Mondiali, la scelta di Merckx: "La mia Montreal! Evenepoel è il favorito. Ma Van der Poel..."
Il belga vinse il suo terzo Mondiale proprio in Canada: "Corsa spettacolare, sono curioso di vedere Finn"
Il belga vinse il suo terzo Mondiale proprio in Canada: "Corsa spettacolare, sono curioso di vedere Finn"
Dal nostro inviato Ciro Scognamiglio 24 settembre - 10:30 - MONTREAL (CANADA) Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleQuella volta fu la prima, e fu indimenticabile. I campionati del mondo di ciclismo mai erano usciti dall’Europa: l’occasione fu Montreal 1974, l’edizione che vide il grande Eddy Merckx sul circuito di Mont Royal diventare iridato – davanti a 200.000 spettatori - per la terza volta: come Alfredo Binda e Rik Van Steenbergen, prima; Oscar Freire e Peter Sagan, dopo. Firmando la prima tripletta di sempre nella stessa stagione con Giro d’Italia e Tour de France, imitata in seguito solo da Stephen Roche nel 1987 e Tadej Pogacar nel 2024. "E dire che io ero arrabbiatissimo, me ne volevo andare senza gareggiare...". Tra tre giorni la nuova, grande sfida iridata in Canada che per il Cannibale ha un favorito come il suo connazionale “Remco Evenepoel” e una mina vagante nobilissima individuabile in “Mathieu Van der Poel”. Ma andiamo con ordine...
VIDEO: La 15ª tappa della Vuelta è di Van Aert: volata a tre spettacolareMerckx, sono passati 52 anni dal suo tris. Che cosa ricorda, più di tutto?
"Ah, quanto fosse duro il percorso. Pensi che eravamo una settantina di corridori al via, e solo in 18 arrivarono al traguardo".
Il primo a fare un attacco importante fu il francese Thevenet, giusto?
"Sì, quel giorno andava davvero fortissimo. E io fui aiutato da alcuni miei compagni di Nazionale: altrimenti, probabilmente, non avrei vinto. Rimasi con Poulidor, però nel finale lo superai in modo netto".
Non come l’anno prima, quando ci furono incomprensioni tra lei e il suo compagno Freddy Maertens, e a vincere a Barcellona fu Felice Gimondi...
"Già, ma quella è un’altra storia. Piuttosto, sa che io dal Canada appena arrivato volevo andar via e tornare a casa?".
Racconti.
"Volevano farmi dormire in una sorta di residenza universitaria che non era adatta per gli atleti, un grattacielo di una quindicina di piani. Faceva caldo, non si mangiava nel modo giusto. Erano dormitori che sembravano caserme, un francese mi disse che nel suo letto c’era una molla che sporgeva per dieci centimetri. Io ero reduce dal Tour, dopo il quale avevo fatto 42 circuiti... Ero davvero pronto a tornare indietro".
Come si risolse la cosa?
"Trovammo un motel a Laval, fuori Montreal. Era meglio, e consentiva di allenarsi più facilmente. Si riposava bene, e andò tutto a posto".
Che atmosfera ci fu per la gara?
"Molto bella. Tanta gente, tanto entusiasmo. Allora non era comune come oggi andare fuori dall’Europa, e due anni dopo il Canada avrebbe ospitato l’Olimpiade. Fu una festa, fummo accolti benissimo e anche grazie all’ambiente, quei giorni mi sono rimasti nel cuore. Erano altri tempi rispetto a questi, e se vuole gliene do un altro esempio".
Prego.
"Il Mondiale, compresi circuiti e kermesse e le singole tappe dei grandi giri, fu per me la gara numero 145 di quella stagione che portavo a termine".
Passiamo al Mondiale 2026, che avrebbe dovuto avere un chiaro favorito: e adesso?
"Quando alla Vuelta ho visto Pogacar cadere... è stato un colpo, mi è dispiaciuto tanto. Lui aveva già conquistato in passato due volte il Gran Premio di Montreal, l’anno scorso era arrivato assieme al compagno McNulty... Penso che avrebbe vinto il terzo Mondiale di fila, sì".
Dunque, chi vede ora in prima fila?
"Sarà una gara aperta, combattuta. E, penso, spettacolare. Il primo nome che mi viene in mente è quello di Remco Evenepoel, che domenica ha fatto una crono fantastica. Arriva nelle migliori condizioni e avrà una motivazione extra. Poi... Paul Seixas, pure lui eccellente nella crono. Ha 20 anni ma con le sue qualità... non è mai troppo presto per vincere. Del Toro è un altro giovane forte. Vediamo pure come andrà Wout Van Aert, fortissimo alla Vuelta. Anche l’Italia, con Ciccone e Pellizzari, ha una buona squadra. E sono curioso di vedere Finn".
Ecco, a proposito di tattiche e Nazionali: Evenepoel e Van Aert saranno compagni, non si rischiano incomprensioni? Il Belgio avrà due capitani, come ha detto di recente il ct Pauwels?
"Io mi aspetto che Remco sia il riferimento principale. È cresciuto parecchio, al Tour ha mostrato miglioramenti importanti in salita. Mi sembra poi che da quegli sforzi abbia recuperato alla grande. Chiaro che il mio tifo sarà per il Belgio e abbiamo buone possibilità di vincere. Il cinquanta per cento, forse".
Ma tra Evenepoel e Van Aert ha una preferenza?
"No, sono sullo stesso piano per me. E non penso che ci saranno discussioni, sanno che l’interesse della Nazionale viene prima di tutto".
Non abbiamo ancora nominato Van der Poel: per la verità lui si è chiamato un po’ fuori dal pronostico, dicendo che il percorso è troppo duro.
"Ma avete visto che cosa ha fatto la settimana scorsa al Giro di Lussemburgo? Già nella prima tappa aveva piazzato il colpo vincente, e nell’ultima giornata una fuga solitaria di 175 chilometri non si vedeva non so da quanto, a quel livello. Facile capire che abbia fatto le prove generali per il Mondiale. Magari sta facendo un po’ di pretattica, ma per me ci arriva non pronto, prontissimo. Non dimentichiamo che lui e Remco sono stati gli ultimi campioni del mondo prima di Pogacar e se arrivassero loro due a giocarsi il titolo... Non ne sarei sorpreso".
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