Juve, non basta il rinnovo di Yildiz per tornare grande
Anche Luciano Spalletti ha sottolineato la carenza di elementi di personalità che sappiano essere decisivi nei momenti di difficoltà. La società bianconera avrà perciò il compito di costruire intorno al turco una squadra forte e inquadrata
La firma sul contratto è un impegno formale, ma il video sulla panchina della fondazione è una responsabilità morale. Onori e oneri, tutto in una scena. Kenan Yildiz è ufficialmente il nuovo cavaliere della Signora, per riprendere la metafora usata da Alessandro Del Piero ai tempi della decisione di restare in Serie B. Su quella panchina, gelosamente custodita al JMuseum, si celebrò il momento più iconico dell’inaugurazione dello Stadium: Boniperti e Del Piero, seduti proprio lì, discettavano di Juve, loro due che sono i simboli della juventinità per qualità, longevità sportiva, senso di appartenenza. E mentalità: "Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta", diceva Boniperti e ripeteva Del Piero. Negli ultimi anni questo concetto si è un po’ perso tra i corridoi della Continassa. Yildiz deve diventare il simbolo della rinascita bianconera. Il turco ha sempre mostrato l’atteggiamento giusto e per certi versi ricorda il giovane Del Piero, che però agli esordi aveva trovato un gruppo pieno di campioni. Lo scarso contesto in cui si trova annacqua un po’ la percezione generale del percorso di Kenan, il cui rendimento è nettamente superiore a quello della squadra.