Di.Di. e Bmw Motorrad Italia: a Vallelunga la moto torna ad essere libertà
Una giornata dedicata ai motociclisti con disabilità diventa molto più di un corso di guida: è il racconto di chi è tornato in sella dopo un incidente, di moto adattate alle diverse esigenze e di una passione che può diventare strumento di rinascita. Dalle storie di Nausica e Alessandro, alla missione di Emiliano Malagoli, fino al sostegno di Bmw Motorrad e al nuovo ruolo di Niccolò Zanardi in SpecialMente. Un viaggio tra pista, emozioni e voglia di ricominciare
Una giornata dedicata ai motociclisti con disabilità diventa molto più di un corso di guida: è il racconto di chi è tornato in sella dopo un incidente, di moto adattate alle diverse esigenze e di una passione che può diventare strumento di rinascita. Dalle storie di Nausica e Alessandro, alla missione di Emiliano Malagoli, fino al sostegno di Bmw Motorrad e al nuovo ruolo di Niccolò Zanardi in SpecialMente. Un viaggio tra pista, emozioni e voglia di ricominciare
Lucia Damiata 12 settembre - 10:58 - CAMPAGNANO DI ROMA (RM) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Di.Di. e Bmw Motorrad Italia al circuito di Vallelunga per il corso di guidaUna domenica qualunque. Il casco allacciato, l’asfalto che scorre veloce, il vento in faccia, il motore che canta e quella sensazione difficile da spiegare a chi non ha mai guidato una moto. Una domenica fatta di curve, leggerezza e semplice divertimento. Poi, in un attimo, la carena che striscia sull’asfalto, i colori che si mescolano, il rumore che cambia… un secondo. Forse meno. Ma abbastanza per dividere una vita in due: prima e dopo. Una caduta può fermare una moto, ma non la passione di chi la guida. Perché ci sono cadute dalle quali non si torna indietro. E poi ci sono persone che scelgono di tornare comunque. A Vallelunga, il 4 settembre, abbiamo incontrato proprio loro. Motociclisti che dopo un incidente hanno rimesso il casco e sono tornati in sella. Con adattamenti, nuove tecniche, qualche paura e tantissima determinazione. Perché la moto può cambiare. Il modo di interpretarla e di guidarla può cambiare. Ma quella sensazione di libertà, quella no. È successo con Di.Di. Diversamente Disabili e Bmw Motorrad Italia, insieme per una giornata che va oltre la pista: uomini e donne tornati in sella dopo un incidente, una disabilità, una vita cambiata all’improvviso. Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per riprendersi qualcosa che sembrava perduto. La moto, l’autonomia e soprattutto, la propria vita.
Indice
- La pista non è il traguardo: è il punto da cui ripartire
- Nausica, 21 anni: “La moto è vitale”
- Alessandro e quella piega a sinistra
- Emiliano Malagoli e il senso di libertà
- Come si adatta una moto alla disabilità
- “La persona disabile non è diversa”
- Anche noi in pista: quando il racconto diventa esperienza
- 550 motociclisti di nuovo in sella
- La pista come punto di partenza
- Bmw Roma: oltre il sostegno, il volontariato
- Niccolò Zanardi: “La moto e lo sport sono un mezzo”
- Non solo disabilità: tutti insieme in pista
1La pista non è il traguardo: è il punto da cui ripartire
—Una pista, tante storie e un unico obiettivo: rimettere in sella chi non si arrende e vuole tornare a guidare. A Vallelunga Bmw Motorrad e Di.Di Diversamente Disabili hanno portato in pista motociclisti con disabilità, tra formazione, emozioni e voglia di ripartire. Con loro anche volontari di Bmw Roma e Niccolò Zanardi, nuovo Ambassador del programma SpecialMente. L’Autodromo Piero Taruffi ha ospitato per la prima volta a Roma una giornata di corsi organizzata da Di.Di Diversamente Disabili, l’associazione fondata del 2013 da Emiliano Malagoli e Chiara Valentini, con il sostegno di Bmw Motorrad e nell’ambito di SpecialMente, il programma di Corporate Citizenship di Bmw Group Italia. Non una gara, non una sfida contro il cronometro. La sfida, semmai, è quella con sé stessi. Con i propri limiti, con le paure, con tutto ciò che è successo prima di quel momento.
