Zverev, ma quanto palleggi? Oltre 12mila volte prima di servire, il tic che fa impazzire gli avversari
Il gesto del tedesco prima di servire manda ai matti i suoi avversari, che chiedono più attenzione ai giudici di sedia. Lui si difende: "Non lo faccio apposta, lo trovo divertente"
Il gesto del tedesco prima di servire manda ai matti i suoi avversari, che chiedono più attenzione ai giudici di sedia. Lui si difende: "Non lo faccio apposta, lo trovo divertente"
Pellegrino Dell'Anno 12 settembre - 17:09 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleI tic, le abitudini, fanno parte della routine di ogni tennista. C’è chi lo fa per scaramanzia (come Nadal che non calpestava le righe camminando) o semplicemente perché lo trova quasi rilassante (Shapovalov fa sempre passare la pallina tra le gambe prima di servire). Ma, per quanto siano gesti estremamente personali, possono finire anche per disturbare gli avversari. Specie negli appuntamenti più importanti e nelle sfide più delicate, come accaduto ad Alexander Zverev ultimamente: il tedesco durante lo Us Open ha infatti fatto rimbalzare tantissime volte la pallina, in un tempo che è sembrato spesso quasi infinito, al momento del servizio. Tra prima e seconda, non essendoci in quel caso time violation, lo ha fatto ancora di più. Infatti Espn, prima della semifinale, ha contato addirittura 12.000 rimbalzi in cinque partite. Un numero spaventoso, di cui Zverev si dichiara quasi inconsapevole, ma che per gli avversari risulta anche un problema.
Lamentela
—Lo ha ben spiegato Karen Khachanov, sconfitto dal tedesco in semifinale dopo aver avuto anche due set point nel terzo set. Il russo, giocatore molto metodico, ha posto l’accento su questo tic di Zverev e sul fastidio che può creare in chi si trova dall’altra parte della rete: “Non sono l’unico a trovare fastidioso il modo in cui Zverev fa rimbalzare la palla prima del servizio, ma la pensano così anche molti giocatori, perché si prende troppo tempo. Sei pronto per rispondere, e poi all'improvviso la palla rimbalza anche altre dodici volte. Obbligandoti a rifare lo split step e prepararti da capo. E questo succede praticamente a ogni punto”. Un messaggio condiviso anche dai colleghi e dal pubblico. Basti pensare che quando Zverev è stato sanzionato con un warning per time violation proprio a causa dei troppi rimbalzi della pallina durante la semifinale, il pubblico dell’Arthur Ashe è esploso in un rumoroso applauso di approvazione. Per quanto Khachanov sia però stato realista e onesto anche a questo proposito: “Se Zverev non supera il tempo consentito tra un punto e l'altro, non posso dire nulla perché sta rispettando le norme. Se invece non sta nel tempo previsto deve ricevere un avvertimento. Non chiederei all’arbitro di sedia di stare attento a questo però, è lui che deve accorgersene, non dipende da me”. In tutto ciò, Sasha non ha molto da dire se non difendersi in maniera sincera.
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—Il n.2 del mondo, che ha raggiunto la terza finale Slam consecutiva, ha sempre avuto l’abitudine di far rimbalzare la pallina prima del servizio. Semplicemente ora lo fa in maniera più frequente ma, come ha lui stesso spiegato, non può farci molto. E, soprattutto, non lo fa appositamente per infastidire gli avversari o spezzare loro il ritmo: “Non lo faccio apposta a far rimbalzare la palla più spesso di prima, non so perché lo faccia. Ho visto le statistiche (sorride, ndr), e ho fatto rimbalzare la palla più di 12.000 volte dall’inizio del torneo. Lo trovo divertente”. Insomma Zverev ha scherzato sulla questione, rendendo chiaro come non sia una strategia ma un atteggiamento quasi involontario (“non conto per arrivare ad un numero specifico, e non capisco perché sia aumentato così tanto”). Sul quale però c’è bisogno di intervenire, per diminuire il tempo in campo, visto che ha giocato quasi 20 ore per arrivare in finale, e andare anche incontro agli avversari: “Quando ho visto le statistiche dei rimbalzi prima della semifinale ho pensato onestamente di dover ridurre il numero. Ma, pur sapendolo, magari durante la partita me ne dimentico e i rimbalzi tornano a risalire”. La consapevolezza di quello che è un problema, seppur piccolo, che si accoppia in ogni caso all’involontarietà, c’è da parte del tedesco. Come la voglia di risolverlo, abbattendo almeno in parte questo tic. Che però, alla luce di un 2026 straordinario che gli ha portato anche il primo Slam, non sembra influire così male sul suo gioco. Anzi, ha aggiunto quasi un tocco di efficacia in più nella stagione migliore della carriera per Zverev. A volte anche giocare un po' con la cabala può cambiare le cose in meglio.
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