Leonard faccia d'angelo: rinnovo da 115 milioni con Toronto dopo aver ridotto i Clippers in cenere
Come se nulla fosse, dopo lo scandalo che ha messo in ginocchio i californiani, Kawhi ha firmato un'estensione biennale con i canadesi
Come se nulla fosse, dopo lo scandalo che ha messo in ginocchio i californiani, Kawhi ha firmato un'estensione biennale con i canadesi
Riccardo Pratesi Collaboratore 23 settembre - 11:55 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCome se nulla fosse. Kawhi Leonard rinnova il contratto con i Toronto Raptors per due stagioni. Pagato da sultano, 115 milioni di dollari. Lo scandalo ai Los Angeles Clippers con lui da epicentro è ancora fresco, eppure pare lontano anni luce, nella sostanza. Perché la franchigia canadese dimostra comunque di fidarsi del 35enne campione californiano che verosimilmente chiuderà la carriera oltreconfine, ormai.
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—Leonard esce dunque indenne dallo scandalo che ha messo in ginocchio i Clippers sul piano sportivo, privati di cinque scelte di primo giro dei futuri draft, costretti a pagare una multa di 30 milioni di dollari e con Steve Ballmer, il proprietario, sospeso per un anno. Tutto per aver pagato in nero Leonard, per aver eluso il tetto salariale Nba in maniera fraudolenta. Kawhi è stato obbligato a restituire 700.000 dollari, briciole per lui. A maggior ragione dopo questo sontuoso rinnovo di contratto che arriva pochi giorni dopo l’ufficializzazione dello scambio Clippers-Raptors. Leonard non ha fatto sconti di circostanza: guadagnerà appena 11 milioni meno rispetto al massimo salariale possibile. E considerando l’età avanzata più di così era inimmaginabile pretendere. L’Nba è lega di stelle, i campioni attirano e producono soldi e sono tutelati come in nessuna altro campionato sportivo al mondo, giusto o sbagliato che sia. Vincono sempre, persino quando perdono o fanno perdere credibilità a quel mondo, come in questo caso. Che lo ribadisce una volta di più, in maniera paradossale, persino. Leonard si dimostra un furbacchione, oltre i consueti silenzi. Quando ha visto la mala parata in California, resosi conto che il suo gioco era stato scoperto, si è rifugiato nell’unica città che avrebbe potuto far finta di niente. Toronto, appunto. Che gli deve il solo titolo conquistato nella storia di franchigia, quello del 2019 vinto con lui mvp delle Finals. Trascinatore, fresco di un altro tradimento, agli Spurs allora, e di un’altra trade riparatoria verso il Canada. Funzionò. E i Raptors sperano nei ricorsi storici. Lui quando vuole, quando gli serve, ritrova le parole e sceglie persino quelle giuste di circostanza. "Non inseguo anelli Nba. Non voglio – per farlo – indossare migliaia di maglie. Mio figlio è nato in questa città, mi chiedeva da tempo quando saremmo tornati, non serve più che gli racconti le storie del passato…Alla città io e la mia famiglia siamo piaciuti, alla mia famiglia è piaciuta la città”. Nel momento del bisogno s’è affrettato a incassare quel debito di riconoscenza pendente e lo ha incassato tutto, per davvero.
Kawhi Leonard dopo la vittoria del titolo 2019. Afp
durant
—I conti li sa fare. E gli affari pure. In tanti ci sono cascati nel tempo, lo avevano preso per uno sprovveduto. Ma non è così. Leonard ha giocato almeno 60 partite in stagione regolare - su ottantadue - appena tre volte negli ultimi nove anni. E invecchiando è difficile che questa tendenza si inverta. Di solito campioni avanti con l’età fanno lo sconto alle franchigie che li pagano per favorirle, non appesantire il monte salari, permettendo così loro di allestire squadre più competitive, per andare a caccia di successi. Non Leonard, però. Lui non ha fatto come Kevin Durant che ha rinnovato il contratto con gli Houston Rockets per 2 anni e 90 milioni di dollari. No, lui ha preteso tutto il malloppo, o quasi. Anche se la spada di Damocle dell’indagine del fisco americano potrebbe riscrivere il finale di questa vicenda, non è ancora detta l’ultima parola.
Kawhi in maglia Raptors. Afp
aspettative raptors
—Leonard è reduce da una stagione da 27.9 punti per partita tirando col 50.5% dal campo, con 6.4 rimbalzi e 3.6 assist di contorno, inserito nel secondo miglior quintetto Nba. Però i Clippers non hanno disputato i playoff, eliminati al play-in dopo aver chiuso con appena il nono record dell’Ovest. Siamo alle solite. Quando sta bene il californiano incanta, ma non è un trascinatore. Mai stato. Lui si nasconde dietro i consueti silenzi e pesa le parole come fossero i milioni dei suoi faraonici contratti. "Non sono venuto qui per prendermi sulle spalle la squadra, che resta quella di Scottie Barnes. Penso a dargli un aiuto per vincere, semmai". Toronto con lui migliora non di poco nei finali di partita, ha ora il closer cui affidare i possessi offensivi decisivi. Ma lo scorso anno ha perso al primo turno di playoff non per caso, c’era tanto da migliorare e a Est New York e Philadelphia partono davanti ai canadesi, verosimilmente dietro pure a Detroit e Cleveland nelle gerarchie di Conference, con Boston e Miami più o meno sulla stessa linea. Dunque non è detto che le ambizioni siano maggiori oggi rispetto a ieri con Leonard sì in squadra, ma pure con una concorrenza rinforzata. E allora la notizia non è Toronto che grazie a Leonard sogna in grande proprio come ai tempi dei glory days, quanto che "il giocatore che va a rimbalzo viene pagato", suo storico mantra cantilenato in passato per spiegare perché sotto i tabelloni si è sempre dato tanto da fare. Sì, Leonard si è fatto pagare una fortuna dopo essere stato beccato mentre veniva pagato una fortuna in modo illecito. Passandola liscia o quasi, mentre chi lo retribuiva esentasse è stato punito in modo esemplare. Ma Leonard fa canestro, porta il pubblico alle partite, è il grande nome che richiama attenzioni. E lo sa, se ne fa forte. Ha capito le regole dello show business più di tanti colleghi con una dialettica più brillante, ma con un conto in banca meno esagerato. L’estate ormai è finita però Kawhi fa un ultimo tuffo, sotto la cascata di milioni che gli piove addosso. Vince sempre lui.
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