Poeta: "Quando arrivava Armani si fermava il mondo. E quella volta che mi sistemò la camicia..."
Il tecnico dell'Olimpia racconta l'eredità di Re Giorgio, il primo anno da allenatore a Milano e la sfida europea: "Il sogno di tutti è tornare ai playoff di Eurolega"
Il tecnico dell'Olimpia racconta l'eredità di Re Giorgio, il primo anno da allenatore a Milano e la sfida europea: "Il sogno di tutti è tornare ai playoff di Eurolega"
Giuseppe Nigro Giornalista 12 settembre - 10:29 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleChiamatela Armani. Dodici mesi dopo la perdita di Re Giorgio, scomparso il 4 settembre 2025, l’Olimpia Basket ne prende il nome. Per la prima volta, 18 anni dopo aver rilevato il club per riportarlo in alto, il Gruppo Armani ha deciso di accompagnarlo non più con uno dei tanti marchi della galassia, ma con il principale. Richiama direttamente il nome del fondatore, il primo ad avere tra i suoi sogni quell’orizzonte europeo chiamato Eurolega. Magari partendo dal ritorno ai playoff, che in questo torneo mancano da quattro stagioni. D’altronde, dopo una stagione in cui Milano ha onorato la memoria del patron vincendo tutto quello che poteva in Italia, è l’unico fronte su cui l’Olimpia in questa stagione può migliorare. L’Eurolega parte il 24, per l’Armani debutto il giorno dopo in casa del Partizan Belgrado, ma la stagione per coach Peppe Poeta e i suoi parte già il 19 con la Supercoppa italiana e la semifinale con la Virtus. Poeta, subentrato a novembre scorso, ha celebrato il triplete 2025-26 a giugno, rivolgendo la prima dedica al capofamiglia che non c’è più. Ed è proprio il tecnico salernitano, 41 anni oggi, la guida per raccontare cosa è stata e cos’è l’Olimpia di Armani. "Quello che lui ha rappresentato per l’Olimpia è unico. Ha preso il club in un momento particolare, gli ha dato lustro, solidità, stile, eccellenza, che poi è quanto ha fatto in ogni cosa che ha toccato nella sua vita. Aver vinto lo scudetto nella stagione della sua scomparsa e aver centrato il triplete per la prima volta nella storia dell’Olimpia rappresentano solo un piccolo pensiero per un personaggio di questa caratura. Era doveroso che lui fosse la prima persona cui dedicarlo per quello che Giorgio Armani ha fatto per la pallacanestro a Milano, per la pallacanestro in generale e per l’Italia".
VIDEO: Basket, gli Azzurri ricordano Armani: battono Cipro con il lutto sulla magliaCosa ha dato al basket italiano?
"In un momento molto difficile in cui tante squadre hanno fatto fatica, è entrato in maniera importante con grandi investimenti, si è preso la responsabilità di fare da traino a tutto il movimento, riportando in Italia Ettore Messina, che ha aiutato tantissimo a far crescere la società, e campioni come Chacho Rodriguez e Kyle Hines, e già prima un allenatore come Sergio Scariolo. La volontà di far eccellere la struttura ha fatto alzare il livello anche delle altre società, e oggi sono tante le realtà che stanno investendo".
Nell’estate 2025, l’Olimpia riporta lei a Milano (dov’era stato assistente di Messina) con l’idea di farne l’allenatore del futuro. Forse una delle ultime decisioni di Giorgio Armani nel basket.
"Con lui ho sempre avuto un bel rapporto, anche da avversario quando giocavo è capitato che mi facesse i complimenti a fine partita. Una volta, una decina di anni fa, siamo stati ospiti sulla sua barca per due giorni, eravamo in vacanza con Gentile, Hackett, Belinelli e le nostre compagne. Mi viene in mente prima di tutto la sua aura: non è spiegabile a parole, quando arrivava si fermava il mondo intorno".
