"Avrei guadagnato di più in Germania, scelsi il Benfica col cuore": la storia d'amore tra Amorim e le Aquile
Il tecnico del Milan contro il club in cui è cresciuto e ha vinto (parecchio). La tifoseria l'ha sempre stimato, ma i guai fisici non gli hanno permesso continuità. Eppure contro la squadra che ora allena sfiorò un gol da 40 metri...
Il tecnico del Milan contro il club in cui è cresciuto e ha vinto (parecchio). La tifoseria l'ha sempre stimato, ma i guai fisici non gli hanno permesso continuità. Eppure contro la squadra che ora allena sfiorò un gol da 40 metri...
Marco Pasotto Giornalista 15 settembre - 17:34 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Ruben Amorim e Paul Pogba in Juve-Benfica di Europa League del maggio 2014. GettyLo United ad agosto, il Benfica a settembre. Nel giro di un mese Ruben Amorim si è ritrovato contro il suo passato più recente, assolutamente dimenticabile, e quello che l'ha svezzato. Emozioni inevitabili. Sulla sponda rossa di Lisbona il tecnico portoghese è cresciuto, si è rivelato, ha vinto (pure parecchio: dodici titoli spalmati su sei stagioni e mezzo, ovvero 154 presenze), anche se non è stato un idillio infinito. A referto restano anche rapporti complicati con qualche allenatore - si sa, Ruben è uno di carattere - e soprattutto alcuni guai fisici importanti.
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—Carattere, ma anche un cervello in perenne movimento. Una volta si definì "un giocatore dannoso" perché "in campo penso troppo". Prime avvisaglie, probabilmente, della strada che avrebbe imboccato una volta smesso di giocare, cosa che avvenne presto (aveva solo 32 anni). Per lui il Benfica era, così come il Milan, la squadra di riferimento del Ruben ragazzino. Il club dei sogni, quel calcio capace di sedurre un adolescente innamorato del pallone. Nemmeno dieci anni fa, Amorim raccontava cose del genere: "Mi piaceva guardare Benfica e Milan. Ricordo di aver visto i video con Maldini, Baresi, Gullit, Rijkaard, Savicevic... I miei sogni da bambino erano giocare per il Benfica e il Milan. Ne ho soddisfatto uno. Ora devo fare l'allenatore nell'altro". Profetico e sufficientemente bravo e fortunato per vedere esaudito il suo desiderio.
percorso
—Con le Aquile di Lisbona Ruben ha alternato momenti in cui si è ritagliato un ruolo importante ad altri nei quali è sparito di scena. Non è stato un percorso lineare. Lo raccontò lui stesso: "Ho avuto a che fare con gli infortuni molto presto. Già da ragazzino avevo la pubalgia, per la quale fui operato a 20 anni. Il che ha creato squilibri agli adduttori. Ma il punto di svolta fu la tendinite alle ginocchia, all'età di 24 anni. Venivo da una buona stagione, ero sono andato al Mondiale, ma ero già pieno di dolore. Abbiamo provato di tutto al Benfica, ma ho dovuto fare un intervento. E dopo ci sono voluti due anni per riprendermi bene". Adduttori, tendinite e anche un crociato, tanto per non farsi mancare nulla. Più un rapporto nato molto bene e poi diventato complicato con Jorge Jesus, con cui arrivò allo scontro (tattico) più o meno totale. Insomma, pur con una bacheca arricchita a dismisura, non andò esattamente come si era immaginato. Non in base alle motivazioni con cui si era legato alle Aquile: "Ho firmato per il Benfica con il cuore. All'epoca, avrei guadagnato più in un club tedesco". Il Da Luz comunque lo ha sempre stimato, riconoscendogli doti evidenti da leader.
quel tiro da 40 metri...
—Tra l'altro fu proprio in quegli anni che Ruben ebbe il primo contatto diretto col Milan. In termini di campo, ovviamente: 8 agosto 2009, a Lisbona si giocava l’Eusebio Cup, davanti a 62 mila spettatori. Da una parte il Benfica di Jorge Jesus, dall’altra il Milan di Leonardo. Un'amichevole estiva, certo, ma di sangue blu. Vinsero ai rigori i portoghesi, ne realizzò uno anche Amorim che, durante la partita, sfiorò un gol clamoroso da 40 metri. Diciassette anni dopo, nei piani di volo di Ruben tutto si è compiuto. Il difficile però inizia adesso, e la prima tappa di reinserimento europeo del suo Milan passa proprio da quelle maglie rosse che il tecnico ha già indossato. Sarà meglio tenere a bada i ricordi.
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