Truffa contachilometri truccato, nuove insidie dalla tecnologia
La Gazzetta dello Sport

Truffa contachilometri truccato, nuove insidie dalla tecnologia

Lunedì 9 febbraio 2026
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Dispositivi noti come odometer blocker permettono di alterare il conteggio dei chilometri percorsi mentre si viaggia. Costano sempre meno, sono difficili da individuare e rendono più insidiose le truffe sul mercato delle auto usate

Dispositivi noti come odometer blocker permettono di alterare il conteggio dei chilometri percorsi mentre si viaggia. Costano sempre meno, sono difficili da individuare e rendono più insidiose le truffe sul mercato delle auto usate

Giuseppe Biondo 9 febbraio - 09:05 - MILANO

Scegliere in ogni momento quanti chilometri deve aggiungere al totale il contachilometri dell’auto. Se fisicamente si può ridurre la strada percorsa solo tenendola ferma o accorciando i tragitti, è stato trovato un nuovo metodo per intervenire su quello che viene trascritto su “carta”, cioè sul contachilometri. Sono diversi gli aspetti allarmanti di questa nuova frontiera delle truffe sui chilometri. Il costo dei dispositivi che falsano il dato in ingresso al contachilometri è in calo, sono sempre più semplici da installare e quasi non c’è modo per il cliente di un’auto usata di scoprire la truffa prima di comprarla, se non attraverso controlli approfonditi spesso complessi anche per gli stessi addetti ai lavori. Il fenomeno è noto alle autorità e riguarda in particolare il mercato delle auto usate di importazione. Questi strumenti sono conosciuti sul web con diversi nomi, tra i più comuni odometer blocker o mileage blocker.

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SENZA TRACCE

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I blocker sono dei dispositivi fisici che intervengono sulle informazioni in transito sulla rete Can, la dorsale di comunicazione tra le centraline. Nelle auto moderne il sensore di velocità (che è spesso quello dell’Abs) immette sulla rete Can i dati rilevati che vengono poi smistati alle centraline dell’auto e ai componenti, tra cui il contachilometri. I dispositivi truffa stanno nel mezzo: ricevono gli impulsi e li alterano prima di inviarli al destinatario, cioè allo strumento di conteggio, o li “assorbono”, non facendoli mai arrivare. Nel primo caso vengono segnati meno chilometri di quelli effettivamente percorsi, nel secondo non ne viene registrato nessuno. La scelta, in quelli di ultima generazione, è demandata al conducente, che può attivare e disattivare l’odometer blocker combinando dei tasti (in alcuni casi direttamente dal volante) e persino scegliere quanti segnarne: su 100 km effettivamente percorsi, il dispositivo può scartare una parte degli impulsi affinché il contachilometri ne registri una cinquantina o meno. Con qualche altro “clic” si torna al conteggio normale oppure alla disattivazione totale del contachilometri, viaggiando come se l’auto fosse ferma. Quale che sia la scelta, il veicolo funziona comunque: non viene alterato il dato sulla velocità indirizzato alle centraline motore, ma solo quello che finisce al contachilometri. È evidente come dell’operazione difficilmente rimanga traccia: gli odometer blocker, infatti, intervengono a monte, non a valle. I chilometri non vengono scalati, ma alterati o nascosti prima di finire in memoria.

Per scoprire questa truffa servono controlli attenti e accurati

EFFETTI COLLATERALI

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Reperire uno di questi dispositivi sul web è abbastanza semplice: l’utilizzo è illegale, non la vendita. Quindi le aziende produttrici, come spesso avviene con i dispositivi borderline, si nascondono dietro a un dito, dicendo che sono concepiti per test o uso racing, come se sui banchi prova o in pista non ci fosse usura. I prezzi, sia pure in discesa, rimangono elevati: la domanda c’è, nonostante i rischi. Un odometer blocker per un’auto comune costa diverse centinaia di euro, ne occorrono qualche migliaio se si possiede un’auto per pochi. Eppure le truffe sui chilometri con questi dispositivi sono sempre più diffuse e dunque insidiose, soprattutto su quelle vetture in cui una percorrenza più o meno elevata fa la differenza al momento della rivendita. C’è un pericolo nascosto: chi acquista in buona fede un’auto già manipolata e la rivende rischia a sua volta, senza averne contezza. E c’è un piccolo prezzo da pagare: gli avvisi sugli intervalli di manutenzione vanno fuori fase, allo stesso modo dell’indicazione a bordo del consumo medio. Al computer di bordo arriva corretta l’indicazione sulla quantità di carburante utilizzato ma deve distribuirla su una percorrenza inferiore, perciò la media segnata è necessariamente più alta di quella reale. Effetti collaterali che si accettano, pur di truffare il prossimo.

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