L'Italia del cricket diventa grande: debutto ai Mondiali contro la Scozia
La partita d'esordio degli azzurri è in programma all'Eden Gardens di Calcutta
La partita d'esordio degli azzurri è in programma all'Eden Gardens di Calcutta
Mario Salvini Giornalista 8 febbraio - 22:51 - MILANOLa nazionale dell’impossibile domani entrerà nel tempio e, comunque andrà, sarà un prodigio. Un altro. Comincia il Mondiale di cricket, nella sua versione Twenty20 che da una ventina d’anni l’ha trasformato da rito per pochi nobili a carnevale collettivo per quasi due miliardi di persone. Molte delle quali magari ignare che a Milano si sta disputando un’Olimpiade, perché troppo concentrare a immaginare chi vincerà tra Calcutta, Colombo, Mumbai e Dehli. Più prosaicamente, tra India e Sri Lanka inizia la decima Coppa del Mondo T20, e stavolta ci siamo anche noi. C’è l’Italia all’Eden Gardens di Calcutta, uno dei campi simbolo del cricket, contro la Scozia. Un momento storico per l’intero sport italiano. Per la cultura sportiva italiana, prima di tutto. Perché è un ingresso in società. Nella stessa misura in cui lo era stato, 26 anni fa, il debutto degli azzurri del rugby nel Sei Nazioni. Anche per loro fu contro la Scozia. E tutti sappiamo come andò.
VIDEO: Le Olimpiadi come il carnevale: a Predazzo la sfilata pazza dei tifosiL’Italia del cricket è la più variegata e cosmopolita delle nostre squadre nazionali. Ma nella sua atipicità e nelle sue stranezze ci dice più delle altre chi siamo e dove andiamo. Descrive meglio di un trattato questi anni di cambiamenti e di necessità di recuperare origini e tradizioni. Mette insieme emigrazione e immigrazione. Con le facce dei nuovi italiani di fronte agli italiani di ritorno, figli di chi un secolo fa se n’andato. E così ci ricorda chi siamo stati e ci svela chi diventeremo. Scoprendo che la storia di quelli arrivati in molti casi è un bel po’ simile a quella di chi era partito. Se non proprio la stessa. E allora dei 15 atleti convocati dal ct, il canadese John Davison, nessuno è nato in Italia. Sconcerta, eppure è una storia a suo modo straordinaria. Cinque hanno cognomi italiani, ma arrivano dall’Australia o dall’Inghilterra, al pari di altri sei naturalizzati grazie a nonne emigrate in Sudafrica, mamme o mogli. Giocano nei campionati dei loro paesi d’origine o in Inghilterra. Si chiamano Manenti, come Harry e Ben, figli di John, l’allenatore della nazionale australiana femminile di rugby a 7. O Mosca, come l’altra coppia di fratelli, Anthony e Justin. Tutti e quattro sono di Sydney. Marcus Campopiano, il nostro wicket-keeper, invece è nato a Tower Hamlets, periferia est di Londra. Tutti quanti con l’italiano fanno fatica, però parlano di orgoglio e di tradizioni, di radici recuperate e un cerchio che in qualche modo si chiude.
Quelli che invece l’italiano lo parlano, quelli davvero cresciuti qui, cittadini o residenti, alcuni anche lavoratori, hanno la pelle scura e i cognomi esotici di chi viene da lontano, dai paesi in cui il cricket è lo sport con l’articolo determinativo. Ci sono Ali Hasan e Zain Ali, nati in Pakistan, tutti e due trasferiti in Lombardia. Ali nel Bresciano, dove fa il correre, Zain nel Bergamasco fin dal 2016. Anche Syed Zain Abbas Naqvi arriva dal Pakistan, è del 2002, ha lavorato come falegname, adesso è in un’azienda chimico-farmaceutica in Brianza. Di recente la Provincia di Monza proprio per la qualificazione al Mondiale gli ha conferito il Premio Beato Talamoni. Motivazione: “Quando un sogno corre tra due culture e diventa vittoria, nasce una storia che parla a tutti”. Crishan Jorge Priyantha Fernando Kalugamage forse un autografo non l’ha mai firmato. O magari sì e ha già risolto il problema. Diversamente gli converrà trovare una sigla o tagliare qualcuno dei suoi nomi, perché in India presumibilmente gli capiterà. Arriva dallo Sri Lanka. Vive a Lucca dal 2007, ma la cittadinanza la sta ancora spettando. Prometteva bene anche nell’atletica, si è allenato con Jacobs. Poi è andata come è andata, fino a poco tempo fa faceva il pizzaiolo. Ora la ribalta internazionale, la qualificazione al Mondiale l’hanno convinto a tentarci, a provare diventare professionista.
