Miccoli: "Torno a giocare al Barbera, Palermo mi ha capito. Ma Delio Rossi non mi ha mai detto perché..."
L’ex capitano in città per la sua partita di beneficenza "Con la Fondazione Falcone realizzeremo un campo. Non ho mai capito perché nel 2011 in finale di Coppa Italia con l'Inter partii in panchina"
L’ex capitano in città per la sua partita di beneficenza "Con la Fondazione Falcone realizzeremo un campo. Non ho mai capito perché nel 2011 in finale di Coppa Italia con l'Inter partii in panchina"
Pietro Scognamiglio Giornalista 24 settembre - 09:58 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUn addio al calcio giocato a più di 11 anni dall’ultima volta in campo esce fuori dagli schemi. Come il protagonista. Perché Fabrizio Miccoli prendeva palla e faceva lui, in campo e fuori. Lì dove ha sbagliato e ha pagato il prezzo degli errori. Da quelle intercettazioni in cui offese la memoria di Giovanni Falcone - e per le quali ha chiesto più volte scusa - alla condanna per estorsione che gli ha fatto conoscere il carcere per sette mesi. Un percorso tortuoso, in cui ha pagato il conto con la giustizia per poi ripartire, cresciuto come uomo e con un legame ancora più stretto con la gente di Palermo. Dove tanti lo amano e qualcuno no, ma a lui va bene lo stesso. Al punto che ha scelto il Barbera, sabato sera, per quella che adesso suona un po’ strano definire partita d’addio.
VIDEO: Palermo, folla oceanica per Perin: l'accoglienza è straordinariaE quindi, Miccoli, come la definiamo?
"È la serata giusta per chiudere un cerchio. Per le vicende giudiziarie non ho potuto salutare il calcio al momento giusto e da Palermo sono andato via nel 2013. Più che un addio al calcio è l’occasione per fare qualcosa di importante con la Fondazione Falcone, con cui mi onoro di collaborare. L’obiettivo è raccogliere fondi per costruire un campetto nel quartiere della Kalsa e togliere i ragazzini dalla strada".
Che serata si aspetta?
"Rimetterò per la prima volta piede sull’erba del Barbera dal 2013 e sarà una grande emozione, con tanti amici e la mia famiglia in tribuna".
È già da qualche giorno a Palermo. Per strada incontra anche chi le rimprovera ancora qualcosa?
"Ogni volta che torno qua c’è prima di tutto amore nei miei confronti. Ed è reciproco. Naturalmente c’è ancora qualcuno che resta della sua posizione, ma ringrazio anche loro perché quella reazione mi è servita a capire quanto tenessero a me. C’è chi mi ha capito e perdonato subito, chi ha avuto bisogno di tempo, chi ancora non lo ha fatto. Io ho messo un punto e adesso mi interessa lavorare con la Fondazione Falcone e fare qualcosa di buono".
Sei stagioni a Palermo, qual è il ricordo più bello?
"Tra tutti, scelgo il gol numero 100 in Serie A nel derby col Catania del 2012".
Qualcosa che invece le ha lasciato amarezza?
"Due momenti sullo stesso piano. La partita con la Sampdoria pareggiata a maggio 2010, se non mi fossi rotto il crociato avremmo vinto e saremmo andati in Champions. Poi la finale di Coppa Italia persa con l’Inter nel 2011: Delio Rossi non mi ha mai detto perché mi fece partire dalla panchina".
Ha un po’ di nostalgia per il calcio di quegli anni?
"Un po’ si, c’erano rapporti umani più intensi, oggi quasi ovunque sono più diluiti. Ma Palermo fa eccezione anche in questo, addirittura nella tifoseria riscontro più calore adesso, un po’ perché c’è tanta voglia di Serie A, un po’ per il grande lavoro che sta facendo il club insieme a Inzaghi sul campo".
Ha visto in tribuna la partita col Padova. Che impressioni ha avuto?
"Calabro è bravissimo e ha messo in difficoltà il Palermo. Dall’altra parte ho visto una squadra dal potenziale enorme a livello di tecnica e di mentalità. Non è un caso saper uscire così dai momenti di difficoltà nelle partite. Col rispetto di tutte le concorrenti, il Palermo ha davvero il destino nelle sue mani, nella corsa per la A".
Chi l’ha impressionata?
"Vavassori mi ha rubato l’occhio, non solo per la doppietta. Mi dicono anche sia un ragazzo serio e centrato, può fare strada. E poi quel secondo gol: tanti altri avrebbero calciato di prima, lui ha avuto la freddezza dei grandi".
In Serie B c’è anche una sua creatura, Tommaso Milanese che sta brillando nell’Ascoli.
"E mai avrei immaginato di vedergli fare il terzino… (sorride, ndr). È un ragazzo di grande qualità, partito dalla mia scuola calcio. Lo seguo con affetto e attenzione, è stato bravo Tomei a reinventarlo".
Adesso però ha una società femminile, nel suo Salento, a San Donato di Lecce. E i colori sociali sono il rosa e il nero.
"Quando ho smesso di paragonarlo al maschile, il calcio delle ragazze mi ha appassionato per la loro purezza e la passione che ci mettono. Abbiamo vinto quasi tutte le partite, senza mai perdere, non siamo stati promossi per una questione di differenza reti. Ora speriamo di andare comunque in C, a integrazione dell’organico".
Sta seguendo il nuovo corso della Nazionale?
"Mancini ha fatto bene ad allargare a tanti giovani. Adesso ha senso farlo, sperando che i club li facciano giocare di più. Ai miei tempi essere convocati era molto più difficile, dovevi fare bene almeno per tre anni. Ho fatto una decina di presenze ma ne vado orgoglioso, davanti c’erano certi fenomeni…".
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