Un anno dopo la morte di Franzoso: cos'è cambiato nella sicurezza sugli sci
Matteo moriva in allenamento il 15 settembre 2025, un anno dopo la morte di Matilde Lorenzi. Tecnologia e precauzioni per non diventare "carne da cannone"
C'è una croce piantata nella neve. È una fotografia semplice, quasi spoglia. E proprio per questo difficile da guardare. L'ha pubblicata Marcello Franzoso, il padre di Matteo, per ricordare suo figlio. Un'immagine che non ha bisogno di spiegazioni: una croce, la neve, il silenzio. E una frase che pesa più di molte altre: "La foto servirà forse a qualcuno per non sbagliare più". Matteo Franzoso non c'è più da un anno. Era un ragazzo del 1999, un velocista ligure, finanziere, uno di quelli che avevano scelto di misurarsi con la parte più estrema dello sci. Quella in cui la montagna scorre sotto gli sci a velocità che possono superare i 130 chilometri orari e in cui una frazione di secondo può separare una grande discesa da una tragedia. È morto esattamente un anno fa dopo una caduta durante un allenamento a La Parva, in Cile. L'impatto contro una staccionata, troppo vicina alle protezioni della pista, gli provocò ferite gravissime. Due giorni dopo, in una clinica di Santiago, Matteo si spense. Il giorno seguente avrebbe compiuto 26 anni. La sua morte è arrivata in un mondo dello sci ancora ferito. Quello di Matilde Lorenzi, morta a 19 anni nel 2024 dopo un incidente in allenamento in Val Senales. Due giovani. Due allenamenti. Due tragedie. E una domanda che da allora è diventata impossibile da ignorare: quanto è sicuro lo sci quando si va così forte?