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Di.Di. Diversamente Disabili per la prima volta al Circuito Piero Taruffi: esercizi nel piazzale2Nausica, 21 anni: “La moto è vitale”
—Tra i box di Vallelunga c’è Nausica. Ha 21 anni e questa è soltanto la sua seconda esperienza con Di.Di. La prima era stata ad aprile, sul circuito Tazio Nuvolari di Cervesina. La sua storia racconta quanto possa essere sottile il confine tra prima e dopo. Nell’aprile del 2025 era in moto quando un incidente le ha cambiato la vita. “Sono rimasta paraplegica”, racconta. Dopo mesi di riabilitazione, il ritorno a casa a novembre e, poco dopo, una decisione che per lei aveva quasi il sapore di una necessità: tornare in moto. "Non ce l’ho fatta, ad aprile sono subito tornata in sella". La paura? Non tanto quella di guidare, quanto quella di non essere più capace di farlo come prima. Come un segno del destino arrivano la pista, gli istruttori, la sicurezza e una moto adattata per permetterle di ritrovare quel rapporto che sembrava spezzato. "Quando vivi la moto per tanti anni, soprattutto durante l’adolescenza, dopo che cicresci insieme è vitale". Oggi la sua moto, con l’allestimento utilizzato per il corso, non può ancora essere utilizzata su strada: l’adattamento attuale non è omologato per la circolazione stradale. Ma il percorso è appena cominciato. "Continuerai con questa esperienza?". La risposta arriva senza esitazioni: "Spero proprio di sì".
Non solo piazzale, ma anche sessioni in pista sul tracciato del Circuito di Vallelunga3Alessandro e quella piega a sinistra
—Poco distante c’è Alessandro Codellessa. Per lui la moto era rimasta ferma molto più a lungo. Nel 1998 un incidente con una Honda Cbr 1000 gli è costato la gamba destra. Per anni l’idea di tornare in moto è sembrata lontana… poi è arrivata Diversamente Disabili. Corsi, pista, adattamento della moto e infine il percorso per ottenere nuovamente la patente speciale. La strada, adesso, è tornata possibile. A Vallelunga, però, c’è un altro avversario da affrontare: il tracciato. "Per me, la difficoltà è affrontare la piega a sinistra. In questa pista ci sono tante pieghe a sinistra impegnative, quindi sono un po’ svantaggiato". Ma la pista insegna proprio questo: non serve fare tutto subito. Giro dopo giro si prende confidenza, si corregge una traiettoria, si trova un nuovo equilibrio. "Ci ho lavorato e, giro dopo giro, è andata sempre meglio. Adesso mi sento molto più a mio agio". Il voto alla giornata? Non dieci. "Undici! E aspetto con ansia la prossima!"
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Sessione teorica e briefing durante la giornata dedicata ai corsi di guida di Diversamente Disabili4Emiliano Malagoli e il senso di libertà
—Se per chi torna in sella la moto rappresenta un riconquista, per Emiliano Malagoli quella stessa moto è diventata negli anni uno strumento per costruire una seconda possibilità. Presidente e fondatore di Di.Di. Diversamente Disabili, Malagoli conosce bene la sensazione di cui parlano i suoi allievi. Anche lui, dopo un incidente, ha dovuto imparare a guidare in modo diverso. Oggi, quando vede un motociclista con disabilità risalire sulla moto, racconta di provare ogni volta la stessa emozione. "Riprovo quello che ho provato io quando sono risalito in sella: il senso di libertà, la riappropriazione della propria passione, ma anche della propria autostima, della forza e del coraggio". Perché la moto, spiega Malagoli, non risolve soltanto una questione di mobilità. Può diventare una palestra mentale: se riesci a tornare in sella nonostante una disabilità, molte delle difficoltà quotidiane possono sembrare improvvisamente più affrontabili. Ma dietro quella che sembrava una semplice moto c’è un lavoro tutt’altro che semplice. Adattarla significa partire dalla persona, non dalla macchina. Gli allestimenti destinati alla strada devono rispettare precise esigenze di omologazione, ma ogni motociclista ha una mobilità diversa, amputazioni diverse, necessità differenti. Anche la distanza delle leve può diventare fondamentale. In pista, poi, la ricerca della soluzione diventa ancora più precisa. "Per l’uso in pista la prestazione diventa di alto livello, perciò si va veramente a guardare i dettagli e ad ogni pilota si adatta la moto nel modo più preciso e specifico per la sua problematica". È una sorta di sartoria meccanica: la moto resta la stessa, ma viene cucita addosso al pilota.