Cosa ricorda del primo incontro?
"Le piccole cose, la sua gentilezza verso tutti. A me aveva un po’ sistemato la camicia... Una cura del dettaglio pazzesca, ovvero la sua impronta che ho trovato all’Olimpia. Parte dal modo in cui ha formato la sua azienda, di cui il basket è semplicemente una prosecuzione. Quando lavori qui senti di rappresentare tutto questo e, oltre a riempirti di orgoglio, ti dà quel senso di responsabilità che non senti di valere: è bellissimo perché sei nella condizione di dover alzare sempre l’asticella. Chi lo ha conosciuto bene mi racconta che è stata una persona molto esigente. Tutti i suoi valori ha provato a portarli nel club: esigenza, disciplina, sportività. L’Olimpia con il signor Armani non ha mai peccato di classe".
Come ha visto portare avanti lo spirito di Giorgio Armani in questo anno senza di lui?
"Le persone che oggi stanno portando avanti l’azienda e il brand stanno facendo un lavoro eccellente per incarnare ciò che Giorgio Armani ha costruito. Il signor Leo Dell’Orco su tutti è un uomo di una classe, di una gentilezza e di una generosità seconde a nessuno ed è la persona più adeguata per portare avanti il brand insieme alla famiglia tutta. Penso che ci siano motivi per cui il signor Armani sia orgoglioso di quanto fatto dalle persone che lui stesso ha scelto per portare avanti il suo nome. Partecipando alle sfilate di quest’anno, ed essendo a stretto contatto con Leo Dell’Orco e chi oggi rappresenta il brand, ho la percezione di quanto sentano la responsabilità e l’orgoglio di portare avanti il suo nome e i valori a cui teneva il signor Armani".
Di questa stagione Giorgio Armani avrebbe detto che sono state prese le decisioni giuste, ha detto Leo Dell’Orco alla Gazzetta. Tra queste, forse la più importante è stata dare la panchina a Poeta.
"Sento un senso di responsabilità enorme e provo a dare tutto me stesso: è un grande peso rappresentare un nome così importante, però è la spinta ad alzare l’asticella di giorno in giorno, essere all’altezza di questo arduo compito".
Studiando la vita di Giorgio Armani e vedendo da dentro il suo mondo, cosa l’ha colpita?
"La sua è una storia di dedizione, di cultura del lavoro e di stile cui possiamo solo ispirarci e che infatti possiamo portare a modello per i giocatori: chi firma qui rappresenta Giorgio Armani, e quindi tutto questo. Grazie a lui l’ambiente a Milano e le strutture costruite sono al top in Europa. Il nostro compito è onorare l’impegno ogni volta che andiamo in campo".
Nello stile personale quanto l’ha formata entrare nell’orbita Armani?
"Mi piace da sempre la moda, stare al passo coi tempi, poi da quando sono arrivato qui il signor Dell’Orco (ma non solo lui) si è preso cura di me anche da questo punto di vista. Sono appassionato di stile, mi piace, mi diverte, e quello di Giorgio Armani è il più bello perché è elegante e allo stesso tempo casual, due aspetti che pare incredibile saper conciliare. E l’esaltazione di certi colori colpisce per come lui ha saputo cambiare la moda con la semplicità".
Questo primo anno in cui l’Olimpia si chiamerà Armani c’è da onorare la sua figura sul campo.
"Come allenatore sto vivendo un sogno, sta andando tutto oltre ogni più rosea aspettativa: al primo anno finale con Brescia, che non l’aveva mai fatta, al secondo il primo triplete di Milano. Mi sembra di chiedere troppo a pensare di fare un altro anno ancora migliore, voglio vivere partita dopo partita con l’obiettivo di onorare questo nome, regalando emozioni, con senso di responsabilità. Poi chiaramente il sogno di tutti è tornare ai playoff di Eurolega, e sappiamo tutti quanto è difficile, in particolare in questa stagione".
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