Stanno ammazzando il tennis! Da Sinner ad Alcaraz i big sono a pezzi, +25% di infortuni. Le cause
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Stanno ammazzando il tennis! Da Sinner ad Alcaraz i big sono a pezzi, +25% di infortuni. Le cause

Mercoledì 16 settembre 2026
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Match lunghi, troppi tornei, caldo, materiali, palle sempre diverse: viaggio in uno sport che sta ammazzando i suoi figli

Match lunghi, troppi tornei, caldo, materiali, palle sempre diverse: viaggio in uno sport che sta ammazzando i suoi figli

Federica Cocchi Giornalista 16 settembre - 08:34 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

È un tennis che sbrana i suoi figli. L’ultimo in ordine di tempo è Jack Draper, che ieri ha annunciato di aver chiuso la stagione in anticipo sempre a causa del problema al braccio sinistro che lo condiziona da più di un anno. Non che la sua sia stata una stagione ricca di soddisfazioni: appena 15 partite giocate e tanti ritiri preventivi. L’emblema di questo 2026 falcidiato dalle assenze sul circuito è senza dubbio la staffetta tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner: dopo la finale di Montecarlo a inizio aprile, i due si sono divisi la stagione. Prima è toccato allo spagnolo fermarsi per l’infortunio tendineo al polso destro poi, a Jannik Sinner assente dal 13 luglio per la nota infiammazione al ginocchio destro. Sono tutti a pezzi: polsi, spalle, schiena, ginocchia. Guai che derivano da un tennis esasperato in tutto, potenza, materiale, palline, superfici e calendari compressi. 

VIDEO: Come sta Sinner? L'allenamento a Montecarlo in vista del rientro

Traumi

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Si stava meglio quando si stava peggio, dunque? Quando il tennis non era una macchina da spettacolo operativa 50 settimane l’anno? Anche gli infortuni di oggi sono diversi: "Si trattava di problemi legati a movimenti estemporanei, distorsioni da scivolamento ma anche tendiniti croniche classiche come il gomito del tennista, l’epicondilite laterale - spiega Claudio Zimaglia che ha lavorato con Jannik Sinner e più recentemente Novak Djokovic -. Erano causate soprattutto da colpi eseguiti in ritardo o con telai leggeri". Adesso la situazione è diversa, come lo sono i calendari e le superfici: "Vediamo soprattutto infortuni da sovraccarico strutturale profondo come lesioni della cuffia da decelerazione violenta, fratture da stress lombari per l’iperestensione del servizio, tendinopatie achillee e della rotula legate all’impatto ripetuto su cemento duro e ai cambi di direzione esplosivi. Ma anche tante lesioni addominali e patologie croniche a livello dell’articolazione coxo-femorale", prosegue. Programmazione che non lascia scelta: corse in giro per il mondo, fusi orari, clima sempre più torrido. E se fino a 30 anni fa i top player potevano programmare con cura i tornei per ricaricarsi, ora il sistema dei ranking obbligatori e la concatenazione dei Masters 1000 da due settimane costringono gli atleti a giocare quasi senza sosta: "Così si impedisce la supercompensazione organica e ogni risentimento si trasforma in un infortunio cronico", sottolinea il fisioterapista e osteopata. 

impennata

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Secondo una ricerca recente, negli ultimi vent’anni, gli infortuni e i ritiri nel circuito sono aumentati di circa il 25%, con un’impennata clamorosa di oltre il 112% per le lesioni agli arti superiori e alle spalle rispetto ai decenni precedenti. Insomma il logorio della vita moderna: "Il tennis del passato privilegiava gesti più lineari, colpi piatti o in backspin e un uso minore del polso e della rotazione del tronco - conclude Zimaglia, attualmente nel team di Marta Kostyuk -. La biomeccanica moderna si basa sulla massima accelerazione angolare: il corpo diventa una catapulta elastica dove la forza generata a terra viene scaricata su colonna, spalla e polso attraverso posture estreme". L’omologazione delle superfici e delle palline ha rallentato il gioco trasformando i match in maratone con scambi logoranti da 20 o 30 colpi tirati al massimo della potenza. E poi le corde che assorbono sempre meno le vibrazioni, e le palline sempre diverse. 

Sembra un circolo vizioso senza fine. Marco Panichi ha curato per diversi anni il fisico di Novak Djokovic e insieme hanno vinto una decina di Slam. Inutile sottolineare che Nole ha sempre curato il corpo in ogni minimo dettaglio riuscendo a essere in campo ancora oggi a quasi 40 anni: "Questo sport sta evolvendo in maniera incredibile sotto il profilo della durata e dell’intensità della singola partita. Alcuni dati della Ptpa, l’associazione di cui faceva parte Nole, dicono che negli ultimi 25 anni la distanza percorsa durante un match sarebbe cresciuta mediamente addirittura del 50%". 

Caldo

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Più chilometri, più traumi e un clima capace di portare il fisico al limite: "L’alimentazione e la supplementazione hanno un ruolo molto importante - conclude Panichi -. Serve uno staff che aiuti ad avere più dati possibili sull’attività metabolica di base del giocatore, che dipende dalla persona, e su come reagisce a determinati stimoli, in questo caso al caldo. Mi viene in mente, per esempio, la sudorazione. Quando hai un quadro completo riesci a essere più preciso su quello che bisogna fare. È chiaro che tutto questo costa tempo e richiede motivazione. Nole era uno che su queste cose non transigeva". E ha vinto 24 Slam.

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