La Figc su Malagò: dai precedenti alle norme Coni, ecco perché l'elezione è regolare
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La Figc su Malagò: dai precedenti alle norme Coni, ecco perché l'elezione è regolare

Lunedì 14 settembre 2026
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Il procuratore federale Chinè ha inviato un nuovo documento alla Procura generale dello Sport per dimostrare la regolarità del voto anche senza tesseramento

Il procuratore federale Chinè ha inviato un nuovo documento alla Procura generale dello Sport per dimostrare la regolarità del voto anche senza tesseramento

Elisabetta Esposito Giornalista 14 settembre - 08:07 - ROMA Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Giovanni Malagò è amareggiato ma sereno. Così come la Figc, che sul caso tesseramento rischierebbe di avere le sue responsabilità. La storia è nota: il procuratore generale dello Sport Ugo Taucer non condivide l’interpretazione normativa che il procuratore federale Giuseppe Chinè ha dato della necessità di tesseramento per partecipare alla corsa alla presidenza federale. Malagò non era tesserato, non ne ha mai fatto mistero. Ma nonostante questo la Federazione a maggio scorso ha ritenuto la sua candidatura ammissibile e di conseguenza la sua elezione regolare. Non solo per una questione di prassi, ma soprattutto per la lettura della tanto discussa norma contenuta nello Statuto Figc e in quello del Coni. Anche perché - cosa che Chinè ha sostenuto in modo decisamente dettagliato nel prima richiesta di archiviazione del caso inviata a Taucer - a differenza di tutte le altre federazioni, lo Statuto della Federcalcio prevede che le candidature a presidente siano accompagnate dall’accredito di almeno una delle componenti. Sostiene (anche) Chinè che se la tessera federale serve a garantire una “appartenenza al settore”, lo è inevitabilmente anche il sostegno di una parte dell’elettorato attivo, tanto da comprendere e giustificare l’interpretazione che finora la Figc ha sempre dato al requisito in questione. 

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non domani

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Nell’esprimere il proprio dissenso all’archiviazione, Taucer una settimana fa ha chiesto a Chinè di inviargli delle controdeduzioni per avvalorare la sua tesi, annunciando che il Coni sarebbe stato comunque informato. E così è stato. La questione potrebbe ora arrivare in Giunta, che valuterà l’entità dell’eventuale violazione. Non domani però, il presidente Luciano Buonfiglio ha già garantito che non discuterà del caso adesso (tanto che c’è alcun riferimento nell’ordine del giorno). 

interpretazione

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Chinè nel weekend ha mandato i suoi chiarimenti alla Procura Generale. E qui ci sono argomentazioni interessanti, forse non di immediata comprensione, va detto, ma importanti da conoscere se si arriva a mettere a rischio un’elezione e a tornare a parlare di commissariamento. Il primo punto è legato all’interpretazione dell’articolo 29 comma 1 dello Statuto Figc, quello in cui si richiede agli eventuali candidati di essere «in regola con il tesseramento». Il procuratore federale parte ribadendo che dal punto di vista lessicale questa frase non equivalga all’essere obbligatoriamente tesserati, ma che si riferisca al rispetto delle prescrizioni e dei requisiti previsti per chi tesserato lo è già. Taucer, scrivendo a Chinè, aveva fatto presente che a suo dire l’essere "in regola con il tesseramento" presupponeva l’esser prima tesserati, facendo riferimento più volte ai Principi fondamentali Coni a cui gli Statuti di tutte le federazioni dovevano adeguarsi. Il procuratore federale non è d’accordo e nella sua replica ricorda che negli articoli 4 e 5 comma 3 dello Statuto Coni, richiamati più volte dalla Procura Generale, non è mai presente la parola "tesseramento". L’unica disposizione a riguardo è quella dell’articolo 7.4 dei Principi Coni in cui si parla solo di essere "in regola con il tesseramento", norma ripresa alla lettera dalla Figc che dunque sembra essersi adeguata in toto alle indicazioni. 

scelta

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Ma andiamo avanti. Chinè mette nero su bianco anche una analisi comparativa di tutti gli Statuti delle federazioni, evidenziando un elemento derimente: laddove una singola federazione abbia ritenuto di imporre come requisito di candidabilità/eleggibilità il tesseramento, lo ha previsto espressamente nel proprio Statuto. La Figc non ha specifiche di questo genere, ritenendo – nell’ambito della propria autonomia e forte anche di un sistema di candidatura differente – di prevedere solo della regolarità del tesseramento stesso. 

precedente

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Gli elementi a sostegno della tesi di Chinè non finiscono qui. Il procuratore fa presente che la ridotta ma comunque presente giurisprudenza federale sul tema è in linea con quanto da lui sostenuto, ovvero che il tesseramento non è requisito per candidabilità e eleggibilità. C’è un precedente - la decisione n. 83 del Tribunale Federale del 4 gennaio 2021 - in cui a un certo punto si legge: "Alla luce delle disposizioni generali non sembra a questo collegio che la sussistenza di un valido tesseramento sia un requisito per potersi candidare alle cariche federali come sostenuto dal resistente". Il caso, che ruotava intorno alle elezioni del Comitato regionale Lombardia, è stato oggetto di due ricorsi, prima alla Corte federale d’Appello e poi al Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni, ultimo grado di giustizia sportiva. Né il primo, né soprattutto il secondo, hanno ritenuto di mettere in discussione la tesi sul tesseramento. 

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chiarezza

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Dopo aver ribadito di aver intenzione di archiviare il procedimento, Chinè - accogliendo l’invito di Taucer a procedere a una regolamentazione più chiara e meno soggetta a interpretazioni - conclude di aver già informato la Segreteria Generale Figc. La speranza, di tutti, è che in futuro non ci siano ambiguità, né zone d’ombra o potenziali strumentalizzazioni.

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