Milan, le certezze di Amorim: spazio al genio di Pulisic, in mezzo l'asse Modric-Rabiot
Il tecnico ha individuato dei punti fermi e tatticamente ha dimostrato di saper essere flessibile
Il tecnico ha individuato dei punti fermi e tatticamente ha dimostrato di saper essere flessibile
Marco Guidi Giornalista 23 settembre - 11:30 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUna larga vittoria per dimenticare le critiche e vivere una sosta tranquilla. Il 3-0 al Lecce ha ridato serenità all’ambiente Milan e soprattutto a Ruben Amorim, messo (troppo) frettolosamente sulla graticola dopo la sconfitta in Europa contro il Benfica. Il tecnico portoghese ha risposto sul campo, presentando una squadra rivoluzionata nell’atteggiamento tattico e in alcuni uomini chiave. Se sia solo una parentesi o se l’ex Sporting e Manchester United abbia davvero scoperto la pietra filosofale del suo Milan lo dirà il campo. La sensazione, però, è che il rotondo successo sulla squadra di Di Francesco abbia consegnato ad Amorim delle granitiche certezze da cui ripartire dopo la pausa per le nazionali per dare finalmente al Diavolo una fisionomia definita, se non definitiva.
VIDEO: Modulo flessibile, Pulisic e... Amorim ha trovato la quadra?Capitan America
—La prima da titolare di Christian Pulisic, per esempio, ha rivelato all’allenatore rossonero una verità facilmente intuibile: c’è un Milan con e un Milan senza lo statunitense. Nessuno degli altri giocatori della rosa ha le caratteristiche per dare alla trequarti quella dose di imprevedibilità garantita da Chris. Prova ne è l’azione del primo gol: Pulisic attacca la profondità, riceve il lancio millimetrico di Pavlovic con uno stop magnifico e di controbalzo prende sul tempo Falcone in uscita. Punto primo: gli altri trequartisti - da Loftus-Cheek a Saelemaekers, da Hutchinson a Cisse - non hanno la capacità di inserimento di Capitan America. Punto secondo: sebbene Christian non segnasse con il Milan da 266 giorni, a livello realizzativo resta diversi gradini sopra ai pari ruolo al servizio di Amorim. Punto terzo: Pulisic sa fare bene tante cose, dai tagli a spaccare la difesa avversaria al gioco di sponda, come sull’azione del 2-0 di Rabiot, cui partecipa scatenando la corsa del francese con un pregevole tocco di prima. Ecco, il Milan di Amorim difficilmente potrà prescindere dall’americano in futuro, turnover permettendo.
Flessibilità
—A livello tattico la gara con il Lecce ha dimostrato ai tifosi rossoneri che Amorim non è (più) quel tecnico integralista che a Manchester si spinse a dire "non rinuncio al 3-4-2-1 manco se me lo chiede il Papa". Contro i salentini il Milan in più fasi si è disposto a quattro dietro, allargando Gila a destra e abbassando Estupinan a sinistra. Una mossa che ha sorpreso Di Francesco e agevolato il piano gara dei rossoneri, permettendo soprattutto a Chukwueze di non sfiancarsi in corse e rincorse a tutta fascia per 90’. Sarà replicabile in altri contesti? Il punto è un altro: Amorim si è inventato qualcosa di diverso, dando prova di aver appreso dagli errori del passato e di aver capito che in Italia si possono sì avere principi di gioco, ma il monoteismo tattico non paga a lungo andare.
Uomini
—E poi ci sono le scelte. In difesa sono state chiare fin da subito, altrove meno. Modric quando si domina una partita è un valore aggiunto inestimabile, specialmente con Rabiot al suo fianco. Il francese è tornato in mediana dopo gli esperimenti sulla trequarti, trovando anche il primo gol stagionale a San Siro: Cavallo Pazzo può giocare ovunque, ma non star fuori. E Moreira? Un’arma fenomenale, finora a partita in corso, ma in futuro chissà... Amorim avrà tre settimane per pensarci.
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