Emiliano Malagoli: "La moto resta la stessa, ma viene cucita addosso al pilota"5Come si adatta una moto alla disabilità
—Una delle moto utilizzate durante la giornata di Vallelunga è un esempio di quanto la tecnologia possa trasformarsi in autonomia. L’allestimento utilizzato da Di.Di. per i percorsi legati alle patenti speciali AS permette di coprire tre delle quattro principali tipologie di disabilità considerate dall’associazione: gamba destra, gamba sinistra e braccio sinistro. Nel caso dell’amputazione della gamba destra, il freno posteriore non viene più azionato con il pedale, ma attraverso un comando al pollice sulla mano sinistra. Per chi invece ha una disabilità alla gamba sinistra, il cambio viene comandato attraverso due pulsanti posizionati sul lato sinistro del manubrio. Il sistema aziona un pistone elettroattuato che interviene direttamente sulla leva originale del cambio. C’è poi il caso del braccio sinistro. Qui la logica è opposta: tutti i principali comandi devono essere portati sulla destra. La frizione viene azionata con il pollice attraverso una leva dedicata, mentre anche luci, frecce, abbaglianti e clacson vengono concentrati sullo stesso lato attraverso una piccola centralina. Non è soltanto tecnologia: è il modo attraverso cui un gesto che sembrava impossibile torna a essere naturale. Per chi vuole tornare a guidare su strada, il percorso parte dalla Commissione medica, che individua attraverso specifici codici gli adattamenti necessari. Di.Di. mette poi a disposizione le moto adattate e omologate da Handytech, organizza la preparazione all’esame e accompagna il motociclista fino alla prova di guida. Il costo degli adattamenti stradali può partire indicativamente da 1.700-1.800 euro e salire in base alle necessità. Una spesa significativa, anche perché il mercato delle moto adattate è inevitabilmente molto più piccolo di quello automobilistico.
Diversamente Disabili mette a disposizione moto allestite che coprono tre delle quattro principali disabilità6“La persona disabile non è diversa”
—È una frase che Malagoli ripete con convinzione: "La persona disabile non è diversa: fa le cose in modo diverso". È probabilmente la chiave di lettura più efficace per capire quello che succede a Vallelunga. Non si tratta di creare un motociclismo parallelo ma di mettere a proprio agio chi ha dovuto, per forza di cose, rinunciare ad essere motociclista. La difficoltà iniziale, spiega Malagoli, è soprattutto imparare a compensare con le parti del corpo rimaste disponibili. Cambia il modo di guidare, cambia l’equilibrio, cambiano alcuni automatismi costruiti in anni di esperienza. Proprio per questo, il lavoro degli istruttori è fondamentale. "Utilizziamo al massimo tutte le cose che ci sono rimaste". Come nella vita, poi c’è lacaduta. Perché anche in questo percorso, come in ogni esperienza motociclistica, può capitare di perdere l’equilibrio. Malagoli lo sa bene e sa anche che le reazioni negli suoi allievi sono diverse: qualcuno può andare in crisi, può sentirsi improvvisamente lontano dalla persona che era prima dell’incidente. Ma nella maggior parte dei casi arriva la voglia di rialzarsi. La sua metafora è potente: "Quando sei abituato a stare sotto al diluvio, non puoi aver paura di qualche goccia d’acqua". La caduta diventa una goccia. La determinazione, invece, è ciò che accomuna gli allievi: "La grande determinazione di ottenere il massimo nella loro situazione fisica".
