Super Bowl, i soliti Patriots: da Belichick-Brady a Vrabel-Maye cambia tutto per non cambiare nulla
La Gazzetta dello Sport

Super Bowl, i soliti Patriots: da Belichick-Brady a Vrabel-Maye cambia tutto per non cambiare nulla

Domenica 8 febbraio 2026
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New England riassaggia la sfida - in programma nella notte italiana a Santa Clara - grazie all’asse quarterback-allenatore. Ora come allora i Pats sono un manuale di fondamentali di gioco

New England riassaggia la sfida - in programma nella notte italiana a Santa Clara - grazie all’asse quarterback-allenatore. Ora come allora i Pats sono un manuale di fondamentali di gioco

Riccardo Pratesi Collaboratore 8 febbraio - 12:38 - MILANO Il Levi's Stadium di Santa Clara, sede del Super Bowl

Sono cambiati per rimanere gli stessi. Quelli sempre sul pezzo, quelli solidi, implacabili e soprattutto vincenti. I New England Patriots riassaggiano il Super Bowl - in programma stanotte a Santa Clara, diretta su Dazn da mezzanotte e trenta ora italiana - grazie all’asse quarterback-allenatore. Sì, l’avete già sentito questo ritornello, siamo alle solite. Ora i meriti sono soprattutto di Drake Maye e Mike Vrabel. Per una vita, una dinastia di trionfi di football, sono stati di Tom Brady e Bill Belichick. Ora come allora i Pats, la squadra di Boston, sono un manuale di fondamentali di gioco, non si battono mai da soli, cinici, allergici agli effetti speciali. Forse meno antipatici al resto del mondo Nfl rispetto al tandem dei glory days che faceva collezione di Lombardi Trophy e di musi lunghi dei rivali, ma ci stanno lavorando: chi vince tanto diventa invidiato, si sa. Vorrebbero tanto riparlarne tra i coriandoli a fine gara al Levi’s Stadium, tra poche ore.

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dinastia

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Belichick e Brady ne hanno conquistati sei di titoli, assieme. Hanno vinto il Super Bowl nel 2002, 2004, 2005, 2015, 2017 e 2019 e hanno giocato la finalissima altre tre volte, con quei due a comandare. Brady, unanimemente considerato il miglior quarterback di tutti i tempi, sarà alla partita come analista televisivo, e certo farà sfoggio di diplomazia dialettica, ma ha già chiarito che augura a Robert Kraft, il proprietario dei Patriots, oggi come ai suoi tempi, di raggiungerlo a quota 7 trionfi. Lui ha rimpinguato il bottino a Tampa Bay prima di ritirarsi da leggenda. Belichick, 73 anni, ora allena North Carolina University. E ha una fidanzata, Jordon Hudson, di 24 anni, appena uno in più di Maye. I tempi cambiano, i protagonisti si succedono, la storia di franchigia e del gioco si aggiorna.

do your job

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Quello che non è cambiato è lo stile di gioco dei Patriots. Sobrio, essenziale, fondato sul senso di responsabilità dei singoli, sulla disciplina mentale e comportamentale per ridurre al minimo gli errori. Sulla solidità tattica e strategica, gli allenatori che vogliono vincere, non fare i fenomeni mostrando il profilo buono alle telecamere. Col mantra do your job, fai il tuo lavoro, come bussola: ai giocatori viene chiesto di non strafare, di non mettersi sopra al sistema, di essere incastro ideale nel proprio ruolo. L’uomo giusto al posto giusto. Questi Patriots ricordano quelli del primo e dell’ultimo Super Bowl vinto, sempre contro i Rams. Grande difesa e un quarterback che con la gara in bilico sa fare la differenza.

effetto maye

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Maye non è Brady. Nessuno lo sarà mai, il paragone brucerebbe chiunque. Ai Patriots lo incoraggiano semmai a diventare la migliore versione di se stesso. Però qualche analogia c’è. Come Brady anche Maye è stato sottovalutato al Draft. Non quanto lui, scelto dai Patriots con la chiamata n. 199 nel 2000, in uscita da Michigan University. Una follia, in retrospettiva. Maye è stato il terzo quarterback chiamato al Draft del 2024. Scelta n.3 dei Pats dietro Caleb Williams dei Chicago Bears e Jayden Daniels dei Washington Commanders. Pure lui, come Brady all’epoca, vuole dimostrare al mondo Nfl che ha sbagliato a sottovalutarlo. E come Brady anche Maye è arrivato a giocare il Super Bowl alla seconda stagione Nfl. Ha disputato una stagione regolare eccezionale finendo secondo nella corsa all’Mvp dietro solo a Matt Stafford, lo straordinario quarterback veterano dei Los Angeles Rams. Ai playoff, da debuttante in post season, ha fatto più fatica. Ha lanciato 4 touchdown, ma pure 2 intercetti e commesso 6 fumble, (solo) 3 persi. Buona sorte nelle carambole, Napoleone i generali di campo li voleva fortunati, dopotutto. Comunque ha corso in end zone per la meta della vittoria a Denver nella finale dell’American Football Conference. Ha lanciato per sole 86 yards in Colorado, ma fatto quanto bastava per vincere. Servirà di più a Santa Clara, la sua versione migliore. Sembra avere la testa giusta per sfoderarla: vive di football, senza grilli per la testa. Con la moglie Ann, ex storica fidanzatina, come unico altro pensiero. Dopo aver affrontato tre difese feroci - Chargers, Texans e Broncos - dovrà guardarsi dalla pass rush dei Seahawks, che mette i brividi. Servirà un Maye alla Brady, micidiale sotto pressione.

effetto vrabel

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Lui ci è già passato, da giocatore. Mike Vrabel, 50 anni, è stato linebacker dei trionfi Patriots. Ha segnato due touchdown al Super Bowl per New England, da ricevitore improvvisato, uomo dei trucchi. Allora li eseguiva, quelli di Belichick, ora li progetta. Ha ribaltato i Pats che con un altro ex difensore da coach, Jerod Mayo, erano capitombolati, reduci da una stagione da 4 vittorie e 13 sconfitte. Vrabel li ha rimessi in piedi: 14 successi e 3 sconfitte. Più le tre vittorie ai playoff. Come ha fatto? Col buonsenso. Niente esasperazioni da statistiche avanzate, ha capitalizzato le conoscenze di football, le esperienze di campo. Un esempio? Ha controllato il meteo a Denver, scoperto che era in arrivo una nevicata e impostato la sfida per trovarsi in vantaggio prima che le condizioni diventassero impossibili per gli attacchi. Banale, ma Coach Payton, il suo avversario, non l’ha fatto, lui consultava gli algoritmi tattici. E ha vinto Vrabel. Logica, realismo. Le doti che gli sono valse il riconoscimento di allenatore dell’anno. La familiarità con l’ambiente poi l’ha aiutato. Vrabel non si complica la vita, cerca di complicarla agli avversari. In allenamento ha fatto simulare uno stop di 14’ con la musica di Bad Bunny, il performer dell’intervallo al Super Bowl, per riprodurre quel che succederà nella notte, abituare i suoi ragazzi. Sì, i Patriots sono tornati. Quelli che curano ogni dettaglio. Da Belichick e Brady a Vrabel e Maye, è cambiato tutto per far tornare tutto come prima. Quando i Patriots in febbraio sollevavano il Lombardi Trophy.

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