Di straordinario c’è anche che questa squadra mette insieme giocatori e personaggi che in altri campi da cricket, e non solo, si guarderebbero in cagnesco. Jaspreet Singh in un certo senso domani sarà in casa, seppure fino a un certo punto. E’ nato a Phagwara. Che è in India, nel Punjab e dunque da Calcutta dista 1.700 km. E’ stato il solo a non dover compilare i format per la richiesta di visto per l’ingresso nel Paese. Nella quale tra le tante domande è chiesto di specificare se si hanno genitori o anche solo nonni pakistani. Per dire dei rapporti. Eppure il Pakistan a questo Mondiale partecipa. Non solo: è tra le favorite. Ma in modo un bel po’ particolare: giocherà solo in Sri Lanka. Peggio: l’India che è nel suo girone si è resa disponibile ad andare a sfidarlo a Colombo, ma il Governo pakistano ha detto no: il Pakistan darà forfait. Si sa già che perderà la partita a tavolino. E lo stesso programma prevede che anche nella seconda fase il Pakistan sarà sempre in Sri Lanka. Il brutto verrebbe per le semifinali. Una delle due sarà certamente a Mumbai, l’altra dipende: a Calcutta se non ci sarà il Pakistan, a Colombo se il Pakistan dovesse arrivarci. Stessa cosa la finale. Che dovrebbe essere al Narendra Modi Stadium di Ahmedabad coi suoi 132.000 posti. Ma se fin li si isserà il Pakistan, allora la sposteranno a Colombo. Cosa capiterà se in semifinale o in finale dovessero incrociarsi di nuovo India e Pakistan non è dato a sapersi. Ecco, in tutto questo, in azzurro, l’indiano Jaspreet e i pakistani Syed, Zain e Ali convivono perfettamente.
Star dell’Italia sono Jon-Jon Smuts e Wayne Lee Madsen che ne è anche il capitano. Sono tutti e due nati e cresciuti in Sudafrica. Madsen gioca in Inghilterra, nel London Spirit, dopo esser stato nei campionati del Pakistan (Peshawar Zalmi e Multan Sultans) e in quello del Bangladesh (Rangpur Riders). Jon-Jon, nazionale sudafricano dal 2017 al 2021, è con i Durban’s Super Giants. Smuts è diventato italiano grazie alla moglie, che si chiama Judi Castignani; Madsen per via di nonna Marilena che era di Avigliana, in provincia di Torino. Anche Madsen ha giocato in nazionale, in due nazionali sudafricane, che ci crediate o no: nel 2006, vent’anni fa, con il Sudafrica ha disputato il Mondiale di hockey prato. Adesso entra nelle antologie dello sport per aver partecipato alle Coppe del Mondo di due distinte discipline e con due Paesi. Domani quindi, quando da noi saranno le 6.30 questa strana Italia si fa nobile, prima nazionale latina ad entrare nell’élite del cricket planetario. Come detto affronteremo la Scozia. Che non avrebbe dovuto esserci e invece è stata invitata in extremis a tappare un buco. Non avrebbe dovuto esserci perché l’avevamo eliminata noi, lo scorso luglio, battendola di 12 punti in Olanda. La vittoria epocale che ha cambiato il nostro destino e ci ha catapultati in India. Epure la Scozia c’è, richiamata in extremis, perché all’ultimo si ritirato il Bangladesh, una delle favorite. In un’escalation di disordini e faide l’India ha reagito ad uccisioni di cittadini hindu del Bangladesh vietando a un suo club, i Calcutta Knight Riders, di ingaggiare la star bengalese Mustafizur Rahman. Il governo del Bangladesh ha controbattuto prima oscurando dalle tv la IPL, il campionato indiano. Poi imponendo all’India di spostare tutte le partite della sua nazionale in Sri Lanka. Richiesta rigettata. E allora niente, il Bangladesh s’è ritirato. “Se non siete in grado di garantire la sicurezza di un giocatore, figuriamoci quella di un’intera squadra”, hanno scritto nel clamoroso comunicato di forfait.
A quel punto di era temuto un buco in tabellone e nel girone in cui oltre all’Italia ci sono il Nepal, l’Inghilterra e le Indie Occidentali. Si era ipotizzato che il debutto degli azzurri slittasse al 12 febbraio a Mumbai contro il Nepal. Poi la chiamata e l’arrivo della Scozia. Così domani si comincia. L’India dell’opener Abhishek Sharma tenterà di esorcizzare il sortilegio per cui fin qui nessuna delle prime nove edizioni del Mondiale Twenty20 è stata vinta dalla nazionale di casa. L’Inghilterra di Harry Brook, il Pakistan di Abrar Ahmed e l’Australia di Glen “Big Show” Maxwell tenteranno di perpetrare la tradizione. Per l’Italia, intanto, già anche solo esserci è un trionfo. Ma senza accontentarsi.
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