Sinner, gli amici e i nemici: da Draper e Sonego ad Alcaraz, chi è dentro e chi è fuori dalla sua cerchia
La Gazzetta dello Sport

Sinner, gli amici e i nemici: da Draper e Sonego ad Alcaraz, chi è dentro e chi è fuori dalla sua cerchia

Sabato 12 settembre 2026
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L'amicizia col britannico risale ai tornei Under 18 quando era considerato quello...scarso. Si schierò dalla sua parte nel caso Clostebol. Il doppio di ferro con Sonego e il cambiamento di rapporti con lo spagnolo

L'amicizia col britannico risale ai tornei Under 18 quando era considerato quello...scarso. Si schierò dalla sua parte nel caso Clostebol. Il doppio di ferro con Sonego e il cambiamento di rapporti con lo spagnolo

Lorenzo Topello Collaboratore 12 settembre - 12:36 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

I preveggenti potrebbero tener d’occhio i panorami della Toscana alla ricerca di un ciuffo rosso e di un lungagnone britannico. Perché nella sua ultima intervista, Jannik Sinner è stato interpellato sul compagno di spogliatoio da portare in vacanza, e lui è andato dritto al punto come sempre: “Jack Draper, direi che siamo buoni amici”. Magari proprio in Toscana, indicata dal numero 1 al mondo come la regione più sottovalutata d’Italia. Quello fra l’azzurro e Jack è un rapporto ormai consolidato nel tour, cementato negli anni da dichiarazioni, allenamenti e sostegno nei momenti più difficili. Lo spogliatoio è come l’ufficio: ci sono quelli con cui non vedi l’ora di prendere un caffè e quelli che non brillano esattamente per simpatia. Vale anche per i colleghi di Jannik. 

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draper e gli azzurri

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Gli amici e compagni di allenamento, prima di tutto: Jack Draper e Lorenzo Sonego. Con Jack nacque tutto ai tempi del circuito Junior Under 18, complice un aneddoto raccontato dal britannico: “Quando giocavamo il doppio ci dicevamo di tirare su di lui perché non sembrava esattamente quello più forte. Eppure dai primi Challenger in poi ci ha bruciato tutti: lui scalava la top 20, noi eravamo ancora fuori dai 300”. Chi meglio di un coetaneo può descrivere Jannik, del resto? I due crescono e si danno sostegno reciproco: Jack si allena con l’azzurro dopo la sospensione per Clostebol, in quel di Montecarlo. E Sinner non fa mai mancare sorrisi e abbracci all’amico anche quando lo batte, come allo Us Open 2024. E Sonego? Con lui il rapporto si cementa in Coppa Davis a suon di doppio, fondamentale nel quale Sinner diventa determinante nelle Finals 2023 (con Sonny) e con l’amico Matteo Berrettini l’anno dopo. Ogni punto un abbraccio, il clima è di relax totale. Sfida speciale quando l’amico è dall’altra parte della rete, come con Sonego e Madrid e con il Martello a Wimbledon: “Battere un amico dispiace sempre” diceva Jannik con un mezzo sorriso nella serata tutta tennistica condotta da Chiambretti. Matteo, fra le risate della sala, lo mandò a quel paese. 

allenamenti e doppio

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Jannik ha vissuto i suoi momenti più duri con la sospensione per il caso Clostebol ed è cosa risaputa. C’è chi come Sonego e Draper ha subito accettato di allenarsi con lui appena possibile a Montecarlo. E chi comunque ha voluto far sentire la propria vicinanza attraverso messaggi e sessioni di allenamento condivise da Roma 2025 in poi: Holger Rune, Casper Ruud (che lo difese durante la sospensione definendolo “innocente e sfortunato”) e Jiri Lehecka, per esempio. Ma anche Taylor Fritz, sconfitto senza appello nella finale delle Finals 2024 e dello Us Open dello stesso anno, è stato più volte sparring partner dell’azzurro. A proposito di Rune, Sinner ha speso parole importanti per lui dopo averlo visto sugli spalti di Doha, lo scorso febbraio, mentre era ancora fermo per il lungo infortunio al tallone: “Holger, che bello rivederti! Ti auguriamo un veloce recupero dal problema fisico, ti aspettiamo tutti in campo”. Jannik ha coltivato poi rapporti speciali anche con gli amici doppisti, da Reilly Opelka (con cui ha vinto l’unico titolo Atp in doppio, ad Atlanta 2021) a Hubert Hurkacz di cui fino a cinque-sei anni fa parlava come del migliore amico nel circuito. 

con alcaraz

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E poi c’è il rapporto con Alcaraz. I due, a Roma 2025, si trovarono in finale per la prima volta in un Masters 1000 e lo spagnolo volle seminare un po’ di pepe sulla sfida: “Non siamo amici, ma rivali. Non posso essere amico stretto di uno che voglio battere. Posso dire che abbiamo un buon rapporto, ma non siamo poi così vicini”. Tra i due poi il rapporto è notevolmente migliorato, complici i continui appuntamenti nelle finali Slam e non solo (“Ormai vedo più Jannik di mia madre” rise Alcaraz dopo l’ultimo Us Open): Sinner ha più volte detto di avere un rapporto diverso rispetto agli altri e di sentir di poter parlare con lui di tutto: “Siamo amici anche fuori dal campo, ci rispettiamo in un modo molto sano”. Evoluzione positiva di un incrocio inizialmente piuttosto freddo: in quella conferenza stampa a Roma, del resto, lo spagnolo ammise di non aver scritto a Jannik alcun messaggio durante la sospensione per il Clostebol. 

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rivali

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Lo spartiacque fra amici e semplici colleghi-rivali è stato inevitabilmente quel periodo. Il più nero e incerto, dopo il quale anche un carattere calmo come quello di Jannik si tolse un sassolino dalle scarpe: “Ho ricevuto messaggi di sostegno da tennisti che non mi aspettavo, ma non ne ho ricevuti da altre persone che invece mi sarei aspettato”. Detto di Alcaraz, i rapporti in quel momento non parevano idilliaci neanche con Djokovic che a proposito del caso Clostebol sentenziò al momento dell’apertura del caso: “Mancano protocolli standardizzati e chiari. Posso capire i sentimenti di molti giocatori che si chiedono se siano trattati allo stesso modo”. Frase che venne ripresa e anzi potenziata dalle uscite di Stan Wawrinka (“Il suo caso ha fatto male al tennis”) e di Griekspoor (“Lui porta tanti soldi e anche due figure chiave di Atp sono italiane”). Stendendo un velo pietoso sulle sparate di Kyrgios.

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