Schiettezza, zero compromessi e qualche sassolino: Amorim parla così
La Gazzetta dello Sport

Schiettezza, zero compromessi e qualche sassolino: Amorim parla così

Lunedì 14 settembre 2026
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Il modo di comunicare del tecnico portoghese è particolare. Diretto, senza filtri, all'esterno come all'interno. Ma occorre evitare un'altra Manchester...

Il modo di comunicare del tecnico portoghese è particolare. Diretto, senza filtri, all'esterno come all'interno. Ma occorre evitare un'altra Manchester...

Marco Pasotto Giornalista 14 settembre - 12:05 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Ruben Amorim, 41 anni. Getty

Dall'Inghilterra avevano "avvisato": vi arriverà un allenatore che in conferenza stampa non vi farà annoiare, troverete soprattutto un uomo profondamente convinto delle proprie idee e disposto a darvi corso a qualunque costo. Ruben Amorim è un tecnico - da sempre - profondamente calato nella propria professione e nella sua visione di calcio. Non si adatta: sono gli altri a doverlo fare. Anche perché - è un pezzo del suo ragionamento - sa bene che a Manchester come a Milano l'hanno chiamato per risollevare le sorti di nobili decadute. E per farlo occorre un comandante che abbia personalità e scenda a patti il meno possibile. Non significa necessariamente essere un generale di ferro, per lui tutto questo equivale a parlare chiaro. E' la merce di scambio che offre ai suoi giocatori: schiettezza. Come dimostra in particolare una frase detta nel dopo gara con la Lazio: "È fondamentale essere sempre onesti con i calciatori. Quando dico qualcosa ai media, è perché l'ho già ripetuto dieci volte al diretto interessato. So che non è una cosa comune da vedere, ma la ritengo importante e penso che i giocatori si fidino di me sapendo che me ne esco con certe affermazioni proprio perché credo enormemente nelle loro qualità".

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Amorim comunica in questo modo, pubblicamente. Non si limita alla risposta-compitino, lui è uno che spiega. Gli piace, da buon amante del calcio, inoltrarsi nelle disamine tattiche, ma gli piace ancora di più cercare di rendere il più chiaro possibile il suo modo di lavorare. Il suo approccio a un club nel suo insieme, non solo allo spogliatoio. E se c'è qualcosa che gli risulta indigesto, non esita a tirarlo fuori. Anche se al Milan è arrivato soltanto da una manciata di settimane e il campionato è appena iniziato. Vigilia di Lazio-Milan: "C'era qualcuno che non vedeva l'ora di vedermi inciampare, e lo dico mentre ora mi stanno sentendo anche i calciatori, che sono qui nella stanza accanto mentre sto parlando". Il riferimento va alle critiche - peraltro non eccessive - ricevute dopo il pareggio di Torino con la Juve. E poi, in un sussulto di orgoglio, ha aggiunto: "Vedrete sempre la nostra intenzione in campo, capisco che per voi sia difficile accettare un giovane allenatore che arriva dall'estero e vi dice come giocare a pallone".

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Chi vuole, può ritenerlo supponente. In realtà, osservandolo parlare da vicino, non trasmette quella sensazione, ma piuttosto una sorta di trance agonistica continua, dove il coefficiente di coinvolgimento in tutto ciò che dice - anche il concetto più banale - è altissimo. E questo difficilmente può essere visto come un difetto. Amorim, con lo scorrere del suo tempo in rossonero, sta iniziando a mettere diversi puntini sulle "i" che lui ritiene necessari. Per sgombrare il campo dagli equivoci ed evitare magari di veder volare gli stracci come a Manchester, dove lo scontro frontale pubblico con il club divenne la sua condanna all'esonero. Zero compromessi, anche nel cuore delle scelte di campo. Esempio plastico prima della Lazio: "Pulisic non ha ancora avuto minuti? Per come la vedo io, anche se si tratta del calciatore più forte del mondo, non vado a discapito di chi fino a quel momento mi ha dato molto". A giudicare da come si sta mettendo per Modric, il discorso vale anche per chi ha un Pallone d'oro in bacheca: "Se trasformiamo le partite in una gara di corsa, per lui diventa impossibile". Mentre nel dopo gara non ha avuto problemi nel dare ragione a Gila che aveva appena parlato di "primo tempo disastroso": quanti lo avrebbero fatto?

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