Nuno Gomes: "Milan, col Benfica sarà come andare dal dentista. Date tempo ad Amorim: vi stupirà"
L'ex attaccante portoghese fa le carte ai rossoneri prima del debutto europeo. "Mi piace molto Ramos, lo conosco da quando è bambino. Ma non è l'unico ad avere un valore nella rosa del mio amico Ruben..."
L'ex attaccante portoghese fa le carte ai rossoneri prima del debutto europeo. "Mi piace molto Ramos, lo conosco da quando è bambino. Ma non è l'unico ad avere un valore nella rosa del mio amico Ruben..."
Lorenzo Cascini Giornalista 16 settembre - 08:20 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleL’Italia gli è rimasta nel cuore. Soprattutto adesso che ha un caro amico a Milano, che per l’occasione è venuto a trovare. Nuno Gomes, stasera a San Siro per il debutto europeo del Milan contro il Benfica, pesa le parole, “gioca” la sfida muovendosi con cautela. In Italia è stato per due anni alla Fiorentina dal 2000 al 2002. “Il vostro Paese è unico, spero che Ruben possa restarci a lungo. È un grande allenatore”. Prima presa di posizione. Un po’ come faceva in area, da grande attaccante quale è stato. Mastica la materia. Il Benfica è la sua squadra del cuore e l’allenatore rossonero è invece un suo caro amico. Lui e Amorim, infatti si conoscono bene, sono stati compagni di club - proprio al Benfica - e in Nazionale portoghese.
VIDEO: Nuno Gomes: "La Croazia può fare danni, ma la finale sarà Francia-Argentina"Partiamo dalla partita, come la vede?
“Mi aspetto tanto equilibrio, verrà decisa da un episodio. Certo, San Siro sarà un fattore. Ma al Milan dico di fare attenzione al Benfica, ha l’esperienza per fare male”.
Lo ha detto anche al suo amico Amorim?
“Non serve, credo lo sappia già da sé. Però ci sentiamo e siamo in contatto. Credo che sia un grande allenatore, adatto ai rossoneri e al calcio italiano. Porterà la squadra ad avere un’identità, un po’ come aveva fatto con lo Sporting. E poi lavorerà sodo per migliorare. Dategli tempo e vedrete che vi stupirà”.
Qual è la sua qualità migliore?
“L’ambizione. Non si accontenta mai. Era così anche da calciatore. È un martello, quasi fino all’ossessione. Ma in senso positivo, eh. Sa entrare dentro la testa dei giocatori e farli rendere al meglio”.
Dove può arrivare il suo Milan?
“Lontano, credetemi. La squadra crescerà insieme alle sue idee e potrà competere per obiettivi molto importanti, in Italia e in Europa”.
Può vincere la Coppa?
“Sì. E sicuramente se la giocherà fino alla fine. Credo in Ruben e nella sua squadra. Il Milan ha una storia importante e va onorata. Lui lo sa e ne terrà conto, basta dargli un po’ di fiducia. Cosa rara da voi ultimamente…”.
E del Milan che ne pensa? Davanti c’è un attaccante portoghese come lo era lei…
“Gonçalo, lo conosco bene. L’ho seguito da vicino fin da quando arrivò nelle giovanili del Benfica. Aveva 13 anni, era gracile e timido. Ora è diventato un uomo, oltre che un centravanti completo. Può fare molto bene, sa giocare con la squadra e si muove molto. È una punta moderna. E uno come lui in Serie A può fare davvero bene. Sono molto curioso di vedere quanti gol farà”.
E c’è qualcun altro che le piace?
“Faccio tre nomi. Il primo che mi ha stupito è Cisse, ha una personalità e un’irriverenza da grande campione. Farà strada. Non ha paura, punta e salta l’uomo, qualità difficile da trovare al giorno d’oggi. Poi vorrei citare Musah e Moreira. Con Amorim possono migliorare molto: hanno energia, esplosività e corsa”.
A San Siro arriva il Benfica. Che squadra bisogna aspettarsi?
“Una formazione tosta e matura. Ostica da affrontare. Per il Milan sarà come andare dal dentista… si dice così da voi no? Direi di fare attenzione a Prestianni e Pavlidis, che stanno vivendo un grande momento di forma. Mi aspetto quindi un Benfica coraggioso: sapranno come mettere in difficoltà il Milan. Poi sa, io sono un po’ di parte. È il club della mia vita, lo è stato quando ero calciatore e poi da dirigente. Sono influenzato nel giudizio, me lo conceda…”
Prima di salutarla, una cartolina sull’Italia. Che ricordo ha del nostro Paese?
“Io sono stato due anni a Firenze e sono stato da Dio. Porto nel cuore tante cose, sia della vostra cultura che del tifo viola. Mi hanno accolto come un figlio. Mi è dispiaciuto non poter esserci per i festeggiamenti del centenario. Considero l’Italia la mia seconda casa: mi viene in mente il gol segnato in finale di Coppa Italia su assist di Chiesa. E poi tanto altro. L’amicizia con Rui Costa - passato poi dal Milan -, gli applausi del Franchi, i festeggiamenti. E San Siro ha sempre avuto un fascino speciale. Stasera sarà un fattore che farà la differenza”.
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