"Presi a pallonate, altro che convincenti", "Se non c'era Meret...": Napoli, cresce il partito anti-Allegri
La Gazzetta dello Sport

"Presi a pallonate, altro che convincenti", "Se non c'era Meret...": Napoli, cresce il partito anti-Allegri

Sabato 12 settembre 2026
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Il tecnico ha lanciato un appello ai tifosi in conferenza stampa. Ma dopo l'inizio di stagione complicato, monta lo scetticismo nell'ambiente azzurro

Il tecnico ha lanciato un appello ai tifosi in conferenza stampa. Ma dopo l'inizio di stagione complicato, monta lo scetticismo nell'ambiente azzurro

Alessandra Vaccaro 12 settembre - 17:42 - NAPOLI English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

“Col Bologna è fondamentale fare risultato e per fare risultato c’è bisogno di tutti, dalla squadra ai tifosi. È molto importante”. Dopo tre sconfitte consecutive, Massimiliano Allegri, con lo sguardo serio e concentrato in conferenza stampa, lancia per la prima volta un appello ai tifosi. Max prova a smuovere le coscienze e il senso di appartenenza del popolo napoletano. Quell’ambiente che, fin dai primi rumors del suo arrivo in azzurro, si è mostrato tiepido, a tratti ostile. Tanto che, il dissenso all’allenatore del Napoli si è materializzato mentre correvano ancora le immagini della lunga chiacchierata a Roma tra il presidente Aurelio De Laurentiis e Vincenzo Italiano, quando si trattava di semplice suggestione. Era il 26 maggio scorso, a campionato appena concluso e Massimiliano Allegri fresco di esonero dal Milan.

#allegriout

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L’hashtag non si è preso neanche un giorno di riposo, ha solo cambiato casacca: il dissenso si è delocalizzato, passando da Milanello a Castel Volturno in un batter d’occhio. Allegri ha dovuto combattere fin dall’inizio in azzurro: i 6 scudetti conquistati in carriera e le due finali di Champions disputate con la Juventus non sono bastate a far digerire la scelta del patron azzurro, che per l’anno del Centenario ha deciso di puntare su un palmares, su carta, inattaccabile. I napoletani che, solitamente si professano cultori di storia moderna alla luce del passato maradoniano, hanno deciso di iniziare la lettura dal finale del libro, dallo sciagurato epilogo del Milan. Certo il biennio di Conte, impreziosito da uno Scudetto e una Supercoppa, non ha agevolato l’insediamento di Allegri.

vecchio contro nuovo

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Anche l’annosa questione tra giochisti e risultatisti, perorata dall’ormai predestinato Fabregas, ha contribuito a rincarare la dose, aprendo di fatto alla dicotomia più trendy degli ultimi mesi. L’allenatore del Como ha lanciato la sfida al “vecchio calcio” già a partire dal primo confronto con Max al Sinigaglia, nella scorsa stagione: “Quando fai 700 passaggi e il Milan 200 non è normale, chi ama il calcio lo sa. No no, 1-3 Milan. Il ‘risultatismo’, a voi piace tanto. Otto volte su dieci la vinciamo noi”. Ebbene, anche se il duello sportivo tra i rappresentanti delle due categorie stazione attualmente sul pareggio, la tendenza a criticare Allegri (per la mancanza di gioco, per un sistema spiccatamente difensivo, per gli errori nei cambi) va di moda, anche più dell’acclamazione del “bel gioco”.

VIDEO: Fabregas torna sul litigio con Allegri: "Sarei contento se facessi il 20% di quanto ha fatto lui"

chi la dura la vince

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Massimiliano Allegri sta lavorando duramente, appunto, per raggiungere la tanto agognata vittoria, senza nascondersi, a modo suo, a rischio di beccarsi nuove critiche. Nell’ultima conferenza stampa, ha rispolverato il manifesto del suo credo calcistico: “Il risultato viene prima della prestazione”. Ma a giudicare dai recenti commenti non deve aver convinto i tifosi. L’ultima ondata social, alla vigilia di due gare spartiacque per la stagione, prima della sosta per le nazionali, è nuovamente al veleno: “Questo non arriva a Natale lo dico adesso”, “Esonero e Palladino allenatore. Almeno si fa gioco e salviamo il salvabile”, “Ti prego dimettiti, non rovinarci”, “Allegri out, avete mancato di rispetto a un’intera tifoseria prendendo un personaggio simile”, “Allegri, a differenza di Conte, il morto al cimitero lo accompagna davvero”. Critiche sempre più feroci, condizionate, senza dubbio, dalle sconfitte con Como, Inter e Arsenal. Proprio nella gara contro gli inglesi al Maradona è saltato all’occhio il dato relativo all’xg concesso agli avversari, 4.04, a fronte della produzione offensiva del Napoli, attestatasi sullo 0.23.

@Guidolino8 Le ultime due partite con Arsenal e Inter sono quelle in cui il Napoli ha concesso più xG negli ultimi 20 anni. L'umiliazione non è soltanto perdere di 4 gol, ma anche non uscire dalla propria metà campo come ieri sera.

— -BlackStar (@Cpt_Chloe_) September 10, 2026 ">

Numeri che hanno incattivito ulteriormente i napoletani sui social: “L’umiliazione non è prendere 4 gol tra Arsenal e Inter, ma non uscire dalla propria metà campo”, “Arsenal xg 4.05, Napoli xg 0.22. Soffre il giusto…”, “Del Napoli ha giocato solo Meret nel primo tempo, altrimenti ne prendevamo almeno 2”, “Prestazione convincente? Rintanati in area di rigore e presi a pallonate”. Non è andata meglio dopo la partita con l’Inter, quando nel mirino ci sono finiti i cambi di Max: “Ha tolto Santos per Badiashile, cosa poteva andare storto?”, “Come buttare una partita, a lezione da Massimiliano Allegri”. Mentre per la sconfitta col Como, Max è stato additato per un’altra scelta: “Perché non ha fatto giocare Vergara?”, la domanda più gettonata dei tifosi.

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la soluzione

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Senza voler parafrasare Allegri, i risultati sono sempre la soluzione nel calcio. Vincere contro Bologna e Fiorentina regalerebbe a Max un po’ di tregua anche social. Del resto, prima ancora di firmare in azzurro ha dovuto sorbirsi il paragone con l’ex tecnico del Bologna, “A questo punto, tifiamo Italiano tutta la vita”, e subito dopo l’ingenerosa shitstorm all’insegna dell’#allegriout: “Se viene Allegri a Napoli smetto di seguire il pallone definitivamente”, “L’anno del centenario con Allegri non lo merito”, “Il Napoli ad Allegri, quel bollito di Allegri”, “Presidente io mi fido delle sue scelte, ma Allegri allenatore del Napoli è una sciagura”. È evidente che non sia dello stesso avviso il presidente Aurelio De Laurentiis, che nutre una forte e decennale stima nei confronti del suo nuovo allenatore. Il patron del Napoli, infatti, ha blindato Max con un corposo contratto triennale e, a dispetto, delle tendenze in voga, non ha alcuna intenzione di mettere in discussione la panchina. Nel calcio esiste sempre l’imponderabile, ma la rinomata lungimiranza di De Laurentiis spinge a credere che prima o poi quell’#allegriout possa diventare sempre più sporadico scrollando i social. 

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