Russo: "Torno sul ring perché ho voglia di tirare cazzotti. Io, Pacquiao e Mayweather, cresciuti a pane e boxe"
A 44enne, Clemente ha scelto di rimettersi in gioco, tra i professionisti, e il prossimo 21 novembre tornerà a combattere contro il campione italiano dei mediomassimi Elmaghraby: "Ho ancora il fuoco dentro"
A 44enne, Clemente ha scelto di rimettersi in gioco, tra i professionisti, e il prossimo 21 novembre tornerà a combattere contro il campione italiano dei mediomassimi Elmaghraby: "Ho ancora il fuoco dentro"
Sergio Arcobelli Giornalista 16 settembre (modifica alle 08:32) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Sono tornato perché ho ancora voglia di tirare cazzotti". Clemente Russo, 44 anni, ha scelto un modo che gli somiglia per annunciare il ritorno sul ring: "Chiamatemi Tatanka 2.0". Il pugile di Marcianise combatterà il 21 novembre all’Allianz Cloud di Milano contro Momo Elmaghraby, campione italiano dei mediomassimi, 16 anni più giovane. Tatanka, il soprannome che lo accompagna da sempre, significa "Bisonte che siede". Stavolta, però, Russo ha deciso di rialzarsi e tornare a danzare sul ring.
Clemente, quando ha capito di avere ancora il fuoco dentro?
"Tra maggio e giugno mi si è accesa una lampadina. Il fuoco dentro c’è ancora, ma dovevo mettermi alla prova. Ho iniziato ad allenarmi per capire se avessi dolori, come stavo con la velocità, con le gambe. Mi sono allenato per un mese e a luglio ho dato l’ok. E devo dire la verità: non sembrerebbe che sia fermo da cinque anni, ma da cinque mesi. Questa è una grande cosa".
Chi avrà al suo angolo?
"Ci sarà il grande ritorno di una vecchia fiamma. Ma non voglio svelare nulla".
Chi la sta aiutando nella preparazione?
"Per ora gli allenatori-amici, quelli che collaborano con me. Un po’ Roberto Cammarelle, un po’ Giovanni De Carolis, un po’ Peppe Perugino. Finito l’allenamento con la Nazionale, quando tutti i ragazzi sono andati via, chiudiamo le porte della palestra e tocca a me".
VIDEO: Liguria Active Day, Clemente Russo: “Ecco perché lo sport è la medicina del futuro”I suoi detrattori le contestano il doppio ruolo: responsabile tecnico della Nazionale e pugile. Cosa risponde?
"Che sono tutte cazzate. C’è una delibera federale che permette a un atleta di tesserarsi anche come allenatore e viceversa. Si può essere affiliati nelle due categorie, da atleta e da coach".
Quindi non sottrae tempo ai suoi ragazzi?
"Esatto. Prima faccio il mio dovere, poi mi dedico a me. Tante volte chi mi segue mi ha visto allenarmi anche alle due-tre di notte. Oggi questo match, per me, è un piacere".
La scintilla è scattata anche seguendo i suoi pugili, da Irma Testa a Sirine Chaarabi?
"Sì, proprio questo è successo. Dal 21 luglio 2021, quando ho smesso, fino a tutto il 2022 ho avuto proprio il rigetto. Dopo trent’anni di pugilato, ero saturo. Mi arrivava alle orecchie, non ce la facevo più. Dovevo smettere".
Poi cosa è cambiato?
"Quando nel 2023 ho iniziato a fare il maestro, mi sono accorto che tante cose che insegnavo ai miei ragazzi, cose semplici, loro non riuscivano a farle. Io gliele facevo e loro mi dicevano: 'Vabbè, Clemè, ma tu sei forte'. E io: 'Sì, ma ho più di 40 anni. Che c… dici? Lo sai fare pure tu'".
E lì ha iniziato a chiedersi se avesse ancora qualcosa da dare sul ring?
"Esatto. Mi sono detto: 'Ma non è che dovrei ancora...?'. Forse avevo qualcosa di soffocato. Io ho combattuto fino a 39 anni e mezzo e sono stato quasi obbligato a fermarmi a 40, perché nel pugilato olimpico si può partecipare fino a 40 anni e perché non ero professionista. E allora mi sono chiesto se quella fiammella fosse rimasta sempre accesa".
La risposta è arrivata a luglio?
"Sì. Quando ho iniziato ad allenarmi, ho visto che avevo tantissima voglia. Saturazione zero. È come se avessi ripulito tutto il meccanismo, tutto l’ingranaggio. Sono vergine, diciamo".
Anche Irma Testa, dopo l’Olimpiade, si è presa un anno di pausa. È normale, nel pugilato?
"È normale arrivare a un punto in cui non ce la fai più. Noi facciamo una vita che, se presa seriamente, significa allenamento la mattina, riposo il pomeriggio, fisioterapia, allenamento il pomeriggio, dormire presto. Sono 360 giorni all’anno così, per quattro anni. Io ho fatto quattro Olimpiadi, con tutta la preparazione della quinta".
Fino a quando potrà combattere?
"Da professionista il limite è 45 anni. Quindi posso tranquillamente combattere fino al 27 luglio 2027".
Sarà il suo debutto da professionista?
"Debutto nelle quattro sigle professionistiche, sì. Ma ho già fatto due anni da professionista nell’APB, quando vinsi la qualificazione olimpica nel circuito AIBA, la vecchia federazione mondiale".
E sua moglie Laura? E le sue tre figlie? Come hanno preso la notizia?
"Le mie figlie non mi hanno mai visto sul ring perché nel 2021 erano piccole. E io non le ho mai volute, né le vorrò il 21 novembre. Le mie bambine mi indeboliscono, mi addolciscono e mi distraggono. Devono stare a casa e guardarmi in televisione".
Addirittura?
"Non riesco a capire come facciano quei pugili che, alla fine, portano i bambini sul ring. Io non ci riuscirei mai!".
Non è il primo pugile a tornare dopo una lunga pausa. Che cosa dimostra il suo ritorno? Che si può fare boxe anche a 44 o 45 anni?
"Conta come gestisci il tuo stato fisico. Io, un po’ per fortuna e un po’ perché mi sono sempre tutelato, non sono mai entrato in una sala operatoria a differenza di tanti miei colleghi".
Ha continuato a vivere da atleta anche dopo il ritiro?
"Sempre. Quando ho smesso, già dal giorno dopo ero in palestra. Non sono ingrassato, mi sono sempre mosso e sono rimasto uno sportivo nell’anima. Gioco a calcetto, vado a cavallo. Lo sport per me è vita".
E adesso sono tornati anche i cazzotti.
"Sì. Noi viviamo di questo. Sentivo che Pacquiao e Mayweather stavano organizzando una rivincita 11 anni dopo l’ultimo match: siamo cresciuti a pane e boxe. E credo che moriremo così".
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