McEnroe provoca: "Sinner e Alcaraz, tornate presto". Perché nessuno prende Zverev sul serio: vince ma...
La Gazzetta dello Sport

McEnroe provoca: "Sinner e Alcaraz, tornate presto". Perché nessuno prende Zverev sul serio: vince ma...

Lunedì 14 settembre 2026
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Nonostante gli sforzi e le vittorie dell'ultimo anno, il tedesco non riscuote grandi simpatie: anche per l'assenza e gli infortuni dei due big

Nonostante gli sforzi e le vittorie dell'ultimo anno, il tedesco non riscuote grandi simpatie: anche per l'assenza e gli infortuni dei due big

Pellegrino Dell'Anno 14 settembre - 12:59 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Tutti possono essere buoni o cattivi, dipende da chi racconta la favola. Un’equazione tendenzialmente sempre veritiera, ben applicabile anche nel mondo del tennis, uno sport che comunque per sua natura si offre a varie interpretazioni. E casca quasi a fagiolo su uno dei giocatori più chiacchierati del momento, uno dei due migliori della stagione: Alexander Zverev. Il tedesco, dopo tre finali perse, ha vinto il primo Slam al Roland Garros, ripetendosi ieri allo Us Open. E, nel mezzo, c’è la finale di Wimbledon. Di certo non si può dubitare sulle capacità tennistiche, eppure ha molte difficoltà, per quanto si sforzi anche ad essere simpatico, ad entrare nel cuore di tifosi, esperti, appassionati. A tal punto che, dopo la sua vittoria contro Shelton nella finale dell’ultimo Major stagionale (che consegna a Zverev il primo posto nella Race, classifica che prende in considerazione i risultati dell’anno solare, a discapito di Sinner), il commento di John McEnroe è stato perentorio: “Alcaraz e Sinner, tornate presto”. Un modo elegante per comunicare il poco entusiasmo, per così dire, trasmesso dai successi del tedesco. 

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vincente

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Se si parla di gioco, è difficile eccepire qualcosa nei riguardi del n.2 del mondo. Due volte campione Slam, oro olimpico, due volte vincitore alle Atp Finals, sette Masters 1000. I numeri sono lì, nudi e crudi. E con essi ci sono le iniziative benefiche condotte da Zverev, le fondazioni da lui inaugurate nella lotta al diabete. Si è eletto a esempio della lotta alla patologia, dimostrando che, per quanto sia difficile da conciliare con una vita da atleta di primo livello, tra cure e insuline, mettendoci impegno e passione non è impossibile. E non basta per negare il sogno di una carriera da campione. O di una stagione che entra di diritto, con due trofei, una finale e una semifinale negli Slam, tra le migliori nella storia del tennis. A cui, che piaccia o no, va anche aggiunta una certa onestà intellettuale di fondo. Una consapevolezza, del tedesco, che il suo talento è stato anche sfruttare le occasioni. Dopo la vittoria dello Us Open (di cui neanche si era accorto, credendo di aver semplicemente tenuto il servizio in un’altra scena simpatica), gli è stato giustamente chiesto se al momento si sentisse il migliore al mondo. E nell’occasione Sasha ha mostrato grande maturità, quasi semplicità: “Dobbiamo contestualizzare le cose. Al momento, con Sinner infortunato e Alcaraz che torna da un infortunio di quattro mesi, probabilmente il migliore sono io. Con tutti e due al 100% e in salute, credo che Jannik sia ancora davanti a tutti”. Ma questa potrebbe anche essere semplicemente vista come una luce tra tante ombre. 

dubbi

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n primis, il dato statistico. Fino al trionfo di Zverev allo Us Open, nessun giocatore aveva mai vinto almeno due Slam affrontando un numero così basso di top 10 come Sasha: uno, il n.9 Shelton, in finale a New York. Il tedesco è il primo a beneficiare di questa “fortuna”, facendosi trovare pronto al posto giusto nel momento giusto. Questa è però solo la punta dell’iceberg. È infatti innegabile come il n.2 del mondo sia un giocatore inviso a molti. La sua semifinale contro Khachanov, per dire, aveva visto i prezzi dei biglietti crollare a 19 dollari, talmente era poco l’interesse. E non si tratta di un gioco non entusiasmante, ma di un personaggio troppo spesso in chiaroscuro. È impossibile dimenticare le denunce, che hanno costretto Zverev al patteggiamento, di due delle sue ex compagne per violenza domestica. Una vicenda da cui il tedesco è riuscito ad uscire, ma non completamente pulito. Ad un episodio così grave, si abbina un carattere che lo ha sempre visto avere difficoltà a digerire le sconfitte. Lamentandosi per presunti problemi, in una continua ricerca all’alibi: spesso è toccato alle palline troppo sgonfie, altre volte (come a Roma lo scorso maggio dopo aver sprecato quattro match point contro Darderi) di campi troppo lenti o non abbastanza fluidi per agevolare i movimenti. Ma, soprattutto, non di rado ha “accusato” i tornei, gli arbitri, di favorire in qualche modo Sinner e Alcaraz. Con particolare eco l’ottobre scorso, culmine di un 2025 molto povero di successi: “I campi sono tutti uguali, la velocità è la stessa. È una cosa che odio, è chiaro che i direttori dei tornei vogliano favorire Sinner e Alcaraz per avere sempre loro in finale”. Ad accentuare gli sguardi non proprio benevoli al tedesco, il fatto che queste lamentele avvengano puntualmente quando perde o non raggiunge gli obiettivi prefissati. Un po’ come la volpe che non arriva all’uva e dice che è aspra. Questo modo di fare aumenta le controversie legate al personaggio Zverev. 

l'infortunio del 2022

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Analizzando i lati negativi, è però anche giusto ricordare che Sasha aveva rischiato di non giocare più a tennis, rompendosi la caviglia con un urlo agghiacciante in una scena bruttissima al Roland Garros 2022. Stava interpretando forse il miglior tennis della carriera, eppure dopo una tale sfortuna si è rimboccato le maniche, è ripartito scivolando anche fuori dai primi 20, e ha saputo raggiungere il top nonostante un infortunio che avrebbe spezzato i sogni di chiunque. Indubbiamente Zverev sa bene cosa vuol dire soffrire e ripartire, così come convivere con un male che tutti i giorni può dargli fastidio e che va gestito con estrema attenzione, come il diabete. Ma non è il dolore, o la sfortuna, a rendere simpatici. Questo non basta. Le troppe nuvole accumulate negli anni, specie oltreoceano (si parla di ombre, siccità, quasi tristezza al momento di commentare le vittorie del tedesco), dove c’è una percezione ancor più pesante di Sasha e delle sue azioni, sono difficili da dimenticare o cancellare. Se dovesse diventare n.1, evenienza che ha buone probabilità di avvenire entro la fine dell’anno, ma che è vista quasi con sgomento da alcune frange di appassionati, non avrebbe la stessa gioia trascinante di Alcaraz né il sorriso pulito di Sinner. Verrebbe sempre percepito come sbagliato, anteponendo le colpe e gli errori a qualsiasi merito, anche quello di campo, bollato troppo spesso come “fortuna”. Ma nel frattempo, tra chiacchiere e dubbi, è Zverev ad avere ragione, con un altro Slam in tasca e un posto nella storia del tennis che pian piano si ingrandisce. Da vincente, potrà forse digerire con più leggerezza anche l’antipatia altrui.

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