Rompighiaccio, i segreti delle navi che non si fermano mai
Come sono fatte le indistruttibili navi fondamentali per tenere aperte le rotte artiche, ma utilizzate anche per crociere uniche e spedizioni scientifiche. Come quelle dell'unica rompighiaccio italiana, la Laura Bassi
Come sono fatte le indistruttibili navi fondamentali per tenere aperte le rotte artiche, ma utilizzate anche per crociere uniche e spedizioni scientifiche. Come quelle dell'unica rompighiaccio italiana, la Laura Bassi
Maurizio Bertera 8 febbraio - 11:59 - MILANO L'unica rompighiaccio italiana: la Laura Bassi, impegnata in AntartideQuando si parla di rompighiaccio, naturale pensare automaticamente alla poderosa flotta russa, padrona del Mar Artico che sta diventando una delle aree più strategiche del pianeta. Ma anche l'Italia ne possiede una che fortunatamente non deve presidiare alcuna rotta per scopi militari e/o politici ma può dedicarsi unicamente all'esplorazione. La nave si chiama Laura Bassi, in omaggio alla prima scienziata al mondo a ottenere una cattedra universitaria: è stata certificata secondo il Polar Code come una rompighiaccio Categoria A PC5. Acquistata nel 2019 dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, è la prima e unica nave battente bandiera italiana ad aver ottenuto tale certificazione. Ha una stazza di 4.028 tonnellate, è lunga 80 metri e larga 17 metri ma soprattutto combina in maniera ottimale sia capacità cargo che di ricerca scientifica. Si divide in un'area poppiera ad uso scientifico, con 90 metri quadri di laboratorio e una pista di atterraggio per elicotteri sino a 10 tonnellate, un'area cargo centrale con due potenti gru, uno spazio di 3.000 metri quadri per la stiva e 2 container laboratori, un'area comando e alloggi per i 22 membri dell'equipaggio e fino a 50 membri di personale scientifico. Dopo una lunga navigazione dall'Italia, ai primi di dicembre ha lasciato il porto di Lyttelton in Nuova Zelanda, facendo rotta verso l’Antartide, per le attività della 41a spedizione del Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra). Poi si unirà al limite del ghiaccio alla nave coreana RV Araon per viaggiare in convoglio verso Sud e raggiungere insieme la base italiana Mario Zucchelli in Antartide. Alla Laura Bassi si deve un record prestigioso per la marineria italiana: nella spedizione del 2022, ha toccato il punto più a Sud mai raggiunto da una nave (latitudine di 78° 44.280' S), esplorando un'area fino ad allora inesplorata del durissimo Mare di Ross.
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La poderosa NS Yamal viene utilizzata anche per crociere artichePER 25MILA EURO
—Facciamo un passo indietro: cosa sono le navi rompighiaccio? Anche se i cambiamenti climatici hanno facilitato il loro compito e fatto presagire persino la loro fine, restano di gran moda per l'utilizzo serio ma anche per quello ludico. Ci sono rompighiaccio che sono stati trasformati in navi per crociere di lusso, la più famosa delle quali è la NS Yamal: 142 metri di lunghezza, 23mila tonnellata di stazza, motori da 75mila Cv di potenza. I 100 passeggeri sono pronti a spendere come minimo 25mila euro per tre settimane fra ghiacci e panorami irreali, scendendo ogni tanto sul pack quando non si godono spa e cabine lussuose. Dal punto di vista tecnico, le rompighiaccio - al di là delle dimensioni variabili, ce ne sono da 33 a 260 metri di lunghezza - hanno tre caratteristiche principali. La prima riguarda lo scafo rinforzato a prua, a poppa e sulla linea galleggiamento (dove incontra la superficie) che viene rivestito con speciali materiali polimerici per ridurre al minimo l'attrito. Poiché il ghiaccio marino ha capacità di flessione relativamente basse, di solito si rompe facilmente sotto lo scafo rinforzato mentre dove è particolarmente spesso, il rompighiaccio utilizza il proprio peso (quasi sempre imponente) per rompere le lastre. In genere, lo scafo è doppio, con quello più esterno spesso 5 cm e quello interno 2,5 cm, mentre sulla prua lo spessore della corazza arriva a 50 cm. La seconda peculiarità è la possibilità dello scafo di inclinarsi gradualmente a prua così da utilizzare, come detto prima, il peso per rompere il ghiaccio - anche con uno spessore vicino ai tre metri - e di spingere via quello rotto per prevenire l'accumulo. Infine, hanno una motorizzazione potente e ben protetta per avere a disposizione una riserva notevole nelle situazioni più difficili. Per capirsi, le navi della classe Arktika, lunghe 173 metri, utilizzano due reattori nucleari RITM-200, che alimentano motori turbo-elettrici con una potenza complessiva di 60 MW, circa 80mila Cv. Tantissimo, pensando che le incredibili portaerei statunitensi della classe Nimitz, lunghe 333 metri, arrivano a 280mila Cv.
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La NS Taymir, a propulsione nucleare, è una rompighiaccio fluvialenorthern sea route
—Sul tema rompighiaccio, i maestri non possono che essere i russi costretti da sempre ad affrontare situazioni limite nelle acque del Nord ma anche sui grandi fiumi siberiani. A metà dicembre, per la prima volta nella sua storia recente, la Russia ha schierato simultaneamente l’intera flotta di rompighiaccio nucleari attualmente operative per garantire la navigazione in alcuni tratti critici della rotta artica di nord-est, nota come Northern Sea Route. Otto unità a propulsione atomica sono impegnate nel mantenimento delle rotte di navigazione invernali nelle aree chiave per l’export energetico e minerario dell’Artico russo. Una mossa senza precedenti che segnala, con chiarezza, quanto le infrastrutture artiche siano centrali per la strategia economica e geopolitica di Mosca, tanto più alla luce delle mire americane sulla Groenlandia. Nel Golfo dell’Ob operano attualmente sei rompighiaccio nucleari: Taymyr, Yamal, Arktika, Yakutiya, Sibir e 50 Let Pobedy. Altri due, Ural e Vaygach, sono invece assegnate al Golfo dello Yenisei e alla navigazione sul fiume omonimo, a supporto dei porti e dei terminal situati in profondità nel territorio siberiano. Si tratta di aree caratterizzate da condizioni di ghiaccio particolarmente complesse, dove la navigazione invernale dipende moltissimo dalla presenza di rompighiaccio. Guardando al futuro, Mosca prevede l’ingresso in servizio di altre tre rompighiaccio nucleari della nuova classe Arktika. Chukotka, Leningrad e Stalingrad dovrebbero entrare in flotta rispettivamente entro fine anno, nel 2028 e 2030, portando il totale a sette unità di nuova generazione. Tuttavia, le sanzioni occidentali imposte alla Russia hanno rallentato il ritmo di costruzione, introducendo incertezze sia sui tempi sia sui costi dei programmi che nel caso della propulsione nucleare richiede costi decisamente superiore alle navi convenzionali. Ma per i russi è anche una questione di orgoglio: la rompighiaccio Lenin, varata nel 1957 ovviamente dall'Unione Sovietica, fu la prima unità di superficie a propulsione nucleare al mondo, nonché la prima nave civile con questo tipo di propulsione.
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