Lukas Hofer e i sogni di medaglia a 36 anni. Il grande vecchio del biathlon cerca il tris
L'azzurro e i Giochi: 2 medaglie olimpiche, 4 mondiali, 31 podi in Coppa del Mondo. A Milano Cortina per chiudere il cerchio. Tifa Inter, vorrei giocare a hockey ghiaccio ma il parapendio è ormai il suo secondo sport
L'azzurro e i Giochi: 2 medaglie olimpiche, 4 mondiali, 31 podi in Coppa del Mondo. A Milano Cortina per chiudere il cerchio. Tifa Inter, vorrei giocare a hockey ghiaccio ma il parapendio è ormai il suo secondo sport
Stefano Arcobelli Giornalista 8 febbraio - 12:40 - MILANOLa medaglia più incredibile Lukas Hofer l'ha ricevuta curiosamente poche settimane fa a Ruhpolding: un argento mondiale al posto di un bronzo di 15 anni fa a Khanty-Mansiysk nella Mass Start. La promozione a vice campione del mondo di biathlon è maturata per effetto della squalifica del russo Ustyugov per doping. Aveva 21 anni, ora ne ha 36 e fa parte di questa Italia in cui non è mancato mai nei momenti cruciali. "Cambia colore la medaglia, ma l’emozione rimane sempre forte".
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—In questa contabilità Luki, il grande vecchio, è arrivato a 2 medaglie olimpiche, 4 mondiali, 31 podi in Coppa del Mondo con 3 vittorie individuali con un quinto posto finale nel 2018. Se potesse, il carabiniere di San Lorenzo di Sebato una promozione itinerante dello scia e spara la farebbe in parapendio, atterrando sulle nostre piazze ogni domenica. Magari, semplicemente, per festeggiare e condividere con gli italiani come si fa, qual è il fascino del biatlhlon, perché piace e tiene incollati alla tv. Ai Giochi di Sochi stregò nella prima notte sul podio olimpico: "Sarei disposto a sacrificare le mie vacanze per poter andare in giro a conquistare appassionati e trovare praticanti e spiegare loro le sensazioni indimenticabili di una medaglia come la nostra", diceva il leader azzurro che portò su podio russo la staffetta mista d’Italia due anni dopo la medaglia personale mondiale e la vittoria in Coppa del Mondo ad Anterselva. Tre situazioni diverse che ne fanno il numero uno del gruppo-rivelazione, del quartetto-serenità. Il suo ex d.t. Fabrizio Curtaz dice che Hofer non è il classico altoatesino ma un ragazzo che quando sa gestire le sue emozioni potrebbe essere il migliore. "Vivere uno sport come il biathlon è come tirare sempre un calcio di rigore. Il calcio mi piace e tifo Inter, vorrei giocare a hockey ghiaccio ma ho paura di infortunarmi, così non mi resta che il tennistavolo, e magari il computer ma alla fine ho trovato un altro hobby: volare nel cielo. Sono sempre un iperattivo, sto sempre in movimento: da piccolo avevo sempre il sogno di volare, mi piace l’aeromodellismo ed ho scelto il parapendio, è il mio secondo sport. Faccio parte di un gruppo di amici che sale per la montagna e torna a casa facendo itinerari davvero alternativi sino ad atterrare nei dintorni di San Lorenzo di Sebasto, a Mantana, un paesino piccolissimo di poco più di 300 anime, l’ultimo della Val Pusteria verso la Val Badia. È un’altra prova per cercare me stesso, è un’altra lotta, un’alternativa al biathlon, perché quando si è in aria è diverso, riesco a rilassarmi, a concentrami su altre cose che poi sviluppo nel biathlon. Una diversa tecnica di rilassamento. Faccio arcofyling nel mio club, mi manca solo il tempo per allenare di più questo hobby".
in movimento
—Papà Franz per mito e nel ricordo di un tatuaggio ispiratore. "Penso ai sacrifici di mamma Klara e papà Franz, che praticava sci alpino: mi portavano ad Anterselva, 32 km ad andare, altrettanti a tornare. E poi il porto d’armi, difficoltà varie, tante spese: ma se entri ad Anterselva non ne esci più, ti perdi per sempre. Lì dentro, a 16 anni, ho scelto la mia via, e dopo l’istituto commerciale a Brunico mi sono arruolato da carabiniere per praticare il biathlon. E ora sono contento, contento, contento da non capirci più nulla. Adesso è uno sport di tendenza e voglio convincere tanti giovani a provarlo. Sono disposto a dare gli input giusti per spiegarlo ai ragazzi di oggi che è spettacolare e divertente: un giro d’Italia come il ciclismo, sarebbe lungo, ma andare in giro con i laser, creare dei poligoni nelle piazze con i colpi secchio sui bersagli illuminati e programmati da un computer, non sarebbe una grande idea? Vedrete che poi in tanti vorranno provare, e combinare il tutto con lo sci di fondo diventa naturale. Magari mi farei aiutare dai compagni della staffetta, ci daremmo il cambio ogni domenica almeno quando non gareggiamo. Sarebbe un bellissimo spot per noi, perchè da noi fino all’ultimo colpo di fucile non sai chi vincerà". Luky spara in estate 17.000 colpi, la base fondamentale perché ogni anno si riparte da zero al tiro, basta un giorno "che non alleni la mira e dimentichi tutto. In questo senso il biathlon è davvero impegnativo, perché devi allenare due situazioni diverse, a parte l’aspetto atletico e la concentrazione". Luki ha 4 nipoti di due sorelle, Manuela e Katri: "Mi piace fare lo zio e mi diverto a veder crescere i bambini che ti guardano curiosi per quello che faccio. Capisci cos’è la vita. Ecco perché sto sempre in movimento, ma tutto questo mi ha caricato e motivato per conquistare podi e medaglie. Da quando ho cominciato non ho mai mollato, neanche quando il biathlon non mi dava soddisfazioni. Perché ti dà e ti lascia qualcosa in più dentro".
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