Capirossi diventa MotoGp Legend: "Ho risentito le sensazioni che provavo in gara. Il mio difetto..."
La Gazzetta dello Sport

Capirossi diventa MotoGp Legend: "Ho risentito le sensazioni che provavo in gara. Il mio difetto..."

Sabato 12 settembre 2026
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L'ex pilota: "È un momento della mia carriera che va a coronare tutte le cose difficili che ci sono state dietro. E che mi ripaga di tutto quello che ho fatto in tanti anni”

L'ex pilota: "È un momento della mia carriera che va a coronare tutte le cose difficili che ci sono state dietro. E che mi ripaga di tutto quello che ho fatto in tanti anni”

dal nostro inviato  Mario Salvini 12 settembre - 15:10 - MISANO ADRIATICO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Quando una sala Stampa applaude, anzi di più, quando lo fa alzandosi in piedi all’unisono, in una standing ovation per chi sta parlando, significa che il momento è di quelli indimenticabili. Solenni. Perché non è quello il posto in cui normalmente ci si intenerisce troppo. E allora è bello raccontare di quanto accaduto stamattina a Misano, nella sala conferenze in cui normalmente i piloti raccontano dei loro podi e delle loro pole position. Sul palco un solo uomo, una Leggenda. Adesso possiamo scriverlo con la L maiuscola, perché è così che ha deciso la MotoGP. Loris Capirossi da oggi è una delle Legends, degli immortali del motociclismo. Non che ci fosse bisogno di una certificazione: ma quella Hall of Fame tramanda molto di più delle vittorie, racconta, e scolpisce per sempre, un modo di correre e di vivere, in definitiva la capacità di esaltare ed elevare tutto lo sport delle moto

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quelle sensazioni

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“Stamattina – ha raccontato con un sorriso e gli occhi lucidi Loris - quando mi sono svegliato, la prima cosa che ho pensato è stata che alle 12 avrei avuto questo evento, e non sapevo veramente come affrontarlo. Lo so che può sembrare strano, è una vita che sono in questo mondo, ma ho risentito esattamente le sensazioni che avevo ogni volta che dovevo affrontare una gara. Era da tanto tempo che non mi capitava…”. Loris Capirossi allo stato puro, così com’è, genuino. E per questo amato da tutti, avversari compresi. Non solo adesso, che sarebbe facile, tanti anni dopo aver deposto il casco. I rivali non riuscivano a volergli male nemmeno quando in pista li batteva

il più giovane

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“È un momento della mia carriera che va a coronare tutte le cose difficili che ci sono state dietro. E che mi ripaga di tutto quello che ho fatto in tanti anni”. Tanti sanno della sua storia, dei suoi genitori che ipotecarono la loro casa per farlo correre, ma sentirla raccontare lì, con papà Giordano e mamma Patrizia in sala, è stata una meraviglia. Non è stato il solo, Loris, a commuoversi. “E’ segno che stiamo diventando vecchi….”, ha provato a sdrammatizzare lui. Fa effetto sentirlo dire da lui che è stato il più giovane campione del Mondo della storia. E’ stato e lo resta, 36 anni dopo. “Pedro Acosta non mi ha battuto per un solo giorno…”, ha ricordato. Per poi aggiungere: “…e di questo sono molto contento”. Con una gran risata, sua e di tutti.

cuore molto grande

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E allora avanti coi racconti. Sugli avversari: “Beh sì, quando battevo Valentino la goduria era doppia. Ma non solo lui, anche le sfide con Romboni, con Max Biaggi erano esaltanti, i miei veri rivali erano quelli, i ragazzi con cui avevo cominciato. Però la cosa veramente fighissima è essere riuscito a creare un rapporto fantastico con tutti loro”. Ecco, appunto. “Il mio difetto, se possiamo dire così, è che ho sempre avuto un cuore molto grande. È chiaro che quando eravamo in pista non mi tiravo indietro. Poi il mio cuore mi portava spesso a fare scelte che magari non erano le più giuste nell’immediato. Ma sono felicissimo così”.

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phillip island

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É tutto lì, l’essenza stessa Hall of Fame, delle Legends e della cerimonia che ieri celebrava l’ingresso di Loris tra esse. “Nel mio museo ho pochissime coppe, perché per me le coppe sono pezzi di latta. Resteranno tanti ricordi, tante battaglie. Non ho una gara a cui ripenso con più affetto o con emozione particolare. Se devo pensare a un momento, penso alla ultima corsa del mio anno d’esordio, quando sono diventato Campione del Mondo a Philip Island”. Era il 1990. “Di fianco a me c’era Fausto, Fausto Gresini. E quello è un momento che resterà per sempre. Per il resto, la cosa che ha veramente valore per me è che la gente, tanta gente, mi voglia ancora bene”.

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