Wierer, la wonder woman del biathlon che gioca in casa: "Anterselva, che emozione"
L'azzurra, vincitrice di tre bronzi olimpici (nelle staffette miste di Sochi 2014 e Pyeongchang 2018 e nella sprint a Pechino 2022), è pronta a chiudere la carriera sulle piste dov'è cresciuta: "Da piccola non volevo neanche diventare professionista. Una fortuna poter gareggiare tra la mia gente"
L'azzurra, vincitrice di tre bronzi olimpici (nelle staffette miste di Sochi 2014 e Pyeongchang 2018 e nella sprint a Pechino 2022), è pronta a chiudere la carriera sulle piste dov'è cresciuta: "Da piccola non volevo neanche diventare professionista. Una fortuna poter gareggiare tra la mia gente"
Stefano Arcobelli Giornalista 8 febbraio - 12:49 - MILANOAnterselva è casa sua: è stato il suo parco giochi, da venti anni. Da sempre. E' qui, in questo Tempio del biathlon, che Dorothea Wierer è cresciuta ed è diventata la diva del biathlon. La più richiesta. La più attesa. La prima azzurra campionessa mondiale e detentrice della Coppa del Mondo. La superstar che vive tutto con leggerezza: anche a 35 anni.
VIDEO: Wierer: "Da giovane mi divertivo in discoteca, oggi devo tutto al biathlon"Palmares
—La finanziera ha cominciato a essere la donna d'oro di uno sport in due, già a livello giovanile. Quando ha iniziato a frequentare i podi mondiali, la nazionale non aveva le stelle di oggi. Prima dei Giochi 2026 Doro, aveva già nel carniere 3 bronzi olimpici: due in staffetta mista nel 2014 e nel 2018, uno tutto da sola e sei volte sul podio iridato. Ai Mondiali con 4 ori su 12 podi, nessuna azzurra è ricca come lei, idem in Coppa del Mondo, vinta nel 2019 e nel 2020, raggio di sole negli anni del Covid, con 72 podi complessivo e 20 vittorie di cui 14 individuali. Una macchina di risultati sempre con il sorriso, quella carabina con il cuore tricolore disegnato da far vedere a tutti al poligono. Lei che è popolarissima in Germania, in Russia, ha domato tutte le distanze: il primo titolo iridato nella mass start, il secondo e terzo proprio ad Anterselva 2020 nell'Inseguimento e nell'Individuale, la Sprint ai Giochi. Anche la più completa, insomma.
A casa
—Chi l'avrebbe mai detto nel 2007, ai Mondiali nel giardino di casa in cui "facevo l’apripista e molte foto con i campioni. Ero ancora piccolina. È stato emozionante già lì, da ragazzina, avere un Mondiale in casa. Non tutti gli atleti hanno la fortuna di poter vivere tra la tua gente un grande evento, figuriamoci l'Olimpiade. Da piccola non avrei mai pensato di arrivare a questo punto. Anzi, non volevo neanche diventare sportiva professionista. Facevo tutt’altro, mi divertivo: quante feste. Però alla fine avevo un certo talento e mi veniva tutto facile. Poi con i risultati, sono arrivata fin qui. Per vincere dev'essere tutto perfetto". La sua pista ideale, con la famiglia dislocata in diversi posti: "A mamma e papà piace stare tra la gente, non in un posto fisso, i miei fratelli stanno in un punto preciso prima di entrare nello stadio. Conosco la pista a memoria, se non scii bene ma spari bene puoi comunque fare delle belle gare. E poi gareggiare con tutta questa gente, davanti a questo panorama è davvero magico".
Emozioni
—Doro è il miglior spot di uno sport che aspetta ancora un personaggio del sud, e lei ha sempre desiderato fare proselitismo: "Quando smetterò vorrei fare il giro d'Italia in bici per far amare il biathlon: c’è tanta gente che l'ha scoperto il biathlon negli ultimi anni. Credo sia uno sport spettacolare da quel punto di vista, perché regala emozioni fino alla fine, e non tutti gli sport hanno questo". Così si sta godendo i suoi ultimi Giochi, con lo steso realismo di sempre: "Quando sei troppo sicura di te stessa, spesso sbagli. Quando ti dai già per vincente, hai già perso". E poi a festeggiare, a tutta birra e cioccolata? "Ormai solo aperitivi...".
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