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Durante i corsi in pista la difficoltà iniziale, è imparare a compensare con le parti del corpo rimaste disponibili7Anche noi in pista: quando il racconto diventa esperienza
—A Vallelunga non siamo rimasti soltanto a bordo pista. Anche noi di Gazzetta Motori abbiamo avuto la possibilità di provare l'esperienza in circuito insieme a Di.Di., entrando per qualche giro in quella dimensione che fino a quel momento avevamo raccontato attraverso le parole degli allievi. L'emozione arriva prima ancora di accelerare. Il casco, il semaforo, il rumore dei motori e poi l'asfalto che comincia a scorrere veloce davanti agli occhi accanto a loro: uomini e donne coraggiosi che riprendono in mano la propria vita. Quando si entra in traiettoria, però, tutto il resto scompare. Rimangono il manubrio, la curva successiva e quella sensazione che chi va in moto conosce bene: per qualche minuto esistono soltanto la pista e la voglia di andare. Non esistono stampelle, non esistono protesi, non esiste disabilità. Esiste solo equilibrio, istinto, concentrazione e libertà. Provarlo direttamente aiuta a capire qualcosa che le parole, da sole, fanno più fatica a raccontare e quando qualcuno riesce a ritrovare tutto questo dopo che un incidente gli ha cambiato la vita, quei giri di pista assumono un significato completamente diverso.
L'iniziativa di inserisce all'interno di SpecialMente, il programma di Corporate Citizenship di Bmw Italia8550 motociclisti di nuovo in sella
—I numeri raccontano meglio di qualsiasi slogan la dimensione del progetto. In questi anni Di.Di. ha riportato in sella circa 550 motociclisti con disabilità. Sono 170 le persone che hanno ottenuto una patente speciale AS per tornare a guidare su strada, mentre oltre 200 piloti hanno affrontato anche l’esperienza agonistica. Numeri resi possibili, secondo Malagoli, anche grazie al rapporto con Bmw Motorrad. "È fondamentale. Se abbiamo questi numeri è grazie al supporto di Bmw Motorrad, che ci permette di organizzare giornate come questa in sicurezza, con i ragazzi seguiti e uno staff che li aiuta in tutte le cose". Dal primo approccio alla moto fino alla strada e, per qualcuno, persino fino alle gare, il percorso può essere lungo. Ma l’importante, è che una strada esista.
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Malagoli: "La moto per tornare in sella alla propria vita"
La Bmw M2 dedicata ai partecipanti SpecialMente è allestita con dispositivi di guida a controllo elettronico prodotti da Guidosimplex9La pista come punto di partenza
—È questa la filosofia di Di.Di.: non considerare la disabilità come punto di arrivo, ma cercare attraverso la moto una nuova possibilità. Di.Di. organizza infatti Octo Cup, campionato italiano riconosciuto dalla Federazione Motociclistica Italiana e l’European Handy Bridgeston Cup, campionato europeo riconosciuti da Fim Europe. Negli anni sono stati coinvolti circa 250 piloti provenienti da 12 Paesi. Ma la pista è soltanto una parte del progetto. Ci sono la mototerapia, con circa 450 bambini e ragazzi coinvolti nelle attività svolte a Vallelunga e l’educazione stradale, con oltre 100 istituti scolastici raggiunti e circa 12.000 studenti coinvolti nel progetto "Non buttate via la vita in un secondo".
Non solo motociclisti ma anche tanti volontari scesi in pista per partecipare attivamente all'iniziativa10Bmw Roma: oltre il sostegno, il volontariato
—La novità di questa giornata è stata anche la presenza operativa dei collaboratori di Bmw Roma. Più di venti volontari hanno scelto di trascorrere la giornata in circuito non per assistere semplicemente all’evento, ma per dare una mano concretamente. Per Salvatore Nanni, Direttore Generale di Bmw Roma, è un passaggio importante: è la prima partecipazione di Bmw Roma a un’attività Di.Di. a Vallelunga con il coinvolgimento diretto dei collaboratori del Gruppo. "Non ho dovuto convincere nessuno" ha raccontato Nanni. Poi Malagoli: "Alcuni volontari sembravano semplicemente essere posizionati vicino ai birilli, quasi senza fare nulla. Ma un ragazzo ha rischiato di perdere l’equilibrio e quelle persone erano lì per sostenerlo". Pochi secondi, un aiuto apparentemente minimo che, per chi è in sella, può significare tutto.
