Come ridurre il rischio di primo infarto del 36% secondo gli esperti
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Come ridurre il rischio di primo infarto del 36% secondo gli esperti

Sabato 12 settembre 2026
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Lo studio Vesalius-CV su 12.000 pazienti dimostra che abbassare il colesterolo LDL prima di un primo evento riduce il rischio cardiovascolare del 36%

Lo studio Vesalius-CV su 12.000 pazienti dimostra che abbassare il colesterolo LDL prima di un primo evento riduce il rischio cardiovascolare del 36%

Daniele Particelli 12 settembre - 14:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Nel nostro Paese le malattie del sistema circolatorio rappresentano ancora oggi la principale causa di morte: oltre 220.000 decessi registrati soltanto nel 2022, su un totale di circa 720.000. Si tratta di un peso enorme, che da anni impone alla cardiologia di interrogarsi su come intervenire in modo più efficace, e soprattutto più precoce, per proteggere la salute del cuore.

Una risposta concreta sembra arrivare ora dallo studio internazionale Vesalius-CV, presentato al 57° Congresso Nazionale dell'ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) a Rimini: riducendo significativamente il colesterolo LDL nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare - anche prima che si verifichi un primo evento - si può abbattere del 36% la probabilità di subire un infarto.

Lo studio: 12.000 pazienti seguiti per oltre quattro anni

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Il Vesalius-CV è uno studio di ampia portata che ha coinvolto oltre 12.000 pazienti caratterizzati da un rischio cardiovascolare elevato o molto elevato, ma senza precedenti eventi clinici come infarti o ictus. Tutti i partecipanti sono stati seguiti per più di quattro anni, con l'obiettivo di valutare se intervenire farmacologicamente in questa fase, prima che si verifichi un evento acuto, potesse produrre benefici concreti e misurabili. I risultati mostrano che riducendo in modo marcato i livelli di colesterolo LDL, considerato uno dei fattori causali diretti dell'aterosclerosi, si ottiene una diminuzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori, tra cui infarto e ictus.

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Nello specifico, l'impiego di evolocumab, un farmaco della classe degli inibitori PCSK9, ha consentito di abbattere il colesterolo LDL di oltre il 50%, portandolo a valori intorno ai 45 mg/dL. "Il dato più rilevante è proprio la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare. Significa evitare un infarto, un ictus o una complicanza che può lasciare conseguenze permanenti. La novità è che possiamo intervenire in una fase in cui il paziente non ha ancora avuto eventi, ma è già esposto a un rischio elevato", ha spiegato Claudio Bilato, vicepresidente di ANMCO e direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell'Azienda ULSS8 Berica.

Agire prima

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Per decenni la pratica clinica cardiologica si è concentrata sull'intervento terapeutico dopo un evento acuto, il cosiddetto approccio secondario. Lo studio suggerisce invece che questa impostazione, da sola, non sia più sufficiente: il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso in modo silenzioso e senza segnali riconoscibili, mentre la malattia è già in atto nei vasi sanguigni. Aspettare che si manifesti con un infarto o un ictus significa perdere una finestra temporale preziosa in cui l'intervento sarebbe stato più efficace e meno traumatico.

"Oggi abbiamo una consapevolezza nuova. Il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso in modo silenzioso, mentre la malattia è già in atto. Questo significa che abbiamo una finestra temporale importante in cui possiamo agire. Siamo davanti a un cambio di paradigma fondamentale per la cardiologia moderna e per il modo in cui dobbiamo prenderci cura dei pazienti", ha concluso Massimo Grimaldi, presidente ANMCO e direttore della Cardiologia dell'Ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti.

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