Wild swimming: i rischi per pelle e disturbi gastrointestinali
Il wild swimming fa bene alla mente e al corpo, ma nuotare in fiumi e laghi naturali comporta dei rischi reali per pelle e intestino
Il wild swimming fa bene alla mente e al corpo, ma nuotare in fiumi e laghi naturali comporta dei rischi reali per pelle e intestino
Daniele Particelli 16 settembre - 10:13 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNuotare in acque libere come fiumi, laghi e torrenti, il cosiddetto wild swimming, sta diventando sempre di più una moda che in tantissimi, spinti dal desiderio di riscoprire la natura e vivere esperienze più autentiche, scelgono di abbracciare da una parte all'altra del mondo. A sostegno di questa pratica ci sono anche diversi studi che ne hanno accertato i benefici sul nostro corpo e sulla nostra mente, dalla riduzione di ansia e stress alla stimolazione della circolazione sanguigna. Si parla meno, invece, dei possibili rischi rappresentati dall'immergersi in laghi naturali, fiumi e corsi d'acqua, a cominciare da quelli per la nostra pelle e il nostro intestino.
A fare un po' di chiarezza è stato uno studio guidato daPaul Hunterdella University of East Anglia. I ricercatori hanno coinvolto 2.368 partecipanti, divisi casualmente in due gruppi: a un gruppo è stato chiesto di immergersi in due fiumi e due laghi naturali in Ungheria seguendo delle regole precise: trascorrendo almeno 10 minuti in acqua e immergendo il volto almeno almeno tre volte. L'altro gruppo, invece, è rimasto a riva e non ha avuto alcun contatto con l'acqua.
Wild swimming, i rischi per pelle
—Stando ai risultati dello studio, i nuotatori presentano una probabilità più che doppia di sviluppare problemi cutanei, come sfoghi o prurito, rispetto a chi non entra in acqua: il 2,7% contro l'1,3%. Curiosamente, però, queste irritazioni cutanee non sarebbero direttamente collegate alla presenza di batteri fecali nell'acqua, ma sarebbero invece causate da alghe o parassiti naturalmente presenti negli ecosistemi fluviali e lacustri.
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—Sul fronte gastrointestinale, invece, il quadro è leggermente più sfumato. Il semplice contatto con l'acqua dolce naturale, secondo i dati raccolti dai ricercatori, non aumenta di per sé il rischio di disturbi di stomaco. A fare la differenza sono le alte concentrazioni di Escherichia coli e di altri marcatori di contaminazione fecale, che possono variare a seconda del lago o del fiume, come ben ricordano molti atleti che hanno nuotato nella Senna ai Giochi olimpici di Parigi 2024.
I risultati dello studio guidato da Paul Hunter sembrano scontrarsi con quelle che, a oggi, sono le convinzioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha deciso di rimuovere l'Escherichia coli dalle proprie linee guida per il monitoraggio delle acque dolci balneabili, a favore del solo utilizzo degli enterococchi come indicatore di contaminazione fecale. "Ciò che abbiamo scoperto è che gli enterococchi non mostrano una correlazione con l'aumento dei rischi, mentre l'E. coli sì. C'è una forte motivazione scientifica per reinserire l'E. coli negli standard di sicurezza delle acque dolci", ha sottolineato Hunter, certo che questi risultati, uniti ad ulteriori approfondimenti, potrebbe portare a una revisione delle norme di sicurezza per le acque balneabili naturali in molti Paesi.
Il consiglio degli esperti, di fronte al boom globale del nuoto all'aperto, è quello di verificare sempre la qualità dell'acqua nel sito specifico in cui si intende nuotare, rivolgendosi alle autorità locali o consultando le piattaforme di monitoraggio ambientale, così come di evitare di immergersi in acque torbide o con presenza visibile di alghe, fare una doccia subito dopo aver fatto il bagno e non ingoiare acqua durante il nuoto.
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