Niccolò Zanardi: “Il fine è offrire l’opportunità a delle persone che hanno subito una grande sfortuna e offrire loro questa opportunità di riscatto”11Niccolò Zanardi: “La moto e lo sport sono un mezzo”
—La giornata ha avuto anche un significato particolare per la presenza di Niccolò Zanardi, presentato ufficialmente come nuovo Ambassador di SpecialMente è un passaggio simbolico perché la storia di SpecialMente è legata proprio ad Alessandro Zanardi. Il progetto nacque nel 2001 da un’idea di Alex, sviluppata insieme alla scuola di sci di Salice d’Ulzio attraverso SciAbile. Da allora è diventato il contenitore delle attività di Corporate Citizenship di Bmw Group Italia, con iniziative dedicate all’inclusione, alla cultura, alla sostenibilità e alla valorizzazione dei talenti. Niccolò raccoglie idealmente quell’eredità e lo fa partendo da un concetto molto preciso: sport e mobilità non sono il traguardo, ma il mezzo. "Il fine è offrire l’opportunità a delle persone che hanno subito una grande sfortuna e offrire loro questa opportunità di riscatto", ha spiegato. Un messaggio che passa anche attraverso la sua attività di istruttore della Bmw Driving Esperience, dove guida la Bmw M2 allestita per le persone con disabilità, che oggi si incrocia con quello dei motociclisti Di.Di. Moto e auto si incontrano nello stesso paddock. Due mondi diversi con un’unica idea: fare in modo che una disabilità non rappresenti una barriera, ma soltanto una condizione alla quale trovare una risposta tecnica, sportiva e soprattutto umana.
Accanto ai corsi dedicati a loro, Di.Di. ha organizzato sessioni per neofiti e attività rivolte anche a motociclisti normodotati, principianti e esperti12Non solo disabilità: tutti insieme in pista
—C’è un altro elemento che rende particolare la giornata di Vallelunga. In pista non ci sono soltanto i motociclisti con disabilità. Accanto ai corsi dedicati a loro, Di.Di. ha organizzato sessioni per neofiti e attività rivolte anche a motociclisti normodotati, principianti e esperti. Tutti nello stesso ambiente, tutti impegnati a imparare senza il peso della competizione spietata. È forse questo uno degli aspetti più importanti del progetto: l’inclusione non significa creare mondi separati, ma fare in modo che mondi diversi possano incontrarsi. Anche Alessandro Sambuco di Fim Europe ha sottolineato questa prospettiva, parlando della possibilità di coinvolgere alcuni motociclisti Di.Di. nei corsi per tour leader, così da creare gruppi di motociclisti nei quali le persone con disabilità possano partecipare insieme agli altri, senza essere "ghettizzate". Una moto adattata non è una moto diversa. È semplicemente una moto che permette a una persona di tornare a fare ciò che ama. "Make life an inclusive ride": una frase che a Vallelunga trova una traduzione molto concreta. È nel casco che torna a essere indossato dopo anni. Nel primo giro dopo un incidente. In una curva a sinistra che finalmente viene affrontata meglio della precedente. In una ragazza di 21 anni che scopre di poter tornare a fare qualcosa che pensava di aver perso per sempre. E anche nei volontari che, invece di guardare dalla pit-lane, indossano una maglietta e cominciano a dare una mano. La velocità, quel giorno, passa in secondo piano. Perché a Vallelunga la cosa più importante non è quanto forte si riesca ad andare, ma andare di nuovo e soprattutto, capire che dopo una caduta può esserci ancora una partenza.
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