Kolo Muani gioca a nascondino: il francese è un problema
L’ex Psg è troppo molle e da "9" puro sembra ancora disorientato. Stecca anche Woltemade: il tedesco è poco lucido e sbaglia tutto
L’ex Psg è troppo molle e da "9" puro sembra ancora disorientato. Stecca anche Woltemade: il tedesco è poco lucido e sbaglia tutto
dal nostro inviato Matteo Nava 14 settembre - 11:35 - REGGIO EMILIA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleQuattro partite e nessun gol, più diversi fotogrammi che nel giro di poche ore sono già diventati dei reel di sfottò sui social network da parte delle tifoserie avversarie. Stop goffi, tentativi di colpi di tacco finiti agli avversari e soprattutto pochissime occasioni pericolose. No, così non va. L’attacco della Juventus non funziona e soprattutto non produce gol, perché ancora una volta Luciano Spalletti ha pescato dalla panchina le reti della rimonta parziale, ma da Randal Kolo Muani e Nick Woltemade non sono arrivati gli spunti desiderati, i fatti oltre le parole. Quando a fine partita l’allenatore bianconero prende parola, difende nella sostanza le sue punte pur non negando una mancanza di cattiveria del francese e un paio di scelte sbagliate per il tedesco arrivato in prestito dal Newcastle, ma l’impressione è comunque che ancora ci sia molto da fare in casa della Signora per costruire una vera minaccia al centro dell’attacco. Una sconfitta per 3-2 in casa del Sassuolo non può certo essere "colpa" solamente di un reparto o dell’altro, ma la Juventus continua a fare i conti con due punte alla ricerca del gol. Senza, vincere con continuità diventa davvero complicato.
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—Per quanto riguarda Kolo Muani, per esempio, si sono apprezzati una fuga a fine primo tempo e l’assist riuscito per il momentaneo 2-2 di Edon Zhegrova, però è apparso ancora alla ricerca della maniera in cui orientarsi lì davanti. Dopo tutto le sensazioni di disorientamento non paiono così differenti da ciò che accadeva a Jonathan David, al netto delle differenze di caratteristiche tecniche tra i due. Nessuno dei due è un nove puro, entrambi si sbattono per fare gioco senza però riuscirci nella gran parte dei casi, anche perché attorno a loro spesso non ci sono soluzioni pronte per scaricare il pallone. Beffa del destino, ieri sera mentre la Juventus si leccava le ferite c’era David che esultava con l’Atletico Madrid per il suo primo gol da colchonero. Ben diverso è il discorso su Woltemade, che è evidentemente entrato poco nelle dinamiche di squadra e ha cercato di arrangiarsi come ha potuto, apparendo però poco lucido in alcune occasioni chiave, a maggior ragione in una partita in cui ogni azione poteva risultare decisiva e invece loro due non sono riusciti a incidere. Già da giovedì, nell’esordio nella fase campionato di Europa League contro il Nec Nijmegen, Spalletti proverà a mettere a punto un assetto che sblocchi almeno una delle due punte, perché questa Juventus non può pensare di prendere il volo se davanti nessuno si prende la responsabilità realizzativa. Anche se l’allenatore, come ha più volte ribadito, resta giustamente sul carro degli attaccanti.
edon rilancia
—Se c’è una nota positiva nel reparto offensivo, arriva dalla fascia: Edon Zhegrova. Nelle precedenti 29 partite in bianconero l’ala non aveva mai segnato nemmeno un gol, alla trentesima si è improvvisamente sbloccato 658 giorni dopo la sua ultima rete: quella dell’ex Lille poteva essere la serata della riscossa e della rivincita, sull’uscio com’era fino a una manciata di giorni fa con l’Al-Ittihad in prima fila per portarlo in Arabia Saudita, ma in casa del Sassuolo le sue prime reti si sono rivelate inutili. Entrato dopo un’ora di gioco al posto di Francisco Conceiçao, il nazionale kosovaro ha prima segnato il momentaneo 1-1 all’82’ e poi si è ripetuto con un’azione ancora più bella al 91’. Nelle mani della Juventus restano un pugno di mosche e una marea di rimpianti per tutte le disattenzioni del secondo tempo, forse a Zhegrova rimane almeno in eredità una considerazione maggiore nelle gerarchie di squadra: il dribblomane sa anche segnare. Ora la concorrenza a Chico aumenta di credibilità, perché finora il figlio d’arte aveva dato l’impressione di avere una marcia in più a livello di concretezza, anche se spesso – come a Reggio Emilia – per il portoghese l’efficacia negli ultimi 20 metri resta il tallone d’Achille. Spalletti in conferenza stampa ha sottolineato le mancanze di Zhegrova soprattutto nelle scelte e in fase di non possesso, ma il ballottaggio ora si apre, perché se davvero Edon nella prima stagione era debilitato dai problemi fisici, una versione più brillante e sfacciata può diventare oro colato quando la partita si mette sui binari sbagliati, come contro il Sassuolo.
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