Bulega, appuntamento con la storia: "Un italiano campione su Ducati a Cremona... sarebbe il massimo"
La Gazzetta dello Sport

Bulega, appuntamento con la storia: "Un italiano campione su Ducati a Cremona... sarebbe il massimo"

Giovedì 24 settembre 2026
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Nel weekend del decimo appuntamento della Superbike Nicolò ha il "matchball" per conquistare il titolo con la Panigale del Team Aruba. Quattordici anni dopo Max Biaggi 

Nel weekend del decimo appuntamento della Superbike Nicolò ha il "matchball" per conquistare il titolo con la Panigale del Team Aruba. Quattordici anni dopo Max Biaggi 

Mario Salvini Giornalista 24 settembre - 19:14 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Nicolò Bulega, 26 anni, sul podio, come sempre quest'anno 

Quattordici anni dopo. A quattordici anni dal giorno del Corsaro, dal 7 ottobre 2012, quando con un quinto posto risicato e difeso coi denti a Magny-Cours, Max Biaggi mantenne mezzo punto – mezzo! – su Tom Sykes e fu Campione del Mondo della Superbike. Campione per la seconda volta, a 41 anni, due stagioni dopo la prima. Seconda e ultima per lui, seconda e ultima per l’Italia. Max è stato il solo campione che abbiamo mai avuto nella categoria. Fino a questo fino e settimana, ora e soprattutto qui, in casa, a Cremona. Quando e dove dopo 9 round del 2026 Nicolò Bulega arriva al secondo appuntamento italiano con 553 punti, 146 in più del secondo in classifica, il suo compagno di Ducati Aruba, Iker Lecuona. Sarebbe campione già sabato se vincesse e Iker arrivasse sesto o peggio, oppure se fosse secondo, col socio da 11° in giù. Non così verosimile, soprattutto per le prestazioni dello spagnolo che, al netto del ritiro nella Superpole di Silverstone, nelle ultime 24 gare non è mai arrivato meno di secondo. “Molto più probabile che il giorno sia domenica”, sorride Nicolò. “E tutto sommato sarebbe anche più bello. Per chiudere sabato bisogna pensare che vada male al mio compagno, e sinceramente non è proprio quello che mi auguro”. 

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Niente pressione

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Dettagli, tutto sommato. “Non so cosa pensare – minimizza Nicolò - mi aspetto un bel weekend. Spero di fare bene, come ho sempre fatto quest'anno. E poi in effetti sarebbe bellissimo chiudere qui, in Italia con un campione italiano su Ducati, una moto italiana”. All’improvviso tutti guardano questo ragazzo che dieci anni fa arrivò in Moto3 con la nomea di quello che avrebbe spaccato il mondo, che si è sentito bocciato, è ripartito da lontanissimo e adesso sta per diventare campione, prima di tornare nel Motomondiale, nel 2027, rientrandoci dalla porta principale, in MotoGp col team VR46 di Valentino Rossi. E allora si potrebbe immaginare che in vista del traguardo, in Italia, in una congiuntura che fin da ora promette di restare nella storia del nostro motociclismo, ci sia anche un bel po’ di pressione. “Ma no, devo dire che non sento particolare pressione. Principalmente per una ragione: perché il campionato non si conclude qua. Tutto quello che ho fatto fin qui è stato utile per costruire questa situazione. Devo semplicemente continuare così, e possibilmente godermi il momento”. 

Uno dei tanti festeggiamenti di Bulega quest'anno

(quasi) en plein

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“Tutto quel che ho fatto fin qui”, dice lui. Tradotto significa: l’impresa pazzesca che ha compiuto. “No, devo dire che a inizio campionato mai avrei immaginato di poter essere campione già a Cremona. E anzi, ti dico che fino alla scorsa gara non ho praticamente mai guardato la classifica”. Anche perché c’era poco da guardare, Nicolò le ha vinte praticamente tutte, quindi per sapere quanti punti aveva sarebbe bastato moltiplicare 62, ovvero l’ammontare massimo di punti ottenibili nell’arco di uno weekend, per tutti i gran premi che si sono disputati. 

Nicolò sulla sua Ducati Panigale numero 11 del Team Aruba

Senza sbagliare

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“Beh, tutte tutte no. Non le ho vinte tutte, una l’ho persa”. Ha detto proprio così: “Una l’ho persa”. Che non è esattamente la parola giusta, Nicoló in Gara1 a Silverstone è arrivato secondo, dietro Lekuona, l’unica su 27 che non ha vinto. Una impresa semplicemente pazzesca: 27 corse, 26 vittorie. Tanto più se si pensa a cosa si sta parlando esattamente, cioè, sono parole dello stesso Nicoló “di uno sport in cui siamo appesi a un filo”. E puoi avere la moto superiore finché vuoi, ma nessuno, non di questi tempi, non nel motociclismo attuale, aveva mai fatto nulla del genere. “Più che andare forte, il difficile è non sbagliare mai. Quando hai un buon feeling come ho io con la mia moto, vai forte. Ma farlo senza commettere errori no, non è scontato”. 

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Avviso agli avversari

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E quindi non è nemmeno da dire a cosa punta Bulega nelle tre gare tra sabato e domenica. “Indipendentemente da quanto gare riuscirò a vincere ancora da qui alla fine, credo proprio che una stagione del genere non sia mai stata fatta in nessuna specialità del Motorsport. E allora è bello poter dire di essere stato forte e competitivo su tutte le piste, perché ovviamente non sono tutte uguali, ognuna ha le sue caratteristiche”. E allora storia del motociclismo italiano sì, è di questo che parliamo. Del 2026 di Nicolò Bulega si parlerà finché esisterà la Superbike. “Io pensavo gara per gara, e per me l’importante era vincere. Cercare di vincere ogni volta. È ancora così, e aggiungo che resterà così anche dopo l’eventuale conquista del titolo. Cioè, quando e se verrà sarò ben pronto e contento di festeggiare, ma poi dal giorno dopo l’approccio resterà lo stesso di sempre”. Che gli altri non si illudano, insomma. “No, esatto”. 

L'uomo di Aruba

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