Frosinone, regia di Giacomo Calò: perché uno così arriva in Serie A solo a 29 anni
Il centrocampista di Alvini oltre i numeri: stupisce per ritmo e talento, il tecnico ne aveva bloccato la cessione in estate, e ne ha fatto una delle più belle sorprese del campionato
Il centrocampista di Alvini oltre i numeri: stupisce per ritmo e talento, il tecnico ne aveva bloccato la cessione in estate, e ne ha fatto una delle più belle sorprese del campionato
Matteo Nava Giornalista 31 ottobre - 13:43 - MILANO Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNon chiamatelo “salto di categoria”, non per Giacomo Calò. A 29 anni il regista del Frosinone ha provato per la prima volta l’emozione della Serie A dopo una vita in C e in B, ma a due mesi e mezzo dal battesimo d’agosto Jack si muove già come se fosse sempre stata casa sua. Nessun salto, nessun tempo di adattamento: copia e incolla con la scorsa stagione, soltanto contro avversarie diverse. Sarà l’intelligenza tattica - la bussola che gli indica sempre il nord -, sarà che i suoi piedi d’oro sono sempre ben piantati a terra, sarà che il Frosinone di Massimiliano Alvini sembra costruito attorno a lui: nel cuore del centrocampo giallazzurro a battere il tempo c’è un ragazzo che mai come ora sta mostrando di valere tanto, tantissimo, ben oltre i quattro gol di questo inizio di stagione.
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—I numeri non raccontano tutto, ma sono impressionanti. Calò ha colpito Como, Sassuolo, Atalanta (rete bellissima) e Lecce, arriva da tre gol consecutivi (il quarto sarebbe un primato del club) e punta ad avvicinarsi il più possibile alla “doppia doppia” della scorsa annata, da 10 reti e una dozzina di assist. Già ora, a Halloween, Giacomo ha eguagliato le sue migliori stagioni a livello realizzativo, escluso ovviamente l’exploit del 2025-2026. E pensare che poco più di un anno fa fu di fatto scaricato dal Cesena, che con un sorriso consegnò Calò tra le braccia del direttore sportivo del Frosinone, Renzo Castagnini, che lo aveva nel taccuino già da diversi anni. In tanti si chiedevano come un calciatore con simili qualità potesse restare a lungo lontano dalla Serie A, ma poi ci è voluto chi davvero ha riposto in lui la massima fiducia, fino a vederlo brillare: il d.s., il club, l’allenatore Alvini. Nella stagione della promozione Jack ha fatto i fuochi d’artificio e poi proprio il tecnico gli ha dimostrato ancora una volta di credere in lui opponendosi in prima persona a una possibile cessione alla Sampdoria: "Guarda che non vai!". In teoria il posto di Calò poteva essere considerato a rischio alla luce della generosa campagna acquisti che si prospettava a Frosinone, ma il 29enne si è presentato al ballo dei debuttanti con l’entusiasmo di un adolescente e il sangue freddo di un vecchio lupo di mare, si è rimboccato le maniche come sempre e ora si gode l’avvio da sogno della squadra. Da protagonista.
Pochi fronzoli
—Migliore in campo nella goleada sul Lecce, Calò ha dato forma all’umiltà che lo contraddistingue: "Vivo senza pressioni e mi godo quest’esperienza - ha spiegato a fine partita con un sorriso -, voglio solo la salvezza della squadra. Il premio di Mvp lo meritavano in tanti, il numero di gol non è un obiettivo". Sono tutt’altro che parole di facciata per Calò, che ha davvero vissuto senza scossoni l’approccio alla Serie A e che nel tempo libero dedica quasi la totalità del tempo alla sua famiglia, concedendosi ogni tanto un’uscita o una cena con Antonio Raimondo, altro simbolo del Frosinone delle meraviglie. Calò pensa, crea, rischia, perché Alvini gli chiede di avere coraggio senza limitarsi al compitino, sfida che Jack ha accettato in Serie A come aveva fatto in B. D’altronde il tecnico lo ha definito "uno dei calciatori più intelligenti che abbia mai allenato": non si fatica a crederlo dopo i suoi primi due mesi nel più importante palcoscenico del calcio italiano. No, non chiamatelo “salto” di categoria. Non per lui.
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