le materie scientifiche, fisiologia, chimica, anatomia, e da lì la scelta di Scienze motorie a Urbino, con la specializzazione in rieducazione funzionale che apre anche al benessere e alla salute a 360 gradi. I social sono arrivati dopo. Non li ho mai cercati per costruirmi un pubblico: volevo solo trasmettere quello che avevo imparato, gli strumenti, i protocolli, tutto ciò che potesse essere utile agli altri".
Il primo contenuto pubblicato?
"Il dettaglio mi sfugge. Ma era sempre legato all'allenamento: come farlo, o come farlo meglio, in maniera corretta".
Si narra che tu abbia lavorato anche come stuntman…
"Ho fatto qualche video per cantanti, nei panni di uno stuntman. Ma non ho una formazione ufficiale accademica: ero uno stuntman amatoriale, diciamo".
I social traboccano di creator che mostrano come allenarsi, ma lo stile Markour è particolare: non usi pesi e alle palestre prediligi gli spazi aperti. È un caso o dietro c’è una diversa filosofia?
"Il movimento non è solo uno strumento per diventare più muscolosi. È parte integrante del vivere e nasce dalle nostre capacità naturali di muoverci nell'ambiente circostante. Per questo non lo guardo come un contesto chiuso, ma come qualcosa che si applica in qualsiasi circostanza della vita. È la stessa idea che cerco di trasferire ai miei allievi: il movimento è vita, non uno mezzo per raggiungere un obiettivo".
Marco Sergi in arte MarkourÈ calisthenics o c’è anche dell'altro?
"Difficile racchiuderlo in una sola disciplina. Pratico parkour, arti marziali acrobatiche, calisthenics, quadrupedia, movimento naturale. Se devo dargli un nome, è un allenamento a corpo libero misto ibrido".
Quanto tempo ti alleni ogni giorno?
"Dipende dalla giornata, da cosa devo allenare e da come sta andando la vita in quel momento. Diciamo dalle due alle cinque ore, in base agli impegni e a come mi sento fisicamente. Mi ascolto molto".
Hai anche un'Academy: cosa si impara?
"Il mio lavoro ha due facce. Una è la divulgazione sui social, dove porto le informazioni scientifiche e mostro alle persone gli strumenti che esistono: è la parte che mi ha fatto conoscere al pubblico. L'altra è il coaching online: con il mio team seguiamo persone in un percorso di miglioramento fisico che non è solo allenarsi, ma anche ritrovare la motivazione, ritrovare se stessi, aumentare l'autostima. È un percorso psicofisico".
Quante persone collaborano con te, tra chi realizza i video e i coach?
"Sui video sono da solo: riprese, montaggio, idee, tutta opera mia, non c'è nessuno che mi aiuta. Sul coaching invece siamo partiti in tre ma piano piano il team si sta allargando ad altri coach".
C'è qualcuno che ti ispira?
"Persone reali, poche: qualcosa l'ho preso dai miei professori all'università, che sono stati un po' le mie guide. Ma la mia ispirazione più grande, nel percorso di crescita, è sempre stata Goku di Dragon Ball. Non uno specchio della mia vita, perché la vita non è ciò che vediamo in una creazione artisitca, ma una costante fonte di ispirazione: l'attitudine, il modo di fare, i valori, quelli li ho assorbiti".
Che allenamento proponi a chi ti segue?
"Dipende. Non esiste l'allenamento perfetto uguale per tutti, e ai miei allievi propongo di sfruttare l'ambiente circostante, riscoprendo le proprie capacità di movimento. Corpo libero e quadrupedia, senza bisogno di attrezzi".
Sembra impegnativo. C'è un limite di età per farlo?
"No, nessun limite di età. Anzi, è proprio il ritrovare l'allenamento e il movimento che ci fa sentire più giovani".
Punti molto sulla quadrupedia, l’allenamento che si fa spostandosi a quattro arti, come le scimmie, invece che su due gambe: come l’hai scoperta?
"Un giorno mi sono chiesto: come mai le scimmie sono così muscolose e forti, se non eseguono un protocollo di allenamento? La risposta è nella motricità di base, nel modo in cui si muovono per sopravvivere, a quattro arti. Da lì ho studiato come l'attivazione muscolare, l'input a livello muscolo-scheletrico, le implicazioni ormonali e neurofisiologiche potessero migliorare l'aspetto fisico, partendo dal fatto che condividiamo il 95 % del Dna con le scimmie pur muovendoci in modo diverso. Non è stata solo pratica: ho fatto ricerca, confrontando le differenze anatomiche ed evoluzionistiche e la quadrupedia è diventata l'argomento della mia tesi di laurea".
Serve tanto spazio per allenarsi così?
"Bastano pochi attrezzi: una sbarra, un paio di parallele. O anche solo una sedia. Nei video mostro come sfruttare qualsiasi oggetto che si ha intorno, dai muretti per le trazioni a quello che trovo in casa. La quadrupedia invece non richiede spazio: si può fare ovunque, anche in vacanza o durante un viaggio, quando non si può portare con sé nessun attrezzo".
MarkourDedichi molta attenzione anche alla postura: ma come si allena una postura corretta?
"La postura non è una posizione fissa, come quella da militare che spesso ci viene in mente quando pensiamo a stare dritti e composti. È l'esatto opposto: è la capacità di sapersi muovere e di adattarsi all'ambiente, di far sì che ogni segmento del corpo si trovi in una posizione confortevole e funzionale. Per questo conta più praticare la mobilità articolare che stare dritti a tutti i costi. E vorrei aggiungere un'altra cosa".
Prego…
"La postura dritta, in realtà, non esiste. Forzarsi a stare dritti vuol dire mettere il corpo e la mente in una posizione scomoda, che non ci appartiene. La postura migliore è quella che riusciamo a mantenere e a riadattare senza che ci procuri dolore: ed è già una risposta a come viviamo".
Come preferisci essere definito: creator, youtuber, influencer o altro?
"Professionista del benessere va bene".
A proposito, ma come si vive con milioni di follower?
"Nel mio caso cambia poco, sono una persona come le altre: la mia vita è frastagliata come quella di tanti. Avere un seguito, ahinoi, non estingue i problemi personali".
Ti capita di essere riconosciuto per strada?
"Sì, e c'è sempre entusiasmo, che ricambio. Non ho mai cercato attivamente la notorietà: è arrivata come conseguenza del lavoro di divulgazione e di passione. E so che lo devo alle persone che mi hanno permesso di fr conoscere i contenuti che propongo. Per questo sono felice quando mi fermano".
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