Wolff: "Per altri team Kimi non meritava la F1: abbiamo investito 10 milioni per costruire un campione"
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Wolff: "Per altri team Kimi non meritava la F1: abbiamo investito 10 milioni per costruire un campione"

Martedì 27 ottobre 2026
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Il team principal Mercedes su Antonelli: "La vera vittoria è vederlo così dopo il difficile 2025"

Il team principal Mercedes su Antonelli: "La vera vittoria è vederlo così dopo il difficile 2025"

Dalla nostra inviata  Giulia Toninelli 27 ottobre - 08:55 - CITTà DEL MESSICO (MESSICO) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

C’è una storia dietro a questo successo. Una storia lunga nove anni, che ha attraversato le fasi più delicate e i giorni più difficili, le scelte discusse, le scommesse personali e condivise. Una favola, quella di Kimi Antonelli, che nasce dall’entusiasmo di un bambino di undici anni, piccolo e veloce, forte di un talento che già sui kart appariva impossibile da ignorare. E dal guizzo di una squadra, la Mercedes, che quel bambino ha scelto di mettere sotto contratto, seguendolo passo dopo passo lungo tutto il suo percorso all’interno dell’Academy di Brackley, fino a portarlo in Formula 1 a diciotto anni, a occupare un sedile ingombrante come quello lasciato libero da Lewis Hamilton. Ed è il viaggio ciò che oggi rende più orgoglioso il team principal Toto Wolff, sorpreso dalla crescita di un ragazzo che domenica in Messico correrà a caccia del suo primo titolo mondiale di Formula 1, come raccontato dallo stesso austriaco nelle concitate ore successive alla vittoria di Antonelli ad Austin, sigillo di una stagione che di Kimi ha mostrato sfaccettature inedite. 

VIDEO: Kimi Antonelli fa retromarcia e sbatte contro la recinzione, un errore non previsto

Toto, ci dica: che Antonelli abbiamo visto ad Austin?

"Penso che quella in Texas sia stata la gara migliore che Kimi abbia corso fino a questo momento in Formula 1. Partire con una mescola inferiore rispetto a chi scattava dietro di lui, riuscire a restare davanti e poi gestirla in quel modo è stato incredibile da vedere. È stata la gara di un campione che non è ancora campione, ma che è già eccezionale". 

Una vittoria sulla pista texana era nei vostri piani? 

"No, sono sincero. Negli ultimi weekend, da quando abbiamo introdotto il nuovo pacchetto di aggiornamenti, abbiamo avuto problemi nella gestione della vettura e ad Austin l’obiettivo era di continuare a lavorare in questa direzione. Ma Kimi ha sovraperformato rispetto alla macchina, superando le limitazioni stesse che aveva in pista". 

Quest’anno lei lo ha spesso sgridato per i track limits, le uscite di pista che gli sono costate delle penalità, mentre ad Austin ne ha fatta solo una. È contento?

"Sì, e devo dire che l’unico track limits di Austin non è neanche stato colpa sua, quindi sono felice che sia stato più attento dopo la strigliata di Singapore. Però, ad essere sincero, nelle ultime gare prima degli Stati Uniti la macchina, con gli aggiornamenti, era molto più difficile da guidare e gestirla al meglio non era semplice". 

Il fine settimana di gara appena concluso, negli Stati Uniti, è stato molto più difficile per Russell, che ha chiuso solo ottavo al traguardo. Cosa è successo? 

"In squadra non abbiamo nessun dubbio: George è un campione, che ha vinto in ogni categoria prima di arrivare in Formula 1 e merita di essere inserito nel gruppo dei migliori in assoluto. Questo non lo dimentichiamo e quando capitano delle giornate o dei periodi non ideali bisogna lavorare in insieme per capire come far funzionare al meglio le cose". 

Vi siete dati una spiegazione di questo aspetto nel team? 

"Quando mettiamo a punto la macchina nel modo che gli si addice, George è assolutamente veloce e quando si esce da quella finestra operativa, come successo ad Austin, forse soffre più di Kimi nel trovare il ritmo giusto. È un problema nostro e dobbiamo risolverlo con lui, come team, perché si tratta di un problema di macchina. George non è più lento di Kimi, dobbiamo solo riuscire a sfruttare e far vedere queste potenzialità insieme, come squadra, perché ha tutta la capacità, l’intelligenza e la determinazione necessarie per vincere". 

In Messico con ogni probabilità festeggerete il mondiale piloti con Antonelli: quanto la rende orgoglioso di aver seguito tutto il suo percorso di affermazione? 

"Moltissimo. Però non è merito mio, ma di tutta la squadra e del nostro reparto giovanile che lo ha scoperto quando aveva undici anni e poi lo ha seguito in tutto il suo percorso di crescita e affermazione. Ho letto un’intervista a Piero Ferrari in cui diceva che il suo talento gli ricorda Niki Lauda e penso che la gente pensi al fatto che questo talento, quello che vediamo, è il risultato di molti anni di sviluppo, molti anni di sacrifici, di integrazione nella squadra, di collaborazione con gli ingegneri, di dieci o più milioni di euro spesi per lo sviluppo della sua carriera, delle sue capacità e del suo carattere e dell’impegno che ci ha messo, insieme al lavoro enorme che hanno fatto i suoi genitori. E non è semplicemente una cosa capitata così, dal niente". 

Cosa, in particolare, la gente non ha visto di questo viaggio? 

"Ci sono state molte persone che l’anno scorso, dopo nove gare consecutive in cui Kimi non è andato a punti, dicevano che non avrebbe dovuto essere alla Mercedes. Persone che fanno parte di altre scuderie che dicevano che non avrebbe nemmeno dovuto essere in Formula 1. Per lui non è stato facile: a Spa, dopo l’ennesima gara difficile, ha pianto e le sue lacrime sono state lo specchio di quel momento difficile. Ora però, vederlo guidare così, rende tutto estremamente soddisfacente: vedere cosa è in grado di fare e come sta lavorando con la squadra è la nostra vera vittoria". 

Quale è l’aspetto di Kimi che l’ha colpita maggiormente in questa stagione? 

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"Sicuramente il cambio di regolamento tecnico lo ha agevolato, perché tutti sono ripartiti da zero mentre lo scorso anno quando è arrivato in Formula 1 si è ritrovato a dover gestire una macchina che gli altri già conoscevano da diverse stagioni. Ma in generale penso che Kimi abbia cambiato notevolmente mentalità e abbia trovato il suo modo per far funzionare le cose. Prima della gara di Austin e di andare a prepararsi, è venuto nel mio ufficio, si è seduto sul divano e mi ha detto: “Me la godrò e non sto pensando minimamente al campionato”. Gli ho risposto di tenersi stretto questo atteggiamento: fa il lavoro più bello del mondo e non deve dimenticarselo. Però questo modo che ha di ragionare e di vivere le corse è incredibile: ha fatto un grande passo avanti a livello di mentalità, quest’anno, e siamo tutti molto orgogliosi di lui».

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